"San Gerolamo nello studio" di Antonello da Messina

Antonello da Messina

Antonello da Messina: San Gerolamo nello studio
San Gerolamo nello studio, cm. 46 x 36,5,  National Gallery di Londra.

Sull’opera: “San Gerolamo nello studio” è un dipinto autografo di Antonello da Messina, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1474, misura 46 x 36,5 cm. ed è custodito nella .National Gallery di Londra. 

Il dipinto, intorno al 1835, faceva parte della collezione di Th. Baring a Stratton, come opera del Dürer. Nel 1848 fu venduto a Koningham che, l’anno successivo, lo cedette ad un commissionario dello stesso Baring. Quest’ultimo lo lasciò al nipote lord Northbrook, il quale nel 1894 lo fece pervenire alla National Gallery.

Il Michiel nel 1529, dopo aver ammirato la presente composizione in casa di Antonio Pasqualino, scrisse : “El quadretto del S. Jeronimo che nel studio legge, in abito cardinalesco: alcuni credono che el sii stato de mano de Antonello da Messina; ma li più, e più verisimilmente, l’attribuiscono a Gianes, ovvero al Memelin, pittor antico ponentino: e cussì mostra quella maniera, benché el volto è finito alla italiana: sicché par de mano de Jacometto, Li edifici sono alla ponentina. el paesetto è naturale, minuto e finito, e si vede oltra una finestra, e oltra (a paria del studio, e pur fugge: e tutta l’opera, per sottilità, colori, disegno, forza, rilievo, è perfetta. Ivi sono ritratti un pavone, un cotorno (coturnice), e un bacil da barbiero espressamente. Nel scabello vi è finta una letterina attaccata aperta, che par contenere el nome del maestro, e nondimeno se si guarda sottilmente appresso, non contiene lettera alcuna, ma è tutta finta”.

È questa probabilmente la citazione che fu, in passato, oggetto di accese discussioni e che fece ritardare l’assegnazione della tavola al Maestro, tanto che ancora il Morelli e il Gronau (1897) lo riferivano a Jacometto Veneziano (1472 1497), mentre il Servolini l’attribuiva a Jacopo de Barbari (probabilmente nato a Venezia intorno al 1445 – morto intorno al 1516). Più tardi venne riferita a van Eyck e a Memilng, fino a quando, nel 1933, il Lauts lo restituì ad Antonello con l’avallo della maggior parte degli studiosi, eccetto – per l’appunto – il Servolini.

Riguardo alla cronologia: due contenitori di Malines blu, ubicati sulla pedana anteriore (fra i gradini ed il gatto), sono del tutto simili a quelli posti ai piedi della Vergine nell’Annunciazione (tela di 180 x 180 cm., Museo Nazionale di palazzo Bellomo, Siracusa); così pure, la paesaggistica delle due composizioni si possono considerare appartenenti allo stesso periodo. Tutto questo fa pensare ad un periodo abbastanza avanzato che, secondo Longhi Lionello Venturi (1907), (“A” 1914)  e Causa, si aggirerebbe intorno al 1475, o tutt’al più poco più tardi.




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