Citazioni e critica Pieter Bruegel

(citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

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Cosa hanno detto i critici della Storia dell’arte su Pieter Bruegel:

Si dedicò per primo allo studio delle varie forme della vita paesana, che fu il tema principale della sua arte. In lui, il modo di vedere queste scene è sempre intelligente, ma grossolano, qualche volta perfino volgare.     G. F. waagen, Handbook of Painting, 1869.

più originale che grande … Insomma, è un pittore curiosissimo da studiare, perché in lui si ritrovano tutte le virtù e i difetti della scuola paesana, di cui in effetti è il capo.     A. siret, Bìographie nationale, 1872.

È opportuno che il nostro tempo, giustamente orgoglioso di aver rimesso in onore maestri come Frans Hals, Adriaen Brouwer e Rembrandt, veda in Pieter Bruegel una personalità artistica di molto superiore alla mera preoccupazione del comico o anche dell’imprevisto.   H. hymans, Piene Breughel le Vieux, “Gazette des Beaux-Arts”, 1890.

Postosi sulla via dell’arte senza aver avuto la disgrazia di perdere, con un’educazione convenzionale, le idee in mezzo a cui era sorta la sua vocazione artistica … il Bruegel subordinava senza scrupoli la forma all’essenziale, la teneva strettamente legata alla sua originaria funzione espressiva, trascurando invece — all’opposto dei pittori italianizzanti — la perpetua ricerca della bellezza formale in pro della forza espressiva e del carattere e, insensibile alla grazia dei gruppi, con ogni naturalezza accostava nelle sue composizioni i visi più diversi. Per effetto logico di un’ingenuità testarda riuniva così, nelle opere della prima parte della carriera, temi e metodi di natura essenzialmente popolari … Ma nella seconda parte della sua vita non fu più così. 11 Bruegel aveva il dono innato dello stile, non di quello stile fatto di pretese d’eleganza e nobili attitudini che stava così rapidamente per diventare un manierismo con Bartholomaeus Spranger, ma di quella forza calma e sicura che sa condensare l’espressione in una forma abbreviata, e lo praticava nelle sue figure. Seguendo strade affatto nuove egli applicò questo dono alla composizione; rinunziò alla propria sovrabbondanza enciclopedica e alla tendenza a riunire i gruppi in assiemi sinottici, per infondere la massima forza espressiva in gruppi ristretti e, infine, unici. Questa semplificazione viene conseguita altrettanto bene nel paesaggio — in cui l’artista finisce col caratterizzare le stagioni e le ore del giorno — che nei temi con figure; egli giunse così, nell’ultimo tipo di composizione, a confondere i due generi in opere armoniose dove l’ambiente naturale … è considerato soltanto nei suoi rapporti con l’umanità.

E in realtà occorre partire da questa eletta visuale per valutare lo sforzo compiuto dal Bruegel a vantaggio dell’arte di tutti i tempi. Prima di lui il soggetto di costume, svincolato da ogni pretesto letterario, esisteva a malapena; dopo, poteva ben stare accanto, per grandezza, passione, forza, al genere storico o religioso. L’uomo, libero da ogni contingenza aneddotica o morale, stava per bastare all’arte, in un anonimato quasi simbolico. Pur prendendo come modello il contadino, che conosceva così bene, il Bruegel aveva allargato il proprio orizzonte, e il pubblico per il quale dipingeva poteva ormai identificarsi con l’umanità intiera.   R. van bastelaer, Peter Bruegel l’Ancien, 1907.

II periodo che vide l’affermazione del Bruegel come maestro ad Anversa fu assai critico nella storia dell’arte dei Paesi Bassi. Cominciavano a dominare il campo pittori come Floris e Cixie; quello che oggi ci appare genuino e fecondo era considerato a quei tempi un andare contro corrente e probabilmente il Bruegel non fu considerato dai suoi contemporanei un grande artista. Si accusò la sua arte di essere priva di uno stile nobile e dell’erudizione romana, di tutto quello, cioè, che trasformava l’esecutore artigiano in un ‘artista’, concetto, questo, comparso per la prima volta proprio in quegli anni. Per i maestri della vecchia generazione le pitture del Bruegel non erano di esecuzione accurata e mancavano di quella tecnica che rendeva le superfici simili a uno smalto, mentre i giovani si meravigliavano che Pieter avesse visitato l’Italia senza ricavarne profitto al gusto …

Vi fu in Bruegel, oltre all’amore per l’osservazione diretta della natura, oltre alle sue tendenze narrative, una ricerca di novità di natura protestante. Diffidente di fronte ad ogni atteggiamento forzato, ad ogni formula, ad ogni cerimoniale, estraneo agli antichi dèi e d’altra parte ostile ai nuovi, niente gli fu più caro che spingere l’occhio tanto addentro a quel che era sacro fino a metterne a nudo ciò che in esso vi era di umano e di comune; oppure allontanarsi tanto dalla ricerca fino a farla diventare cosa insignificante e vuota. Egli cerca sempre una posizione nuova, un nuovo punto di vista, una più ampia indagine.

L’eloquenza del maestro ebbe un flusso continuo e non si ripetè mai. Spinto dalla ricchezza incalzante delle proprie idee, egli non aveva tempo di elaborare i dettagli. Ogni cosa lo spingeva alla fretta: la maniera delle sue illustrazioni, il fuoco della sua personalità, la gioia di mostrare sempre qualcosa di nuovo. Bruegel diventò impressionista per forza del proprio tempera­mento e creò per suo uso un linguaggio decorativo che soddi­sfacesse al ritmo della sua natura.    M. J. friedlaender, Von Eyck bis Bruegel, 19212 (traduzione italiana di Mina Bacci).

È senza dubbio un errore considerare il Bruegel semplicemente come il prosecutore del Bosch … Nel Bosch sono ancora presenti il demoniaco medioevale e la simbolizzazione delle forze occulte da cui l’uomo è circondato nella natura e nella vita;

nonostante l’inesauribile ricchezza dell’invenzione, in lui il moralista è superiore al poeta. Quel che invece interessa al Bruegel è osservare e descrivere le manifestazioni della vita: proprio in queste egli ricerca, e trova, lo stravagante e il grottesco. Poco gl’importa di mostrare gli uomini come dovrebbero essere; al contrario, li raffigura con una sorta di violento umorismo quali sono in realtà, con i loro difetti, le passioni e le ubbie, lasciando allo spettatore la cura di trame la morale.

Mai, in tutto il precedente svolgimento dell’arte, l’indivisibilità dell’esistenza naturale fu così profondamente sentita e resa con altrettanta convinzione. La malinconia della natura morente e i segni tempestosi del suo ridestarsi, la dolce intimità dell’inverno e l’esuberante fecondità delle messi, i fenomeni atmosferici, Pària rarefatta e pallida dell’inverno, quella pesante e carica di luce dell’estate, la poesia della sera, la conformazione del suolo, i monti e le vallate, i campi e le strade, il mutare della vegetazione col volgere delle stagioni, il villaggio tranquillo e i suoi abitanti, le loro fatiche quotidiane, le gioie e le pene, tutto questo è una sola cosa con la natura e il processo vitale. Si intende perciò come l’osservazione della natura;

così profonda nel Bruegel, scaturisse in definitiva da quella medesima concezione delia vita su cui si fondava la sua nuova pittura dei costumi popolari, che considerava l’uomo come un prodotto della natura, del suolo sul quale vive, e di determinate condizioni ambientali e sociali.

Ma nulla da il senso della grandezza dell’artista meglio dell’audacia con cui seppe bruciare in pochi anni le tappe, traendo d’opera in opera nuove conseguenze da tale nuova concezione. Ciò risulta con particolare chiarezza nell’ulteriore elaborazione del principio compositivo. Un punto di vista soggettivamente posto in alto e in lontananza, così da livellare nell’espressione pittorica le scene raffigurate; lo sguardo gettato dalla sommità della galleria della vita sullo spettacolo che si svolge in basso non poteva bastare là dove era necessario sperimentare in proprio gli effetti delle potenze naturali sugli uomini. Occorreva inoltre che anche lo spettatore fosse preso dal fascino di quegli effetti, ed ecco perché il Bruegel trasporta in questo momento [dei ‘Mesi’] il suo punto di osservazione nel paesaggio medesimo.

In qualche luogo, dei poveri vecchi [la Parabola dei ciechi] sono stati vittime di un incidente. Nessuno baderà ad essi. Tutt’al più, l’uno o l’altro dei parenti verserà una lacrima su di loro: la vita della natura e la vita degli uomini continuano, come se una semplice foglia fosse caduta dall’albero. Ma la novità consiste precisamente nel fatto che un evento talmente insignificante, con così insignificanti protagonisti, sia divenuto ora il centro della contemplazione universale. Quel che sembra un caso, un fatto isolato, circoscritto nel tempo e nello spazio, senza conseguenze storiche di rilievo, diviene l’immagine del destino cui nessuno può sfuggire ed al quale tutta l’umanità è ciecamente soggetta.   M. dvoràk, Kunstgeschichte als Geistesgeschichte, 1928.

Un artista profondo, serio, un pittore di composizioni vaste, appassionato della realtà, innamorato della natura, dell’umanità, che però sente fortemente la tragica sproporzione tra la fragilità dell’una e le leggi ineluttabili o le tremende scosse dell’altra. Ma senza amarezza, perché egli adora la vita in tutte le sue manifestazioni, perché constata che la gioia resta possibile anche sotto la forca, e dipinge questa sbrigliata allegria che è anche una grande forza; egli sa che la vita giovane ed esuberante rinasce sempre dalla morte, e tale preziosa certezza lo rende, nonostante tutto, ottimista.

Si sforza in modo particolare di rendere l’uomo nella vita universale e nella natura, che lo superano con la loro grandezza, l’uomo nella vita sociale, alle prese con l’oppressione, la crudeltà e la stupidità che massicòiamente trionfano. Si noti come questa profonda emozione umana, che a nostro avviso costituisce il carattere peculiare del Bruegel, si esteriorizzi in composizioni i cui elementi saranno tutti presi dalla realtà, e quasi sempre dal paese e dal popolo che il maestro conosce meglio: quello della sua terra natale.

L’origine, l’ambiente, l’acuta visione della realtà, il sentimento tragico e l’originalità, che come una linfa anima tutte le sue opere, fanno di lui un fiammingo sino al midollo; un fiammingo, però, che per esprimersi, per dare forma a ciò che sentiva di veramente grande e universale, ha imparato molto dall’Italia; non, come i suoi contemporanei, imitando le forme esteriori dell’arte meridionale, bensì intendendo la sua essenza, penetrandone la più segreta struttura del linguaggio.  E. michel, Bruegel 1931.

Hieronymus Bosch, nato nel momento del dissolversi del sistema cosmico medioevale, segna nella sua opera la frattura che separa dal regno di Dio il mondo profano, divenuto preda dei demoni. La missione del Bruegel è di sopprimere il dualismo creatore-creato, respingendo ogni forma e ogni ente celeste; egli opera la sintesi della natura e dell’anima umana, e codesta natura nuova porta ormai in se stessa il proprio principio vitale.   ch. tolnay, Pierre Bruegel l’Ancien, 1935.

soltanto ai nostri giorni si tornano a comprendere appieno il suo modo senza retorica e del tutto genuino di guardare alle cose, la sua visione così spiritualmente meditata del mondo e degli uomini, il suo meraviglioso senso pittorico sorretto da un gusto finissimo del colore, il talento di sintetizzare le forme visibili e di penetrare l’affascinante contenuto psicologico dei paesaggi. In verità non c’è artista del passato più prossimo a noi in quanto a disegno e colore, che sappia comunicarci in grado altrettanto elevato la propria intuizione del mondo e della natura. Che il Bruegel sia così vicino alla nostra sensibilità, al nostro cuore, può dipendere dal fatto ch’egli visse in un tempo di sconvolgimento e di sovversione dei valori, e che già qualcosa di quanto proviamo oggi, egli lo presentì con l’arte sua. Ma ciò per cui è vissuto, ciò che nel suo genere appare unico, inconfrontabile, ciò che ha creato, non vale soltanto per i suoi tempi o per i nostri, ma per ogni tempo a venire, fin quando si sappia apprezzare la vera grandezza della forza creativa dell’arte                                       G. Gluck, Das Bruegel Buch, 1936.

II Bruegel, almeno per noi, comincia come disegnatore, non come pittore. Si direbbe che sia giunto alla pittura dalla porta di servizio: il che gli ha reso più facile rimanere indenne, o liberarsi, dai pregiudizi e dalle convenzioni che in quel tempo dominavano l’arte della pittura.

È certo che i suoi precedenti sono da ricercare nella miniatura e negli arazzi (o nelle tempere che li sostituivano), piuttosto che nella pittura da cavalletto. Tutti i possibili riferimenti, per quanto significativi, non toccano che particolarità secondarie. Il Bruegel era un genio, perciò fallisce ogni tentativo di rintracciare precedenti o modelli al suo fare o creare…. È un impressionista, la sua fantasia, la passione per il movimento, tutto lo porta alla rapidità. Ciò che si muove non lo si può afferrare che rapidamente. Il Bruegel fissa quasi come un’istantanea fotografica, con un’infallibile memoria ottica del contorno, del profilo. Il segreto di questa capacità sta nel fatto che un’occhiata era sufficiente a lasciare in lui tracce profonde e incancellabili.    M. J. friedlaender, Pieter Bruegel, 1937.

Come Rabelais e Shakespeare, il Bruegel ha fatto ingenuamente sua una moda un po’ pretenziosa del suo tempo, l’esibizione a volte fin troppo pedantesca della cultura, camuffata sotto apparenze del tutto insospettate. I suoi dotti contemporanei avevano la passione delle scoperte; e il Bruegel, con la sua immaginazione eccezionalmente fertile e fantasiosa, non ebbe certo difficoltà nel conferire a molte delle sue Opere, soprattutto in questo primo periodo, un’apparenza di rebus abilmente intricati. Ciò non toglie che i quadri del maestro abbiano aspetto popolare, giacché appunto al mondo dei lavoratori, specie dei contadini, sono attinti gli accentuati tipi maschili e femminili…..   V. Denis, Tutta la pittura di Pieter Bruegel, 1952.




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