Biografia e stile di Sandro Botticelli

Biografia di Sandro Botticelli

Sandro Filipepi, comunemente conosciuto come il Botticelli, un grande artista unico nel suo tempo, nasce a Firenze nel 1445, quarto figlio del noto conciatore di pellami Alessandro Filipepi.

Sin da piccolo incomincia a frequentare la bottega del pittore-scultore Antonio del Pollaiolo, dal quale apprende il ductus elegante che rimarrà sempre una discriminante nel linguaggio artistico delle sue opere.

In tutti i suoi lavori si nota la preferenza del tratto al chiaroscuro ed alle gamme cromatiche. All’età di 25 anni riesce ad aprire una bottega d’arte tutta sua, dove inizia la sua carriera artistica. Già fin dai primi anni di lavoro le sue committenze sono importanti, tanto da fargli realizzare il ritratto di Giuliano de’ Medici, fratello del famoso Lorenzo.

Il Botticelli entra nelle grazie di quest’ultimo e di tutta la famiglia de’Medici per il suo spirito aperto, indagatore, curioso e soprattutto per la sua intelligenza fine e sempre viva, anche se talvolta manca di coerenza e disciplina interiore che lo portano a ripensamenti e correzioni.

La Primavera del Botticelli
La Primavera del Botticelli, Uffizi, Firenze.

Nel 1478 realizza la Primavera (attualmente custodita agli Uffizi di Firenze), sempre su committenza di un componente della famiglia de’ Medici, Lorenzo di Pierfrancesco, un giovane affetto da una malattia mentale che oggi si definirebbe depressione.

Sia la Primavera che la “Nascita di Venere” sono inizialmente collocate nella Villa di Castello dove abita il ragazzo.  Nel 1481 Botticelli si reca nei cantieri della fabbrica romana di San Pietro per affrescare, nella Cappella Sistina, tre importanti opere di grandissimo effetto sia per l’eleganza del tratto che per l’armonia delle gamme cromatiche: “La Punizione dei Figli di Corah”, “Il giovane Mosè” e “La Tentazione di Cristo”. È questo il periodo in cui Sandro Botticelli inizia a semplificare il suo modo di dipingere, a scarnare la sua pittura, ad eliminare i brani della decorazione e i dettagli degli insegnamenti fiamminghi.  È da qui che accresce la potenza vibrante e lumeggiante dei suoi colori evocando la pittura propria del Medioevo, ignorando la prospettiva o ribaltandola volutamente, come testimonia la “Natività mistica” custodita nella National Gallery di Londra.

Sandro Botticelli morirà povero, solo e gravemente malato nel 1510, dopo un periodo di completa infermità a Firenze, sua città natale. La sua pittura segnerà la crisi generale dei grandi sistemi ad orientamento figurativo che si erano sviluppati nella prima metà Quattrocento.

La pittura di Botticelli

La formazione artistica di Sandro Botticelli – influenzata da maestri come Filippo Lippi, Andrea del Verrocchio e Antonio del Pollaiolo [Santi, cit., pag. 88.] – rimase fondamentalmente una costante nel corso di tutta la sua carriera artistica, mantenendo quello stile comune nella maggior parte delle sue opere, che ben lo identifica nell’ampio panorama artistico. Tuttavia si notano nel corso del tempo delle variazioni di stile, che mai lo portarono a radicali cambiamenti.

Dal suo primo maestro, Filippo Lippi, l’artista in esame apprese la maniera nella realizzazione di eleganti figure – a cui conferisce un’ideale e rarefatta bellezza – il gusto del tratto, l’importanza dei contorni, la scioltezza delle forme, il cromatismo delicato ed armonioso e il domestico calore dei personaggi sacri [Santi, cit., pag. 88.]. Dal Pollaiolo, invece, trasse la capacità di conferire energiche vitalità espressive alle forme – rafforzando la linea del contorno – e energia nel movimento. Da Verrocchio, che fu anche maestro di Leonardo, imparò quegli effetti luministici che lo portarono alla realizzazione di quelle solenni e monumentali forme [Santi, cit., pag. 89].

Dalla sintesi di questi motivi, a cui vanno integrate le continue e personali ricerche, il Botticelli riuscì a trarre una nuova ed autonoma espressione del proprio linguaggio artistico, caratterizzato soprattutto dalla peculiarità delle sue figure – fondate su un’eleganza senza tempo, velata da un delicato senso di malinconia – nonché dalla capacità nel dare un maggiore risalto alla figura umana senza sminuire troppo l’ambiente circostante.

Madonna del Magnificat
Madonna del Magnificat

Tuttavia nelle ultime fasi della sua carriera artistica si nota quel linearismo che talvolta lo porta a modificare le forme in rapporto agli impulsi emozionali del momento, influenzati anche dalla rivoluzione riformatrice del Savonarola, il cui rigore acetico contribuì non poco ad una crisi mistica; il Botticelli, infatti, attaccato com’era alle componenti paganeggianti e cortesi della cultura umanistica, si trovò così di fronte ad un dilemma che gli fu difficile gestire.

Il cambiamento del suo linguaggio artistico si evidenzia anche nelle sue ultime opere, i cui personaggi si fanno più introspettivi, spesso esclusivamente religiosi, in un contesto quasi irreale e con la volontaria ripresa di arcaicismi, come le progressioni gerarchiche e il fondo oro.

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