Biografia di Erich Heckel

Erich Heckel, attratto dalle nuove e rivoluzionarie sperimentazioni stilistiche, intorno al 1904, volle intraprendere lo studio dell’Architettura. A Dresda, durante gli anni da studente, il suo pensiero si orientò verso gli scrittori anti-borghesi, in particolare Dostoevskij Nietzsche.

Sempre in quegli anni entrò in contatto con Karl Schmidt-Rottluff, Fritz Bleyl e Ernst Ludwig Kirchner, con i quali costituì nel 1905 la Die Brücke.

L’intento del gruppo era di costituire un ponte (Brücke = ponte) che avrebbe collegato la pittura tradizionale neo-romantica, ancora viva in Germania, con quella espressionista, che incominciava a svilupparsi con sempre più forza.

Il gruppo si ispirava principalmente ad Edvard Munch, ai pittori del periodo post-impressionista – tra cui Van Gogh e Gauguin – e all’arte extraeuropea, soprattutto quella africana: quest’ultima spinse alcuni componenti verso l’intaglio del legno.

Anche la grafica a stampa, in particolare quella a tecnica xilografica, fu un mezzo largamente impiegato dalla Brücke, visto l’efficacissimo effetto economico, che allo stesso tempo, finalmente, metteva d’accordo artista e fruitore dell’opera. Chiunque poteva permettersi di acquistare un’opera del gruppo.

Il linguaggio pittorico di Heckel, in particolare, nei primi anni si dirigeva verso orizzonti di alta emotività, ottenuto con impiego di curve aggressive e bruscamente interrotte, nonché con una coloristica altrettanto vigorosa dalle forme bidimensionali. Come ogni altro componente della Brücke, anche Heckel si ispirava principalmente nella natura, tanto che estati tra il 1907 ed il 1910, soggiornò presso le coste dei mari nordici e sui laghi della Sassonia, accompagnato spesso da Max Pechstein e Kirchner.

Nel 1911 Heckel, sempre indirizzato verso una più espressiva strutturazione della forma, si recò a Berlino, ove non riuscì né a ottenere quei consensi sperati, né ad adattarsi alla linea stilistica contemporanea in voga nella nuova città. Tuttavia il suo cromatismo si fece più sommesso e malinconico senza però perdere le caratteristiche introspettive, che diventano più penetranti con tematiche spesso legate alla malattia.

Terminata l’esperienza berlinese Heckel viaggiò per varie città tedesche, conoscendo artisti come Lyonel Feininger, Wilhelm Lehmbruck, August Macke, nonché James Ensor che al tempo soggiornava a Ostenda.

Durante la Grande Guerra Heckel fu arruolato nell’esercito, rimanendo profondamente sconcertato dalle atrocità del conflitto. Faceva parte del corpo sanitario e, quindi, quasi tutte le opere di quel triste periodo richiamano le dolorose esperienze vissute.

Dopo la guerra, riprese la ricerca cercando ispirazione in quella natura rimasta ancora intatta da processi di modifica, non solo distruttivi a causa dell’ultimo conflitto ma civilizzatrici della moderna società. La Foresta Nera e le Alpi presso il lago di Costanza divennero le sue mete preferite. La maestosità delle montagne alpine entrò allora a far parte delle sue principali tematiche paesaggistiche: l’espressività angosciosa delle opere di quegli anni si affievolisce gradatamente in un linguaggio più distensivo, in una variazione cromatica sempre più prossima al pastello.

Con l’avvento di Hitler e del nazismo, la pittura di Heckel fu considerata “arte degenerata” e non poté più entrare nelle pubbliche esposizioni e nei musei, dalle quali vennero prelevate e confiscate tutte le opere non gradite al potere. In questo periodo gran parte della sua produzione venne distrutta. Tutto questo però non riuscì a togliere notorietà all’artista, che oggi è considerato uno dei più alti esponenti della pittura novecentesca tedesca, suffragato dai molteplici riconoscimenti e dalle eminenti mostre a cui egli partecipò.

Dopo la seconda guerra mondiale insegnò all’Accademia di Belle Arti di Karlsruhe (città extracircondariale del Baden-Württemberg) fino al 1955.

Heckel morì il 27 luglio 1970 a Radolfzell, presso il lago di Costanza.




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