"I sette peccati capitali"  di Bosch

Hieronymus Bosch
Hieronymus Bosch: I sette peccati capitali
I sette peccati capitali, cm 120 x 150, Prado, Madrid.

Sull’opera: “I sette peccati capitali” è un dipinto prevalentemente attribuito a Bosch, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1475-80, misura 120 x 150 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid. 

L’opera in esame fa parte di quelle che Filippo II fece trasferire nel 1574 all’Escorial (corrispondente al n° 8 dell’inventario redatto in tale occasione, come riferito dal Justi nel 1889). La firma “jheronjmus bosch” è stata scritta in nero su una zona scura, sotto il cartiglio in basso

Il Tolnay [1965] nei suoi copiosi scritti sull’opera non fa nessun accenno a questa firma, che molto probabilmente considera spuria.

In origine il supporto pittorico, nonostante riportasse un dipinto composto in verticale (vedi i quattro tondi agli angoli e i due cartigli), fungeva da ripiano di tavolo, una tipica usanza praticata nei Paesi Bassi. Esauritosi l’uso originario, pur rimanendo nell’ambito devozionale, il dipinto servì a favorire la “preghiera” del sovrano spagnolo, che lo teneva esposto nella propria camera da letto (fonte: padre Sigoenca – 1605 – che nell’occasione cita un’altra tavola autografa di Bosch con i tondi raffiguranti i sette Sacramenti). Il primo documento relativo all’autografia è quello scritto dal Guevara nel 1560-62. I èiù recenti studiosi di Storia dell’arte sono più o meno concordi nell’assegnazione dell’opera all’artista, eccetto Dollmayr (1898) che l’attribuisce ad un suo ‘Maestro M’, e il Gossart (1907) che la crede di Bruegel il Vecchio.

Il tema si riferisce a una concezione prettamente unitaria, ed particolare alla vita e alla morte. Nel tondo centrale – contenuto nel cerchio principale – generalmente identificato con l’occhio del creatore, è raffigurato Cristo nel sepolcro, in posizione eretta. L’iride, a sua volta, viene assimilata alla raggiera del sole, donde lo stesso Cristo viene identificato con lo stesso astro (Tolnay). Nella ‘cornea’, che  – secondo Tolnay e combe – rappresenterebbe il globo terrestre, sono raffigurati i sette Peccati capitali, ognuno designato dalla relativa scritta, all’interno di zone simili a trapezi collocati a disco. Agli angoli, dentro i quattro tondi, vengono rappresentati i “Misteri novissimi”, descritti come sbocco fatale delle vicissitudini umane: in alto “Morte e Giudizio” ed in basso “Inferno e Paradiso”. Le relative scritte a carattere gotico evidenziano la permanenza di un gusto arcaico come un “commento parlato”, allo scopo di enfatizzarne il significato. Sotto la ‘pupilla’ si legge la scritta “Cave cave d[omi]n[u]s videi”, mentre sui cartigli, i seguenti passi:

Cartiglio superiore: “Deutero[nom]iu[mj 32 // Gens absque consilio e[st] et sine prudentia // utina[m] sapere[n]t et i[n]telligere[nlt ac novissi[m]a providere[n]t” (Dal Deuteronomio, XXXII. È un popolo privo di discernimento e di senno; o, se fossero saggi e chiaroveggenti, si occuperebbero di ciò che li aspetta

Cartiglio inferiore: “Absconda[m] facie[m] mea[m] ab eis: et considerabo novissi[m]a eorum” (Io nasconderò il mio volto davanti a loro: e considererò quale sarà la loro fine).




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