Paul Cezanne: Cenni sulla biografia e sulla critica

Paul Cézanne: Cenni sulla biografia

Paul Cezanne autoritratto del 1880
Paul Cézanne: autoritratto del 1880

 Paul Cézanne nasce ad Aix-en-Provence il 19 gennaio 1839 e muore nella stessa città il 22 ottobre 1906.

Suo padre Louis-Auguste, è un ricco banchiere e titolare di una grande fabbrica di cappelli e sua madre, Anne-Elisabeth Aubert, è alle sue dipendenze.

Paul, nel 1858, dopo essersi iscritto a giurisprudenza, si accorge di non essere troppo interessato a questo tipo di disciplina, perciò decide di inserirsi nel mondo delle arti frequentando una nota scuola di belle arti nella città di Aix-en-Provence. Dopo questa esperienza si trasferisce a Parigi (1861) per frequentare l’Académie Suisse dove conosce altri pittori di grande calibro come Pierre Auguste Renoir, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Claude Monet e Frédéric Bazille.

Dopo un po’ di tempo, fortemente deluso, ritorna al suo paese natale e viene assunto dal padre nella sua banca, ma non trascura l’interesse per la pittura.

Tutt’altro che demoralizzato, anzi con molta determinazione, continua a studiare finché decide di ritornare a Parigi. Nel 1864 prova a presentare al Salon un quadro che non viene preso in considerazione e quindi viene respinto; un rifiuto che si ripeterà sistematicamente ogni anno, fino a che nel 1882, viene accettato in seguito ad una raccomandazione di una persona influente facente parte della giuria.

giocatori di carte
giocatori di carte

Nel 1869 inizia un rapporto sentimentale con una giovane sartina, Hortense Fiquet, e va a vivere con lei. Alcuni anni dopo nasce il piccolo Paul. Parigi, città a lui molto cara, non gli permette di fare una vita dignitosa, quindi si trasferisce a Pontoise seguendo il consiglio e l’esperienza di Pissarro. L’anno dopo, non essendo ancora contento, si trasferisce ad Auvers per tornare, nel 1874, di nuovo a Parigi, città da lui sempre adorata. Questo periodo è di fondamentale importanza per il pittore; infatti grazie all’appoggio di Pissarro si avvicina alla pittura paesaggistica ed al nuovo linguaggio impressionista. Partecipa quindi alla prima e terza mostra degli impressionisti, ma anche in queste occasioni i suoi quadri sono “distrutti” dalla critica.

Giocatori di carte di Cezanne
Giocatori di carte, cm. 58 x 69 Londra Home Hause, Trustees.

Del suo stato civile il padre non è a conoscenza fino al 1878 e, quando scopre che il figlio vive con una donna ed ha a sua volta un figlio, gli blocca gli aiuti economici. Comincia così un periodo molto difficile durante il quale trova sostegno dal suo amico di infanzia Émile Zola, che nel frattempo è diventato un grande scrittore di romanzi, ma la loro amicizia finisce in modo brusco quando nel 1886 Zola scrive “L’Opera”, un romanzo sulla vita di un pittore fallito: Cézanne vi si riconosce e quindi decide di togliergli anche il saluto. In questo difficile momento si separa anche dagli impressionisti e comincia una proficua ricerca  su un nuovo stile pittorico, con un attento studio sulla struttura dello spazio e dei volumi in esso rappresentati.

Sempre nel 1886, sposa finalmente la sua Hortense alla cui cerimonia partecipa anche il padre. Pochi mesi più tardi il padre muore ed a Cézanne va una grossa eredità.

Vaso di fiori
Vaso di fiori

Nel 1890 si ammalò di diabete. Negli ultimi vent’anni di vita si dedicò totalmente alla pittura e pian piano si staccò anche dalla moglie fino alla definitiva separazione nel 1895. Mantenne invece sempre i rapporti con l’amico pittore Claude Monet e nel 1894 andò a trovarlo a Giverny.

I dipinti di Cézanne vennero esposti in alcune rare mostre collettive tenutesi a Parigi ed in altre località, ma fu trascurato dal mondo artistico sino al 1895 quando il mercante d’arte Ambroise Vollard organizzò nella sua Galleria di Parigi una vasta “personale” dell’artista; la mostra suscitò grande interesse tra i giovani artisti che ne fecero il loro idolo; anche i collezionisti incominciarono a guardare con sempre maggiore interesse al suo lavoro. Sul finire del secolo Cézanne si poté considerare ormai famoso ed “arrivato”.

Nel 1897 morì la madre e, per sistemare i suoi debiti, fu costretto a vendere la sua casa; in seguito visse in un appartamento in affitto ad Aix-en-Provence. Riuscì lo stesso ad aprire un proprio studio nel 1901 e questo edificio oggi è sede di un museo che contiene i suoi cimeli, ma nessun dipinto.

Il 15 ottobre 1906, mentre dipingeva all’aperto, fu colto da un improvviso acquazzone e, dopo essere stramazzato al suolo, fu portato a casa privo di sensi. Il giorno dopo cercò di rimettersi al lavoro ma era troppo debole e dopo una settimana, il 22 ottobre 1906, all’età di 67 anni, morì di polmonite.

Nel 1907, a Parigi, venne allestita una grande retrospettiva che si rivelò un vero successo e spalancò la strada a gran parte della ricerca artistica del Novecento.

Citazioni e critica a Cezanne

Cosa hanno detto di lui  (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

So bene che, sebbene tutto, Cézanne non può avere il successo dei pittori alla moda … la sua pittura ha l’inesprimibile attrattiva dell’antichità biblica e greca, i movimenti dei personaggi sono semplici e grandi come nelle sculture antiche, i paesaggi hanno una maestà solenne, e le sue nature morte così belle, così esatte nei rapporti delle tonalità, hanno, nella loro verità, qualcosa di immenso. In tutti i suoi dipinti, l’artista commuove, perché egli stesso prova, davanti alla natura, un’emozione feroce che l’abilità trasmette alla tela.   G. RIVIÈRE, in “L’Impressioniste”, 14 aprile 1877

 Un colorista annunciatore … che contribuì più di Manet al movimento degli impressionisti, un artista dalle retine malate, che, nella sua esasperata percezione visiva, scoprì i prodromi di un’arte nuova: in tali termini si può sintetizzare il troppo dimenticato Cézanne.                  Huysmans, Certains 1889

 … si scopre in modo improvviso che l’amico di Zola, il misterioso provenzale, pittore al tempo stesso incompleto e ricco di soluzioni, sottile e rude, è un grand’uomo. È così? Niente affatto, a volersi guardare dalle infatuazioni stagionali. Senz’altro un temperamento dei più interessanti, da cui ha preso molto, più o meno in modo consapevole, la nuova scuola. A. ALEXANDRE, in ‘Le Figaro”, 9 dicembre 1895

 Egli è goffo ed imperfetto come un vero primitivo. G. LEOOMTE, in “La Revue d’Art”, 1899

 Ci sono dozzine di opere, paesaggi o ritratti, firmati da un ultra-impressionista di nome Cézanne, che metterebbero di buon umore lo stesso Brisson. Ci si ride sopra soprattutto davanti a una testa d’uomo bruno e barbuto le cui guance martellate con la cazzuola sembrano devastate dall’eczema … Gli esperti, imbarazzati nel catalogare simili stranezze, hanno definito ciascuna di esse: Opera della prima giovinezza … Se Cézanne fosse stato a balia quando ha vomitato queste brutte pitture, non ci sarebbe niente a ridire … ma che pensare del castellano di Médan [Zola], che sosteneva simili pazzie pittoriche … Se si ammette Cézanne …, non rimane che appicciar fuoco al Louvre …  H. ROCHEFOrT, L’Amor du Laid, in “L’Intransigeant”, 9 marzo 1903

 I suoi paesaggi dell’Estaque trasformano questa adorabile località d’oro e di zaffiro in un funereo pantano plumbeo, dove mai la luce ha potuto sorridere. Il nome di Cézanne resterà unito alla più memorabile burla d’arte degli ultimi quindici anni. C. MAUCLAIR, in “La Rtvue Bielle”, 21 ottobre 1904

 Essere un buon lavoratore, .far bene il proprio lavoro era per lui la chiave, la base di tutto. Dipingere bene significava vivere bene. Dava tutto se stesso, si calava con tutta la sua forza in ogni colpo di pennello. Bisogna averlo visto dipingere, dolorosamente teso, la preghiera nel volto, per immaginare quanto della sua anima egli mettesse nel lavoro. Tremava tutto. Esitava. la fronte congestionata quasi enfiata da inavvertibili pensieri, il busto raggomitolato, il collo incassato nelle spalle e le mani frementi fino al momento in cui, solide, volitive, tenere, posavano il tocco, sicure, e sempre da destra a sinistra. Allora indietreggiava un po’, e i suoi occhi si posavano di nuovo sugli oggetti.     R. M. Rilke, lettera a Giara, 9 ottobre 1907

Era rallegrante osservare, davanti a quest’opera di ardente franchezza, il intronamento del pubblico, rovinato dai pittori me-diocri, e il furore di questi ultimi. Nonostante i progressi dello snobismo, eravamo ritornati a quei giorni, di cui ci ha parlato Duret, quando i visitatori delle piccole mostre degli impressionisti si torcevano dal ridere già mentre salivano le scale. Ma l’entusiasmo vero dei giovani ha fatto giustizia di tutte queste stupidaggini. Essi sanno quali felici occasioni di capire e di maturarsi siano state loro offerte quest’anno da Cézanne e l’anno scorso da Gauguin.     morice, in “Le Mercure de France”, 1 novembre 1907

Chi non l’ha visto mai dipingere può a con sforzo immaginare fino a che punto, in certi giorni, il suo lavoro fosse lento e penoso. Nel mio ritratto ci sono, sulla mano, due punti in cui la tela è scoperta. Lo feci notare a Cézanne, che mi rispose: “Se la mia seduta al Louvre, fra poco, avrà buon esito, forse domani troverò il modo giusto di coprire quegli spazi bianchi. Cercate di capire, … se intervenissi qui a caso, sarei costretto a ricominciare tutto il quadro a partire proprio da questo punto”. A. vollard, Paul Cézanne, 1914

Era tanto sprovvisto di immaginazione da no essere capace di scegliere, nel mondo delle forme, quelle più adatte a effettuare l’ideale di armonia che desiderava esprimere. Non attuava mai la scelta fra un gran numero di oggetti per cogliere l’elemento medio che li contenesse tutti. Si appropriava un oggetto qualsiasi, senza preoccuparsi assolutamente se fosse bello o brutto, e di qui cominciava la sua scelta. L’oggetto acquisiva un tale carattere di unità e forza espressiva da imporsi come una legge. … Era un pittore. Nulla lo attirava nella realtà al di fuori degli accostamenti di colore e di forme che la luce e l’ombra conferiscono agli oggetti, svelando all’occhio leggi di tale rigore che uno spirito elevato può assumerle come direttive di vita sia metafisiche che morali,       E Faure Paul Cézanne

una particolarità costante di Cézanne [è] la coscienza che la sequenza plastica deve essere sentita attraverso l’intera superficie della tela. … Per lui, sebbene possano esserci punti cardini della sequenza, ogni parte, anche apparentemente senza significato, deve fornire il suo preciso e insostituibile apporto al tutto. Ogni strumento nell’orchestra deve suonare, per quanto debolmente.  R Fray Cézann,, a Study of his Developmenti, 1927.




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