Biografia di Giovanni Bellini detto il Giambellino

(Venezia, 1430 o 33 circa – Venezia, 26 novembre 1516)

Lo stile del Giambellino

La trasfigurazione, cm. 68, Civico Museo Correr, Venezia.
La trasfigurazione, cm. 68, Civico Museo Correr, Venezia.

Giovanni Bellini, soprannominato il Giambellino, nasce a Venezia intorno al 1430-33 e muore nella stessa città il 26 novembre 1516.

L’artista, uno tra gli artisti più importanti del Rinascimento, eserciterà una grandissima influenza  sui pittori veneti per tutto il Quattrocento e gran parte del Cinquecento: è da lui che nasce il famoso “tonalismo veneto”, dove la profondità viene accentuata dalla caratteristica degradazione delle sue gamme cromatiche. Le tematiche più frequenti sono a sfondo religioso e trattano la vita di Gesù.

La crocifissione è il tema più ripetuto e viene raffigurato sempre in diversi modi, talvolta insieme alla Madonna e a San Giovanni.

Crocifissione, cm. 30, Civico Museo Correr, Venezia.
Crocifissione, cm. 30, Civico Museo Correr, Venezia.

Nella sua pittura giovanile si riconosce l’influenza del Mantegna, suo cognato, pittore a lui molto vicino. Tali influssi si riscontrano – soprattutto osservando l’Orazione dell’orto – nella prospettiva, negli scorci, nella resa volumetrica del figurativo, nel risalto e nell’importanza che l’artista dà ai contorni, nonché nell’impiego degli elaborati schemi di composizione del Mantegna.

Più avanti, Bellini riuscirà a distaccarsi, anche se non del tutto, dagli insegnamenti del cognato raggiungendo una propria maturità stilistica caratterizzata dalla particolare luminosità, dall’armonia delle gamme cromatiche, dalla grandissima sensibilità verso il paesaggio naturale e dalla capacità di lanciare forti segnali emozionali con le sue figure.

Cristo morto, cm. 38, Museo Poldi Pezzoli, Milano.
Giovanni Bellini: Cristo morto, cm. 38, Museo Poldi Pezzoli, Milano.

Alcuni critici leggono nelle sue opere un plasticismo di sapore metafisico, come nei lavori di Piero della Francesca, ed un esasperato realismo umano come nei lavori di Antonello da Messina.

La sua pittura si svilupperà ulteriormente con il passare degli anni e, insieme ad essa, migliorerà anche il suo schema di composizione, che lo porterà ad essere l’unico protagonista del suo tempo.

Il suo stile raggiunge la completa maturazione agli inizi del Cinquecento; la sua tecnica preferita è sempre più spesso quella della tempera ed i suoi lavori saranno le famose pale d’altare raffiguranti la Madonna in trono circondata dai santi, dove le figure, i paesaggi e le architetture si compongono in un perfetto equilibrio di curve di luce e di emozioni.

Bibliografia:

“Un amore di Giovanni Bellini”, Giovanni Agosti, Officina Libraria, Milano 2009.

“Giovanni Bellini, catalogo della mostra (Roma, Scuderie del Quirinale)”, a cura di Mario Lucco e G.C.F. Villa,  Milano 2008.

“Giovanni Bellini, in AA.VV., Pittori del Rinascimento”, Mariolina Olivari,  Scala, Firenze 2007.

“Storia dell’arte italiana”, Giulio Carlo Argan, Sansoni, Firenze, 1968.

“Arte nel tempo”, a cura di Pierluigi De Vecchi ed Edda Cerchiari, Bompiani, Sonzogno, 1991.

“Giovanni Bellini”, Stefano Zuffi, Arnoldo Mondadori Arte, Milano, 1991.




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