Cenni sulla biografia di Georges de La Tour: vita artistica e citazioni

Pagine correlate: Le opere di Georges de La Tour – Il Caravaggio – Le opere del Caravaggio

Cosa hanno detto le più autorevoli voci della Storia dell’arte su Georges De la Tour

De la Tour: San Gerolamo penitente
De la Tour: San Gerolamo penitente

Georges de La Tour, pittore francese, nasce a Vic-sur-Seille il 10 marzo 1593 e muore a Lunéville il 30 gennaio 1652. Svolge la sua vita artistica prevalentemente in Lorena, una regione con una cultura assai vicina a quella italiana, oltre che a quella francese e nordeuropea.

La Tour, contemporaneo dei fratelli Le Nain e di Jaques Callot, è un raffinatissimo osservatore della natura e della vita quotidiana. Con il suo ricercato gusto per il mondo naturalistico, ed un occhio vigile sui giochi di chiaro-scuro, è considerato dalla critica uno dei più originali prosecutori della scuola caravaggesca. I suoi dipinti si distinguono per una grande capacità nel controllare le fonti di luce, che determinano la sua peculiarità saliente. Molto spesso, i soggetti delle sue opere sono inseriti in ambienti illuminati da debolissime fonti di luce, tipo quella di una candela. Diverse opere a lui attribuite sono custodite nel Museo della Musella a Vic-sur-Seille e nel Museo di Lorena.

Citazioni dal 1836 al 1935: Cenni critici  (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

7835. Museo di Nantes

Suonatore di ghironda, cm. 162 x 105, Musée des Beaux-Arts, Nantes.
Suonatore di ghironda, cm. 162 x 105, Musée des Beaux-Arts, Nantes.

II catalogo attribuisce a Murillo un Cieco che canta e suona la ghironda d’una verità plebea e spaventosa. Senza dubbio questa figura appartiene a un artista spagnolo della scuola di Siviglia; ma il Murillo della prima maniera usa una tavolozza più scura, mentre le sue ultime opere sono prive dell’aridità che si nota in questo dipinto. Lo attribuirei piuttosto a Velàzquez, che agli inizi si esercitò in temi triviali, e che nelle prime opere non lasciava per nulla presagire il fare aggraziato e soave che rivela alla fine della carriera.   P. mérimée, Notes d’un voyage ….. France…, 1836.

[…] N. 17 [del Museo di Nantes] – Vecchio che suona la ghironda. D’una verità plebea e spaventosa; dipinto spagnolo attribuito a Murillo. Non privo di qualità. Colore quieto, espressione vera. Proviene dal Musée Napoléon. Forse è di Velàzquez, che, agli inizi, si esercitò in temi triviali.   stendhal, Memories d’un touriste, 1838.

7863. Museo di Rennes

[…] quello che veramente appare sublime è un dipinto olandese, il Neonato, attribuito a Lenain [sic}: due donne vegliano un bimbo di otto giorni addormentato. Vi si scorge tutto ciò che la fisiologia può rivelare sugli inizi della vita umana. Nessuna parola può esprimere 51 sonno profondo, integrale, simile a quello che il piccolo dormiva soltanto otto giorni prima nel grembo della madre: la fronte senza capelli, gli occhi senza ciglia, il labbro inferiore abbassato, la bocca e il naso dischiusi, quasi semplici buchi per respirare, la pelle unita e lucida appena toccata dall’aria, tutto un abbandono primitivo alla vita puramente vegetativa. Il labbro superiore è rialzato; tutto l’impegno sta nel respirare. Il corpicino è insaccato e serrato nei bianchi lini rigidi, come le bende di una mummia. Impossibile rendere più efficacemente il profondo torpore primitivo, l’anima ancora immersa nelle tenebre. L’immagine viene messa in rilievo dall’aria ottusa della madre, dalla semplicità e dalla durezza del rosso intenso dell’abito, che getta un caldo riflesso su quella piccola massa di carne morbida. Gli elementi che accrescono l’impressione di Stendhal, del resto secondo un costume dimostrato anche in altre occasioni, riprese questo giudizio (si veda C brano pubblicato qui di seguito), in parte alla lettera, in parte parafrasandolo. mobilità, di mera esistenza animale sono: il piccolo naso all’insù, come una pallina di carne arrossata dall’afflusso del sangue, con la pelle tanto sottile da sembrare invisibile; – la fronte perfettamente liscia, senza una piega o una ruga, grassa, lucida, bombata, con la carne che tutto ricopre; – la superficie uniformemente liscia di tutto il volto, vegetativamente coperta di una carne senza pensiero, una carne molle in cui il semplice tocco di un dito basterebbe a lasciare una fossetta; solo la pienezza di una nascente vitalità può gonfiare e sostenere una polpa così docile e impregnata di umidore ; – la sottile fessura lievemente più rilevata che segna le palpebre chiuse, dove le ciglia bionde sono impercettibili e appena spuntate; – il rosa porporino, linfatico e sanguigno, grasso e quasi rubizzo di tutto il viso, sul bianco crudo e sulla grande piega del lino che lo avviluppa tutto quanto; – infine l’aspetto nettamente fiammingo, il volto da pecora pacifica della giovane madre, e la calma da giovenca fiamminga della donna di mezz’età che regge il lume. L’impressione dominante in tutta la tela è che il pittore sia in realtà un semplice creatore di corpi. Il tema non conta. Come è riuscito l’artista a cogliere la realtà fisica colorata e viva, con quali mezzi, con quale profondità ha saputo restituirla? Quanto più un uomo è pittore, tanto più si trova continuamente, eternamente impegnato a ricreare il vero.    H. taine, Carnets de voyage. Notes sur la Province, 1896.

Al Museo di Rennes

Come il buon La Fontaine domandava a chi gli capitava a tiro: “Avete letto Baruch?”, io chiederei volentieri a tutti: “Conoscete Le Nain?”. Conoscete soprattutto lo strano e delizioso dipinto del Museo di Rennes, quella Natività immersa nell’ombra, dove umili, tenere, dolci figure si illuminano nel riflesso di un chiarore misterioso? Quest’opera mi turba. Ogni volta che sono tornato a Rennes, l’ho trovata sempre più affascinante. È una meraviglia di sentimento, di candore, di originalità. In quel tempo, fuori di Spagna, non c’erano che Rembrandt e Vermeer che sapessero mostrare tanto ardimento nella concezione e tanta sensibilità nella resa intima dell’essere umano […].

Al Museo di Nantes

Eccoci davanti a una creazione straordinaria dell’arte pittorica, il Suonatore di ghironda della collezione Cacault. Una gamma rossiccia, monocorde, di straordinaria delicatezza, rotta appena dall’arancio dei calzoni e dal rosa granata dei nastri, avvolge un’atmosfera tranquilla bagnata d’aria e di luce. […] Dipinto toccante, solido, espressivo, naturale in ogni sua intenzione. La nuova sistemazione del museo dovrà riservare al Suonatore di ghironda […] un posto a parte, di rilievo. Per opere di questa qualità occorre una vera cappella.   gonse, Lei chefs d’oeuvre des Musées de France, La peinture, 1900.

La concordanza tra gli elementi fomiti dai testi lorenesi, e i temi, la firma, la data e lo stile dei dipinti a Nantes [L’angelo appare a san Giuseppe, Negazione di san Pietro] consentono di attribuire questi ultimi a La Tour di Lunéville. In lui scopriamo un artista che prosegue la tradizione dei ‘notturni’ della cerchia caravaggesca, soprattutto di Gerard Honthorst e della sua scuola, con una maniera un po’ provinciale, ma tipica e personale. All’uso rigido della linea, alla durezza del disegno nelle figure fa riscontro un colore veramente considerevole, sebbene del pari tagliente e arbitrario, ove dominano i cinabri e i lillà. Alle tele di Nantes si collega la Natività di Renne», stilisticamente prossima sotto ogni aspetto. […] Una composizione che s’imparenta a esse, e che senza dubbio rinvia a un dipinto di La Tour, mi è nota attraverso una incisione […] che porta, certo erroneamente, il nome di Jacques Callot.        H. Voss, “Archiv fiir Kunttgeichichte”, 1915.

L’adorazione dei pastori, cm. 107 x 137, Musée du Louvre, Parigi.
L’adorazione dei pastori, cm. 107 x 137, Musée du Louvre, Parigi.

II carattere che più colpisce nelle sue opere è prima di tutto l’assenza di qualsiasi esasperata pateticità nell’attuazione del tema. Tutto è calmo, semplice, naturale. Di modo che un dipinto religioso – per esempio, l’Adorazione dei pastori al Louvre – non si differenzia, per intensità emotiva, da una delle sue tele di tema profano, come la Madre con bambino [il Neonato} di Rennes. Il senso d’intima tenerezza che pervade tali opere appare ancor più insolito, in quanto il pittore si avvale di ampie superne! nitidamente composte, a mo’ di bassorilievi, dove le direttrici compositive tendono al monumentale. Da un lato si accentua il naturalismo, con personaggi i cui visi rivelano un realismo originale, molto marcato (dipinti del Louvre e del Museo di Rennes), dall’altro si instaura il linguaggio formale di un’arte profondamente idealistica (San Sebastiano del Museo di Berlino), che presuppone la conoscenza della pittura italiana del Cinquecento. Sebbene Georges de La Tour non venga citato nei documenti italiani dell’epoca, si può pensare che egli si sia ispirato ai pittori toscani nella cerchia del Caravaggio, in particolare a Orazio Gentileschi, la cui pittura si accosta per le tendenze classiche a quella dell’artista francese. Ma la vera originalità dell’arte di Georges de La Tour risiede nella tavolozza. Egli impiega sovente un rosso vermiglio e un tenero violetto dei quali non esistono precedenti in Italia. Si potrebbero piuttosto rintracciare toni analoghi in Olanda, in certi dipinti di Terbrugghen (si veda per esempio il quadro di Berlino). Sarà forse utile infine accennare ai possibili rapporti fra l’arte di La Tour e quella di Callot. Noi non pretendiamo tuttavia di essere riusciti a definire lo stile di La Tour : la sua arte rimane difficile da collocare, dato che le forme da lui create sono ora realistiche, ora idealistiche, ora permeate di manierismo.   V. bloch, Georges (Dumesnil) de La Tour, “Formes”, dicembre 1930.

[…] Senza dubbio è questa ruvidezza, questo primitivismo naturalistico privo di tentennamenti a richiamare da vicino l’arte spagnola, specie Zurbaràn. Però codesta analogia rimane puramente esteriore; non tocca il fondo della concezione artistica. La severità e la semplicità di Zurbaràn possiedono nonostante tutto una potenza dinamica, una franchezza meridionale e una concentrazione di slanci che non possono assolutamente confrontarsi con il disegno angoloso degli artisti nordici e il carattere di meditata analisi del Suonatore di ghironda e del San Gerolamo [di La Tour]. Si segua per esempio il profilo della composizione, spezzata in più punti, sulla destra del Suonatore di ghironda, oppure il tipico isolamento, quasi si trattasse di nature morte, di alcuni particolari dello strumento musicale e di altri pezzi ‘inanimati’ in primo piano. Simili in­terruzioni nello slancio ritmico sono profondamente estranee all’impeto monumentale di uno Zurbaràn e degli altri pittori realistici spagnoli. La concezione lineare di La Tour si manifesta con una predilezione per il particolare, per la forma risoluta, a spigoli vivi. Egli esplora le superfici e i contorni delle cose con acuta precisione, senza alcuna repugnanza per la loro crudezza; anzi sembra compiacersi delle irregolarità che reperisce nella loro struttura. La Tour è artista legato alle stilizzazioni nordiche, che però affronta a suo rischio e pericolo i temi favoriti dei realisti meridionali; ma sono temi non facili da trattare applicando una regola del genere. Per questo La Tour è uno spirito troppo ‘sperimentatore’, che talvolta sceglie i propri mezzi con un calcolo eccessivo. E tuttavia egli riesce sempre a stupire e sedurre con l’audacia paradossale del suo colore e con un’armonia che coordina, al di là di qualsiasi convenzione, gli elementi più disparati, per quanto severi e contraddittori. Questa aspra armonia è la prova delle sue eccezionali qualità pittoriche.   H. Voss, Tableaux a éclairage diurne de G. de La Tour, “Formes”, giugno 1931.

[…] Tra i pezzi più rari [esposti nel 1932 alla Royal Academy di Londra, nella rassegna ° L’Art francais, 1200-1900″], i due quadri del maestrino di Lunéville, La Tour-Dumesnil : il Neonato, di cui ho sempre ammirato al museo di Rennes i fiammeggianti toni rossi, e i Bari, una tela di proprietà privata, dalle figure espressive e dai ricchi abiti screziati. Questo piccolo provinciale, esposto per la prima volta in una grande mostra, ci conduce naturalmente ai Le Nain, vanto della sala […].   A. dezarrois, L’Art francais a Londres, ‘Revue de l’Art ancien et moderne”, febbraio 1932.

Georges de La Tour: Il baro con l'asso di fiori
Georges de La Tour: Il baro con l’asso di fiori

[All’esposizione suddetta nella Royal Academy di Londra] il caravaggismo è rappresentato da due dipinti di G. Dumesnil de La Tour, una Natività proveniente da Rennes, piacevole ma inferiore alla tela di Berlino, e il Baro di M. P. Lan-dry, greve, mal colorato e di cattivo gusto. Non capisco il rumore che si è fatto in questi ultimi tempi attorno a questo caravaggista meno importante di un Terbrugghen, di un Manfredi o di un Valentin […].   G. Isalro[v], La peinture francaise a Vexposition de Londres 1932,

[A proposito della mostra “Peintres de la Réalité a l’Orangerie”] In questi giorni se ne leggono delle apologie ingegnosissime.

– Lei dovrebbe vederlo! È un pittore sorprendente. Non abbiamo strumenti per misurare il genio; ma sento che il talento del De la Tour spezzerebbe più di un manometro. È un peccato che non abbiamo nulla di suo in Italia. Sebbene firmasse latinizzando, è probabile che non abbia mai fatto il viaggio di Roma. Ed è forse per questo che sa dare, dei principi caravaggeschi, un’in-terpretazione così a parte, per nulla servile. Magari gli sarà bastato quello che gli raccontavano il Callot o il Le Clerc di ritorno a Nancy, a un passo dai luoghi dove il De la Tour abitò e dipinse per tutta la vita. Lo vedo come il gentiluomo mascherato del caravaggismo, una specie di misterioso dilettante. Direi che, nel movimento caravaggesco, abbia la collocazione che il Savoldo, nobile bresciano, ha nel giorgionismo. Costruisce il suo fortino caravaggesco a Lunéville in Lorena e continua a cristallizzare i suoi effetti di luce fino al 1650, a una data, insomma, che di pittura caravaggesca non se ne faceva più già da un bei pezzo, in nessuna parte del mondo. Si prova nei suoi esperimenti di alchimia caravaggesca chiuso in una torretta, a luce artificiale di lanterna magica o tutt’al più alla luce gialla che filtra durante le grandinate. Starei per dire che, il suo, è un caravaggismo ugonotto. Sia come si vuole, anche le sue decifrazioni d’argomenti religiosi sono le più intelligenti e moderne dopo quelle, scandalose, del Caravaggio: ma più misteriose, esoteriche. La Visita al prigioniero [il Giobbe di Epinal] non è forse una delle Sette opere di misericordia che già il Caravaggio aveva radunate nel celebre quadro di Napoli? […] il San Sebastiano in due esemplari a Rouen e a Orléans, o l’altro del museo di Berlino, pazientemente medicati dalle castellane lorenesi, non suonano attuali come l’episodio di un “ferito nelle guerre di religione”? Il Neonato di Rennes non sarà proprio una semplice Natività spoglia di nimbi e d’ogni altro attributo soprannaturale, salvo l’artificiosa surrealtà della luce trovata in un angolo di stalla, sotto la mangiatoia? Le ripeto, il De la Tour bisogna vederlo. È indescrivibile.    R. longhi, I pittori della Realtà in Francia, ovvero I caravaggeschi francesi del Seicento, “L’Italia letteraria”, 19 gennaio 1935.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *