La Pittura Veneta dell’Ottocento e primi Novecento

Pittura veneta dell’Ottocento

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Il 1797 è un anno che ha lasciato un marcato cambiamento nella la Storia dell’Arte.

Ad influire in modo inequivocabile è stata la fine della Repubblica di Venezia, un episodio politico di grande rilievo proprio per l’importanza di questa città, data la sua strategica posizione geografica ed il suo peso politico in tutta la penisola, acquisito nell’arco di un millennio.

L’Arte rinascimentale, in pratica, continua il suo splendido corso e si avvia ad un lunghissimo e luminoso tramonto soltanto quando tutte le Signorie  sono già sparite da circa due secoli. Tutta la regione veneta, influenzata dalla città lagunare, vive  una storia artistica diversa da quella che ormai sta investendo tutta l’Europa.

La Repubblica di Venezia, fino al 1797,  resiste a tutti i cambiamenti politici rimanendo isolata in un’antica oligarchia di stampo medievale. Una resistenza che con il passare di lunghi decenni si farà sempre più debole fino all’intera vulnerabilità del sistema.

Nel mondo artistico veneziano, invece – parallelamente al corso rinascimentale – avviene regolarmente un continuo ricambio di nuova linfa vitale  e di nuove forme di energia, provenienti soprattutto da un inesauribile vigore popolare. L’Arte rinascimentale non solo non impedisce questi cambiamenti ma agisce da forza catalizzatrice.

        Per intuire l’importanza della pittura di questo periodo artistico basterebbe soltanto fare alcuni nomi come quelli dei Ricci (Sebastiano e Marco), dei Tiepolo (Gianbattista e Giandomenico),  dei Longhi (Pietro ed Alessandro), dei Guardi (Gian Antonio e Francesco), Rosalba, Carriera,  Canaletto, Bellotto ed altri ancora.

     Tutto questo non appartiene soltanto al mondo della pittura ma anche a quello della scultura, all’arte della ceramica, del  vetro e del mobile. Le cose più semplici ed insignificanti di uso quotidiano vengono trasformate in oggettistica capace di rendere delle sensazioni.

Nella pittura, è enorme il contributo portato dagli artisti in questo periodo. Basta immergersi nei paesaggi di Francesco Guardi per naufragare dolcemente in un  mare incantato, fatto di gradazioni smeraldine ed in ampie campiture, di soffici garanze dei cieli che danno al tempo stesso una magica atmosfera. Non mancano neanche opere fantasiose che superano non soltanto la realtà, ma anche l’immaginazione. Tutto diventa movimento e fascino allo stesso tempo, e porta il fruitore a  variabili stati d’animo, passando dalla malinconia alla felicità, soltanto dirigendo lo sguardo in punti diversi dell’opera.

Questa brillante vita artistica di Venezia viene interrotta bruscamente con il cambio del potere politico e l’intero mondo dell’arte veneziana viene improvvisamente impoverito e svuotato delle sue cose migliori. La città lagunare viene isolata e non più alimentata dalla cultura delle zone circostanti. Cadono inaspettatamente tutti i sogni che per secoli hanno fatto vivere gli ideali più belli.

Venezia, nel 1797, passa sotto il dominio austriaco con il trattato di Campoformio, sottoscritto da Napoleone Bonaparte. Questo passaggio è per Venezia un vero e proprio colpo mortale, perché a differenza delle altre città italiane, avviene in maniera repentina e nel momento di grande splendore.

Tutto l’indotto artistico veneziano, essendo legato saldamente alle vicissitudini politiche, si incammina così in un secolo fatto di ricordi, di rimpianti e di tentativi di rigenerazione, stimolato soltanto dallo sviluppo di puri schemi tecnici apportati dall’Accademia.

Venezia viene sottoposta, in un periodo piuttosto breve, a diversi cambiamenti del suo assetto politico. Nel 1806 ritorna sotto il dominio delle stesse truppe napoleoniche che hanno abbattuto il governo ducale. Nel 1815, in seguito alla caduta di Napoleone e della Santa Alleanza, Venezia torna ad essere governata dall’Austria e conoscerà un brevissimo periodo di indipendenza soltanto nel 1848-1849, in seguito alla sua riuscitissima rivolta popolare. Nel 1866 viene unita all’Italia ed incomincia così, non solo per l’isola lagunare ma per tutte le città venete, una sorda e faticosa ripresa che si snellirà in seguito con l’unione della regione alla madrepatria. Entrano così in gioco con Venezia anche le città di Vicenza, Bassano, Padova, Verona, Rovigo, Trento, Belluno, Udine ed altri piccoli centri di cultura.

     Milano, che insieme a Venezia è la capitale del Lombardo-Veneto, ha invece uno sviluppo economico positivo, derivato proprio dalle vicende napoleoniche e dagli schemi da esse dettati. Questi continueranno ad essere validi e fecondi per tutto il corso del secolo.

     La principale risorsa economica di Venezia è il porto. Quando questo viene chiuso (si effettuavano scambi perlopiù con le navi inglesi), per ordine di Napoleone, inizia un periodo catastrofico che porta alla rovina le più antiche e nobili famiglie del posto. La crisi si ripercuote in tutti i settori, e naturalmente anche in quello artistico-culturale, venendo in seguito aggravata quando Venezia viene restituita all’Austria nel 1816. La vicina Trieste risente la crisi veneziana in modo positivo perché il suo porto inizia a funzionare a pieno ritmo, per via dei cambiamenti nel mercato internazionale.

Oggi nessuno si sente di accusare indiscriminatamente il Neoclassicismo. Venezia, insieme a tutto il Veneto, ha sempre accarezzato il sogno di un ritorno al linguaggio classico: Canaletto, Piranesi e Palladio ne sono l’esempio più lampante. Nel secolo precedente – il Settecento – Venezia è stato un centro con caratteristiche prettamente illuministe, tanto da diventare un esempio per i maggiori centri artistici europei come la Francia, la Germania, l’Inghilterra e persino la Polonia  e la Russia.

Nonostante le peculiarità prettamente edonistiche che impregnano i vari linguaggi artistici, l’eleganza del minuetto, le illusioni e la ricca creatività che il Settecento ha lasciato in eredità, l’arte veneta si sente  scuotere internamente da un’ansia, da un bisogno di ricerca e da una profonda angoscia, derivati dall’incapacità di introdursi con decisione nelle parti più profonde dell’animo umano e al tempo stesso di  riuscire ad avere una collocazione nella storia.

L’Accademia che sta richiamando presso di sé le maggiori personalità del mondo dell’arte, sente meno le influenze negative della Venezia del primo Ottocento, vivendo come un’isola a sé stante. Il classicismo veneto viene rappresentato in questo periodo in chiave puramente tecnica, non ispirato dalle ricerche estetiche e filosofiche, come sta avvenendo nella vicina Milano, capace di sentire  i nuovi segnali provenienti dal resto dell’Europa e soprattutto quelli inviati da Francia ed Inghilterra.

In questa vasta introduzione riguardo le condizioni economiche di Venezia, che ne hanno influenzato pesantemente il linguaggio artistico per tutta la seconda metà dell’Ottocento, è necessario parlare anche del fascino esercitato dalla città sulle brillanti opere dei pittori del periodo. Il soggetto rappresentato dall’intero mondo dell’Arte mantiene una grandissima forza vitale, tanto che eminenti esponenti dei più svariati campi culturali, pur provenendo da lontano,  arrivano a Venezia per viverlo appieno: basti pensare a Goethe, Shelley, Balzac, Stendhal, Platen, Chateubriand, Musset, Georg Sand, Robert Browing, Alfred Musset, Ruskin, Wagner, Taine, Barrès, Maria Riike, Gabriele D’Annunzio, Thomas Mann e molti altri. Nel campo della pittura, oltre ai numerosissimi artisti stranieri che vivono l’arte veneziana, vi sono celebri artisti come Bonington, Corot, Turner, Verviot e Ruskin che diventa amico di Angelo Alessandri.

Parlando della Pittura in ambiente veneto ottocentesco, non possiamo non tener conto di quello che sta accadendo fuori Venezia e nell’intero Veneto. L’Italia sente fortemente il Neoclassicismo dei primi decenni del secolo, poi il Romanticismo e più tardi il Realismo. Ognuno di questi movimenti ha la sua peculiarità che andremo ad analizzare più avanti. Il Neoclassicismo, che è riuscito a penetrare nella città lagunare subito dopo la caduta della Repubblica, ha le stesse caratteristiche di quello nazionale, ma viene interpretato in maniera diversa dalla cittadinanza, in un ambiente non fertile per ovvie ragioni di decadenza politica, sociale ed economica.

Prendiamo in considerazione, ad esempio, il significato che aveva la villa e la funzione che essa esercitava, inquadrandola specificatamente nella prospettiva di architettura palladiana: essa funzionava da ponte tra l’intellettualismo cittadino e l’ammirazione estasiata della natura, soprattutto quella agreste. Anche la Pittura non ne era esente. Nell’Ottocento Venezia, con la sua disastrosa economia, non può permettersi più di rimanere attaccata alla proprietà fondiaria e gli aristocratici non hanno la possibilità di investire la loro ricchezza in opere d’arte, anzi devono svendere quelle che hanno per poco denaro, solo per poter sopravvivere. Il tema della “veduta”, una costante veneziana del primo Ottocento, ha origine nel secolo precedente, non soltanto dai vedutisti ma dalla ricerca del gusto acquisito nel tempo per la scenografia.

Nell’ultimo periodo del Settecento, quando tutti i linguaggi artistici in Italia venivano improvvisamente soppiantati dagli schemi del Neoclassicismo, Venezia continua a mantenere la tematica vedutista nonostante la presenza dell’accademia Belle Arti. Nell’Ottocento la pittura vedutista conosce un periodo brillante con personaggi come Canaletto, Bellotto, Carlevaris e Marieschi. Quel rigore prospettico ed anatomico, portato talvolta all’esasperazione, che avrebbe col passare del tempo dato un significato puramente schematico e freddo, incomincia invece ad essere accettato ed interpretato in modo romantico, stimolando la vena poetica che verrà rafforzata ulteriormente dal realismo borghese negli ultimi due decenni dell’Ottocento.   (continua)

Frammenti:

  Bagnara, allievo di Giuseppe Borsate nasce a Vicenza nel 1784 . Al Museo Correr di Venezia sono raccolti in  sei grossi volumi, moltissimi suoi bozzetti realizzati per il teatro.

 Bartolomeo Bezzi nasce a Fucine d’Ossana nella Val di Sole nel 1851. Egli è un pittore paesaggista assai colto e provvisto di un ‘alta sensibilità alle bellezze naturali: ama la pittura italiana e straniera.

 Bernardino Bison nasce a Palmanova nel Friuli il 16/07/1762 ed è molto attento agli insegnamenti di Anton Maria Zanetti.

 Giuseppe Borsato nasce nel 1770 a Venezia. Insegna all’Accademia Belle Arti  e decora, insieme al Selva, la Fenice di Venezia.

  Pietro Fragiacomo nasce a Trieste nel 1856. Fragiacomo è celebre per i suoi bellissimi paesaggi lagunari, che lasciano trasparire note liriche e malinconiche, contraddistinti  proprio per le sue originali vedute.

 Italico Brass nasce Gorizia nel 1870. Fa scalpore una sua mostra personale a Parigi, nella famosa Galleria Petit, nel 1914, dove presenta tematiche veneziane.

 Domenico Bresolin nasce a Padova nel 1813 ed è un pittore paesaggista che si ispira soprattutto alla tradizione del paesaggio pastorale.

   Ippolito Caffi nasce a Belluno nel 1809. Nel 1843 programma un lunghissimo viaggio nei paesi orientali. si stabilisce ad Atene, Smirne, Lesbo e  Costantinopoli.

 Giacomo Casa  nasce a Conegliano nel 1827. Soggiorna per lungo tempo a Venezia, dove realizza numerosi affreschi in diversi ed importanti Palazzi.

 Vincenzo Chilone nasce nel 1768 a Venezia. Sin dalla giovane età studia con entusiasmo le tematiche ed i linguaggi del Canaletto. La sua pittura è molto simile a quella del Maestro tanto da venire, talvolta, confusa.

  Guglielmo Ciardi nasce nel capoluogo veneto nel 1842. A Venezia, nel 1894, ottiene l’incarico per una cattedra, appositamente istituita per il “Vedutismo”.

 Angelo Dall’Oca Bianca nasce a Verona nel 1858.  Esso è il pittore che raffigura Verona nei primi decenni del Novecento.

 Mario de Maria (Marius Pictor) nasce a Bologna nel 1852 ed è considerato uno dei pittori più in vista del suo periodo.

 Giacomo Favretto nasce a Venezia nel 1849. Favretto è un artista viaggiatore come la maggior parte dei pittori veneti e per questo si reca a Parigi con Guglielmo Ciardi a conoscere gli impressionisti.




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