Biografia di Caravaggio e i guai con la giustizia

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L’assassinio di Ranuccio Tomassoni

Santa Caterina d’Alessandria, cm. 173 x 133, Madrid, Collezione von Thyssen.
Santa Caterina d’Alessandria, cm. 173 x 133, Madrid, Collezione von Thyssen.

Durante la sua permanenza a Roma presso la dimora del cardinal Del Monte a Palazzo Madama, il Caravaggio – in data 28 novembre 1600 – fu coinvolto in una pesante diatriba che lo portò ad un usare il bastone contro Girolamo Stampa da Montepulciano, che a quel tempo anch’esso era ospite dell’alto prelato: ne conseguì una denuncia per aggressione.

Dato il carattere ribelle e violento del pittore, gli episodi con risse si fecero via via sempre più frequenti, tanto che più volte esso si trovò in stato di fermo presso le carceri di Tor di Nona [Papa, op. cit., p. 94]. Per tal motivo si pensa che quello di Palazzo Madama fosse stato soltanto uno dei numerosissimi episodi dell’irrequieto pittore. Infatti il Bellori (1613–1696), uno dei suoi più affidabili antichi biografi, scriveva che intorno al triennio 1590-92 il Merisi, già altre volte identificato in risse tra bande giovanili, avesse commesso un omicidio e fosse quindi fuggito da Milano alla volta di Venezia e poi a Roma.

La Maddalena, cm. 122,5 x 98,5, Roma, Galleria Doria Pamphili.
La Maddalena, cm. 122,5 x 98,5, Roma, Galleria Doria Pamphili.

Come già accennato in precedenza, nella città lagunare l’artista volle entrare a diretto contatto con la pittura locale studiandone i principali protagonisti, soprattutto il Giorgione. Il suo itinerario però, in base a tali fatti, sarebbe dovuto alla conseguenza di una fuga e non di un viaggio precedentemente organizzato [Bellori, op. cit., p. 215].

Nel 1602 realizzò la “Cattura di Cristo” (National Gallery of Ireland di Dublino) e “Amor vincit omnia” (Staatliche Museen di Berlino).

Nel 1603 fu querelato per diffamazione dal pittore Giovanni Baglione e dovette affrontare il relativo processo che vedeva imputati anche i suoi seguaci, Onorio Longhi e Orazio Gentileschi, entrambi colpevoli di aver riportato per scritto alcune rime offensive nei confronti del denunciante. Grazie all’influente interessamento dell’ambasciatore francese, il Caravaggio, che già stava scontando la condanna del carcere, venne liberato e quindi trasferito agli arresti domiciliari. Secondo Papa [cit., p. 125] in precedenza il pittore aveva scontato a Tor di Nona un mese di carcere. Altri guai con la legge lo portarono in prigione più volte tra il maggio e l’ottobre del 1604 per possesso abusivo d’armi ed ingiurie alle guardie locali; inoltre non mancano querele più lievi come ad esempio quella del garzone d’osteria a cui aveva scaraventato nel viso un piatto di carciofi [Calvesi 1986, op. cit., p. 8]

Nel 1605 dovette rifugiarsi a Genova per quasi un mese dopo aver avuto ferito gravemente per motivi passionali il suo rivale in amore, il notaio Mariano Pasqualone da Accumuli. La donna contesa era Lena, l’amante dello stesso Caravaggio [Papa, op. cit., p. 124]. Anche questa volta con l’intervento dei suoi protettori si riuscì ad insabbiare l’episodio. Al suo ritorno a Roma il pittore dovette affrontare un’altra querela: Prudenzia Bruni, sua padrona di casa, si era rivolta alla giustizia perché non riceveva il soldi per l’affitto; per ripicca, il pittore lanciò nottetempo una serie di sassate alla sua finestra, accumulando un’altra querela. Nel novembre dello stesso anno, l’artista fu ricoverato per una ferita, che a sua detta gli venne provocata cadendo sulla propria spada [Papa, op. cit., p. 124].

L’episodio più grave, quello relativo al famoso assassinio, si consumò a Campo Marzio in data 28 maggio 1606: quella sera nel corso di una partita di pallacorda (un gioco che può essere avvicinato all’attuale tennis), in seguito ad una discussione sul fallo di un giocatore, il Caravaggio, subendo una ferita, reagì uccidendo il rivale Ranuccio Tomassoni da Terni, con il quale già in precedenza aveva avuto aspri contrasti. Quello del fallo fu certamente soltanto un pretesto, dato che alla base dei continui litigi fra i due c’era di mezzo anche una donna, Fillide Melandroni, contesa da entrambi. Inoltre, da un’attenta analisi sulle cause del fatto, risulterebbe che dietro l’assassinio di Ranuccio ci fossero anche questioni legate a debiti di gioco dell’artista e/o motivi politici: la famiglia dell’ucciso era infatti filo-spagnola, mentre il Merisi aveva come protettore l’ambasciatore francese [Papa, op. cit., pp. 127-128]. Caravaggio fu condannato alla pena capitale: decapitazione, che poteva esser eseguita in qualsiasi posto e da chi lo avesse soltanto riconosciuto.

Nelle opere successive alla condanna compaiono spesso personaggi a cui viene mozzata la testa, dove appare spesso il suo macabro autoritratto invece che quello del condannato raffigurato [Papa, op. cit., p. 130].

La cena in Emmaus, 141 x 175 cm. Pinacoteca di Brera, Milano.
La cena in Emmaus, 141 x 175 cm. Pinacoteca di Brera, Milano.

Vivere nella capitale era quindi diventato impossibile ed il Caravaggio doveva fuggire dalla città. Ad aiutarlo fu il principe Filippo I Colonna che gli offrì ospitalità in uno uno dei suoi feudi laziali di Marino, Zagarolo, Palestrina e Paliano [Papa, op. cit., p. 130]. Inoltre il nobile romano architettò una laboriosa serie di depistaggi, grazie anche all’appoggio dei suoi parenti più stretti che testimoniarono la presenza dell’artista in varie città italiane, facendo perciò perdere le tracce del celebre ricercato. In quel periodo il Merisi realizzò per i Colonna varie opere, tra le quali spicca “Cena in Emmaus”, quella attualmente nella Pinacoteca di Brera [Papa, op. cit., pp. 130-13]

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