Pittura dei pittori veneti dell’Ottocento

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Bernardino Bison

Giuseppe Bernardino Bison: Paesaggio fantastico, cm. 55,4 x 73,5 Museo Civico di Treviso
Giuseppe Bernardino Bison: Paesaggio fantastico, cm. 55,4 x 73,5 Museo Civico di Treviso

Il pittore maggiormente influenzato da queste due epoche, è Bernardino Bison formatosi all’Accademia Belle Arti di Venezia.

La sua indole artistica friulana viene portata a compimento da Giandomenico Tiepolo e da Francesco Guardi.

Bison è molto ricercato soprattutto come frescante-decoratore presso palazzi signorili, castelli e ville, in ogni parte del Veneto.

Il linguaggio pittorico che ha alimentato la Venezia del Settecento si evidenzia nella composizione delle figure e del paesaggio. Un linguaggio che caratterizza i maggiori artisti della zona, cioè Canaletto, Giandomenico Tiepolo, Guardi, Giuseppe Zais, Marco Ricci ed Antonio Diziani.

Nelle sue opere non si legge soltanto il netto linguaggio artistico, ma anche e soprattutto la creatività di una mano ed una mente che non accettano affatto lo spettacolo – unicamente visivo – paesaggistico visto dall’occhio. Bison, inserisce in esse un carico sentimento di  ironia, arrivando talvolta al sarcasmo, anticipando così le tematiche dei pittori romantici.

Gli insegnamenti dell’Accademia Belle Arti di Venezia, erano nel Settecento, improntati soprattutto sulla prospettiva intesa come aiuto scientifico alla rilevazione della verità, solitamente nascosta all’occhio dell’osservatore, che doveva essere riportata sulla tela. Canaletto rispettava questa scienza in modo esasperato, ricorrendo spesso alla riproduzione prospettica di un paesaggio con l’aiuto della camera ottica.

Giuseppe Borsato

Giuseppe Borsato: Commemorazione di Canova, cm. 61 x 78 Museo d’Arte Moderna Venezia.
Giuseppe Borsato: Commemorazione di Canova, cm. 61 x 78 Museo d’Arte Moderna Venezia.

Un pittore veneto che rispetta la composizione prospettica come Canaletto è Giuseppe Borsato. E’ lui che decorerà il Teatro la Fenice di Venezia.

Purtroppo la Fenice subisce devastanti incendi e oggi le prime decorazioni di Borsato sono documentate soltanto da piccoli abbozzi con tecnica ad acquerello.

Egli è anche un valido scenografo e le sue prime assolute sono il Tancredi di Sigismondo e la Semiramide di Rossini.

Oltre che pittore e decoratore è architetto: suoi sono gli ornamenti della sala napoleonica in Piazza San Marco, le due sale appartenenti al Palazzo Reale, e a moltissimi aristocratici palazzi e ville. Belle ed eleganti sono anche le opere eseguite in estemporanea e con naturale immediatezza, realizzate con la tecnica dell’affresco e raffiguranti famosi avvenimenti; una tra queste i funerali di Canova.

Vincenzo Chilone

Vincenzo Chilone: Ritorno dei cavalli a San Marco, cm. 59 x 84 Palazzo Treves Venezia (collezione privata).
Vincenzo Chilone: Ritorno dei cavalli a San Marco, cm. 59 x 84 Palazzo Treves Venezia (collezione privata).

Vincenzo Chilone (nato nel 1768 – spentosi nel 1840) dà moltissima importanza alla prospettiva scientifica particolareggiandola in maniera esasperata, talvolta superando Canaletto.

I suoi dipinti sono di una fedeltà raramente riscontrabile nelle opere di altri pittori contemporanei, ma risultano freddi, statici e non hanno un’anima neanche in raffigurazioni che descrivono avvenimenti di calda emozione e movimento, come ad esempio il “Ritorno dei cavalli da Parigi” nella Basilica di San Marco (1815).

Tranquillo Orsi

Tranquillo Orsi (nato nel 1771 – spentosi nel 1844) ha invece una composizione prospettica che tende all’astrattismo: un gioco sapientemente calcolato di chiari-scuri genera effetti di luce che risaltano le architetture neoclassiche, in una funzione del tutto scenografica.

Per questa sua peculiarità viene chiamato spesso dall’organizzazione del teatro “la Fenice” per realizzare delle scenografie: “L’assedio di Corinto” di Rossini è una sua rappresentazione.

Francesco Bagnara

Francesco Bagnara: Bozzetto della Scena per la Lucia di Lammermoor, cm. 18 x 27 Museo Correr Venezia.
Francesco Bagnara: Bozzetto della Scena per la Lucia di Lammermoor, cm. 18 x 27 Museo Correr Venezia.

Sempre a proposito delle scenografie della Fenice di Venezia, il maggior esponente è Francesco Bagnara (nato nel 1784 – morto nel 1866): i suoi bozzetti teatrali, carichi di un drammatico romanticismo custoditi nel Museo Correr, ne danno ampia testimonianza.

Penetrante ed incisiva è la composizione prospettica che realizza per il teatro e nonostante incontri il pieno consenso del pubblico, l’abbandona per studiare nuove e più incisive forme che ricreino un’atmosfera affine agli stati d’animo, che sono la caratteristica propria del mondo lirico.

In seguito a questa esperienza, la sua vena creativa prende forza sempre di più, tanto che nel 1838 lascia il teatro per insegnare il paesaggio all’Accademia Belle Arti di Venezia.

I suoi recenti studi inventivi sulla paesaggistica trovano affinità con l’insegnamento della materia paesaggistica, che risulta essere un ramo staccato dalla pittura: una disciplina nella quale è ammessa la creatività.

La meticolosa cura della prospettiva

In questo particolare periodo la creatività è sovrastata in modo particolare dalla composizione prospettica, tanto che, nascono stampe d’arte raffiguranti le precisissime opere di Canaletto.

Antonio Visentini, pittore, architetto ed anche scultore, è uno dei primi fautori di queste riproduzioni che vengono accolte con grande entusiasmo dal popolo veneto e da Venezia in particolare. Anche le sue pitture rispecchiano in pieno il linguaggio prospettico canalettiano, ma sono più fredde e statiche.

Il rispetto della composizione prospettica non è soltanto un fenomeno locale circoscritto nella Venezia canalettiana  e nei suoi dintorni, ma è ormai un fenomeno diffuso nella cultura dell’intera Europa.

Molti problemi dell’architettura vengono presi in considerazione anche in chiave pittorica: insieme ai disegni tecnici vengono raffigurate composizioni paesaggistiche lavorate con pennello e colore da mani di esperti pittori. Ci si accorge ben presto che tutto questo, naturalmente, non dà ottimi risultati e non aiuta né lo sviluppo della pittura, né tanto meno quello dell’architettura.

I paesaggi, gli scorci e le panoramiche hanno un sapore puramente tecnico mentre perdono di freschezza, calore e movimento. Nonostante tutto, si continua a percorrere questa strada per quasi tutta la prima metà dell’Ottocento, forse perché queste opere portano dentro di sé, oltre ai tanto perfetti schemi, anche accenti talvolta molto profondi del Romanticismo.

Le perfette raffigurazioni paesaggistiche veneziane, finché sorrette da questo pizzico di romanticismo, seguono lo stesso corso con i grandi esponenti della pittura del periodo: basti osservare le opere di Bison, Bagnara, Tranquillo Orsi, Giuseppe Borsato ed altri.

Più tardi con l’impoverimento della cultura veneta e, in particolare quella veneziana – martoriata dagli eventi politici – viene a mancare l’interesse e la spontanea linfa vitale proveniente dalla popolazione, alle prese con gravi problemi di sostentamento.

L’unico canale che rimane aperto mantenendo un tenue collegamento con i nuovi movimenti europei, è quello di alcune famiglie aristocratiche che non sono state colpite dalla crisi economica. Tutto ciò è insufficiente ad alimentare la via della trasformazione e molti artisti veneti, tra i quali anche grandi talenti, sono costretti per questioni di sostentamento, a lasciare Venezia, ormai diventata zona arida ed ostile al rinnovamento culturale.

Conflitto interno all’arte veneta

Un altro colpo mortale alla pittura, deriva dal tentativo di cercare un legame con Roma, dove in questo periodo è attivo Canova, ormai diventato lo scultore più famoso dell’intero continente europeo. Leopoldo Cicognara si presta a questa pericolosa operazione e, come presidente e protettore dei patrimoni culturali di Venezia, riesce nell’intento, imponendo però in modo inequivocabile, la priorità delle arti scultoree.

Con la focalizzazione dell’attenzione sull’attività scultorea romana, quindi sugli ideali classici, Cicognara provoca un grande conflitto interno fra i pochi sostenitori del rinnovamento dell’Ottocento ed i nostalgici dell’arte settecentesca.

Purtroppo tutto questo avviene quando Venezia ed il Veneto sono ormai prive di autentici talenti, dotati di grande forza creatrice. Questa grande trasformazione colpisce soprattutto l’Accademia Belle Arti di Venezia che non riesce a più trovare autorevoli insegnanti nelle materie della pittura.

Teodoro Matteini

Teodoro Matteini: Particolare del ritratto di giovanetta, cm. 44 x 34 Museo d’Arte Moderna Ca’ Pesaro Venezia.
Teodoro Matteini: Particolare del ritratto di giovanetta, cm. 44 x 34 Museo d’Arte Moderna Ca’ Pesaro Venezia.

Inizia così con Teodoro Matteini la nuova strada dell’Accademia. Abbiamo testimonianza di molte sue opere, famose per dolcezza, eleganza e condite con un pizzico di romanticismo, ma non sentiamo gli echi del suo insegnamento.

Le composizioni figurative delle sue creazioni risentono soprattutto degli influssi della pittura settecentesca, un po’ meno di quella contemporanea inglese. Quest’ultima sarebbe stata sufficiente, insieme alle opere di altri artisti,  a tenere in vita quella voglia di rinnovamento ormai in atto in tutta la nostra penisola, aperta alla cultura europea, se non vi fosse stato quel conflitto creato con l’unico canale di scambio con Roma.

Tuttavia Matteini non si scoraggia e, di tanto in tanto, prova a riproporre timidamente, nonostante i forti contrasti con Cicognara, gli influssi della pittura inglese.

Purtroppo Cicognara viene ricordato come uno che ha contrastato con tutte le sue forze il rinnovamento della pittura in questo periodo: ha impedito che giungesse a Venezia la fiorente   pittura inglese e la cultura del linguaggio espressivo preromantico del paesaggio degli artisti olandesi.

Quel poco delle suddette culture che è entrato a Venezia, lo si deve a Canaletto ed a Guardi. Anche Matteini prova ad avere legami con i nuovi movimenti europei, ma il presidente dell’Accademia Belle Arti lo contrasta in modo decisivo.

L’unico canale di scambio è quello di Roma che, pur essendo sensibilmente influenzata da Ingres e dalla cultura europea, in questo particolare momento storico è particolarmente aperta alla scultura.

Francesco Hayez

Francesco Hayez: Il conte Baglioni, cm. 225 x 152, proprietà privata.
Francesco Hayez: Il conte Baglioni, cm. 225 x 152, proprietà privata.

Un artista appartenente a questo periodo che si fa sentire è Francesco Hayez, veneziano-milanese.

Le sue opere contengono il concentrato della cultura romana: il soggetto storico, la plasticità delle forme scultoree di Canova ed una composizione di forme accuratamente preparata, che accentua l’importanza della figura in primo piano, dando alle rimanenti forme il compito di armonizzare l’intero contesto.

Tuttavia, si legge nei suoi lavori, il linguaggio espressivo non è forte e decisivo. I chiaro-scuri, i toni quasi tutti tendenti al freddo e, soprattutto le tematiche saranno soggetti a forti cambiamenti, diventeranno famosi i suoi ritratti.

Frammenti

 Grigoletti nasce a Pordenone nel 1801. Nel 1854 realizza la pala d’altare per la basilica di Esztergom (Ungheria) richiestagli dal cardinale Ladislao Picher.

 Hayez nasce a Venezia il giorno 11 febbraio del 1791. Esso è considerato un pittore veneto soltanto relativamente all’età giovanile. Diventerà caposcuola della pittura romantica

 Laurenti nasce a Mesola, (Ferrara), nel 1854. Esso è uno fra più famosi maestri a Venezia, nel periodo fra i secoli Ottocento e Novecento.

 Ludovico Lipparini nasce a Bologna nel 1800. Esso sa combinare il linguaggio coloristico emiliano dalle luminose intonazioni correggesche, con le tecniche dei pittori veneti cinquecenteschi.

 Teodoro Matteini, figlio di Ippolito Matteini, nasce a Pistoia il nel 1754. Esso è maestro di Hayez, Politi,  Demin, Lipparini, Dusi e Grigoletti.

Giovanni Migliara nasce ad Alessandria nel 1785 ed è pittore paesaggista, miniaturista e scenografo. Molto bella è la sua raccolta paesaggistica a linguaggio romantico

Alessandro Milesi nasce a venezia il 26 aprile del 1856. I suoi temi sono spesso sul caratteristico svolgimento della vita quotidiana e popolare veneziana

Molmenti nasce a Villanova (sul Livenza) nel 1819. Famosi sono alcune sue opere realizzate con scrupolosità nella raffigurazione particolareggiata: tecnica la sua, che necessita di lunghi tempi per la rifinitura di un quadro, che talvolta volta può anche superare l’anno e spingersi oltre.

Napoleone Nani nasce a Venezia nel 1841. Insegna all’Accademia Belle Arti di Venezia, dove ha per discepoli il Nono, il Milesi ed il Favretto. Una curiosità: nel suo periodo sono molto più apprezzati i dipinti di genere che oggi hanno meno valore.

Luigi Nono nasce a Fusina (Venezia) nel 1850. Esso è un affermato pittore di figure umane e specialista nel ritratto

Odorico Politi nasce ad Udine nel 1785. diventa celebre soprattutto per le sue Pale d’altare e per le sue tematiche a sfondo storico. Ottimo ritrattista.

Felice Schiavoni nasce a Trieste nel 1803. Figlio di Natale Schiavoni, Felice è un artista conosciutissimo negli ambienti altolocati. Realizza alcune opere per la corte dell’impero russo.

Natale Schiavoni Nasce a Chioggia nel 1777. Soggiorna a Vienna per cinque anni diventando un ricercatissimo miniaturista aulico che fa destare l’interesse dell’Imperatore.

Lino Selvatico nasce a Padova nel 1872. Lino è figlio del famoso poeta e commediografo Riccardo Selvatico. La raffinatezza e l’eleganza  femminile gli dà spesso l’ispirazione per un approfondimento di evasione idealistica e romantica.

Giuseppe Tominz nasce a Gorizia nel 1790. Dopo i quarant’anni il suo temperamento lo porta alla tecnica ritrattistica, nella quale manifesterà tutto il suo influsso, che deriva dalla pittura viennese del periodo.

Ettore Tito nasce nel 1859 a Castellammare di Stabbia. Egli è uno fra i più celebri e frequenti espositori della manifestazione Biennale di Venezia. Le sue mostre personali nell’arco di 23 anni  sono ben cinque: nel 1909, 1912, 1914, 1930, 1932.

Federico Zandomeneghi nasce a Venezia nel 1841. A Parigi, Zandomeneghi stringe una forte amicizia con gli impressionisti Renoir e Degas. Esso è molto apprezzato in Francia quando l’Italia del suo periodo non lo conosce ancora.




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