Il cubismo

La rivoluzione delle Arti e le grandi Avanguardie Internazionali:  Affievolendosi l’Espressionismo ed il linguaggio astratto, con il cubismo, entriamo in una stagione di rivoluzioni epocali nelle arti, di incroci veloci di esperienze, di metamorfosi e di contagio dei linguaggi. Dalla Russia, dall’America e dalla Spagna, personalità e formazioni di grandi personaggi si intersecano e si influenzano le une con le altre, cambiando continuamente. Parigi è il centro di tutto questo fermento artistico.

È ormai appurato che quella del Movimento cubista è  la più grande rivoluzione artistica dal dopo Rinascimento ai nostri tempi, che disconosce tutto lo studio prospettico e compositivo di oltre 400 anni per impostare un nuovo impianto  formale e concettuale, lasciando un solco profondo nella storia dell’Arte. A tutto questo, Cézanne ha dato un grande ed involontario contributo con la sua tecnica di solidificare lo spazio, di comporre i vari oggetti secondo rappresentazioni geometriche, di dare al colore la ricchezza espressiva nei volumi e di porre sullo stesso piano oggetti e figure vicini e lontani. Il Cubismo ha nelle sue radici, oltre il contributo di Cézanne, anche quello del Puntinismo e dei Fauves. Il movimento cubista ha origine in Francia nel 1906 e la sua caratteristica principale è la tendenza a considerare le opere, non solo scultoree ma anche pittoriche, come fatti plastici, indipendentemente dalla riproduzione delle forme della natura.

La parola cubismo, termine “perfettamente appropriato”, ha avuto origine da un’osservazione ironica di Henry Matisse davanti ad un paesaggio, e prese subito forza nella nomenclatura della storia dell’arte.

La Bouteille d'Anis un opera di Juan Gris
La Bouteille d’Anis un’opera di Juan Gris

 Il Cubismo ha nelle sue basi un integrale riesame del rapporto arte/oggetto, infatti tale ricerca fu avviata a partire dal 1907 da Picasso e Braque, ai quali molto presto si aggiungeranno anche Juan Gris, Fernand Léger, Albert Gleizes e diversi altri importanti artisti.

Alla parola “cubismo” segue un’immediata reazione negativa da parte degli artisti fondatori il movimento, perché oltre ad essere troppo sintetica, è anche riduttiva e non sufficiente a caratterizzare un movimento avente una chiara tendenza all’esecuzione decisa ed efficace della Pittura. Ciò nonostante non si può negare, in effetti, che nella sua natura volumetrica si sviluppi la ferma volontà di una rivoluzionaria riforma del movimento cubista, che intende innanzitutto risolvere in modo del tutto originale le problematiche inerenti al trasferimento di oggetti tridimensionali su di un supporto piatto, cioè bidimensionale.

Le validissime tecniche e gli accorgimenti degli impressionisti per la riproduzione del reale sono insufficienti per la filosofia di questo movimento, tanto meno il copioso apporto coloristico nelle tele dei fauvers a discapito della plasticità. Tutto questo frustra il desiderio di una rappresentazione integrale della tematica, di una raffigurazione completa dell’oggetto in ogni sua parte, anche quella impedita dalla prospettiva. Dove non arriva l’occhio deve arrivare la conoscenza dell’oggetto. Rappresentare la realtà raffigurando l’oggetto, non come si vede, ma come lo si conosce. In questa maniera, aumentano in modo sorprendente, le possibilità per un’elaborazione formale dell’oggetto che proietta da ogni parte la sua integrale esistenza, posizionando i propri piani sul supporto, inglobando ed incastrando tutto l’ambiente ricco di piani taglienti e pieni di spigoli.

Quando Pablo Picasso presenta per la prima volta un quadro che rompe completamente e traumaticamente con i canoni della pittura tradizionale, è difficile farlo accettare alla critica ufficiale. Questo avviene nel 1907 con l’opera delle Demoiselles d’Avignon, nella quale non esistono più i principi della prospettiva unica e centrale, ma le figure solide  si vedono da un qualsiasi punto di vista, i piani sono taglienti e spigolosi. In questo quadro risultano dipinti soggetti che si conoscono, non soggetti che si vedono.   È  come se Picasso, durante l’esecuzione, si spostasse continuamente dalla sua postazione fino a raggiungere il dietro dei soggetti da riportare sulla tela.

Picasso

Pablo Picasso nasce a Malaga nel 1881 e muore a Mougins nel 1973. Lavora per tutta la vita fino alla completa vecchiaia, spende tutte le sue risorse energetiche nel fare cultura, e pratica tutte le forme dell’arte tradizionale con linguaggio uniforme nella forza espressiva. I suoi dipinti più celebri, e persino certi disegni improvvisati al momento, marcano la cultura del Novecento. Insieme a Braque crea il Cubismo e poi come un instancabile modellatore, modifica le tradizioni delle prime avanguardie del secolo. Ha la forza di riassumerle ed imporle ancora dopo il 1950. In tutto il mondo gli artisti hanno seguito il cammino della cultura sviluppatasi in occidente.

Il periodo blu di Pablo Picasso

Incomincia a dipingere nello stimolante  e frenetico clima artistico spagnolo a Barcellona. È qui che inizia frequentare i circoli più disparati compresi quelli politici, anarchici e d’avanguardia. Picasso, vive il suo primo periodo tra Barcellona e Parigi, dove si trasferisce definitivamente nel 1904, in un alloggio in quel Beteau Lavoir, nel quale si trovavano anche gli atelier di Renoir Van Dongen.Questo è il periodo blu della pittura di Pablo Picasso (1901-1904): i suoi colori si riducono ad una monocromia di gamme, per simboleggiare il bisogno di interiorizzazione, per concentrare principalmente l’attenzione sul soggetto in se stesso.

Il periodo rosa di Pablo Picasso

 Il periodo rosa è certamente molto più ottimistico del precedente (quello blu) e ha una durata di tre anni, dal 1904 al 1907. Nel periodo rosa le gamme cromatiche sono un po’ più ricche e non si limitano soltanto ad un solo colore, infatti tutti i colori rosati sfociano talvolta in sfumature ocra, talvolta in colore terracotta.  I soggetti sono preferibilmente figure melanconiche, attori da circo, maschere di Arlecchino, acrobati e esibizionisti ambulanti.

Georges Braque

Georges Braque nasce ad Argenteuil nel 1882 e muore a Parigi nel 1963. Aderisce al cubismo passando da quello analitico a quello sintetico, sperimentando per primo il collage e il papier collé. Prima di aderire al cubismo, dopo una breve esperienza nelle avanguardie, con poca convinzione nei Fauves, passa alle esperienze con il grande Maestro Cézanne. Braque è considerato insieme a Picasso uno dei maggiori interpreti del cubismo, se non il maggiore. Spesso è stato difficile distinguere una sua opera da quella di Picasso. Famosa è la sua opera “Il portoghese”.

Fernand Léger: Cubista. Nasce ad Argentan nel 1881 e muore a Yvette 1955. Aderisce prima alle avanguardie del primo Novecento e risulta fra essi la personalità più originale, è molto vicino ai Fauves, agli orfici, ai futuristi. In ogni avanguardia porta le sue risorse che consistono in campiture con colori forti, linee a forme geometriche, opere  grandi. È in continua ed assidua ricerca di tecniche  e linguaggi nuovi. Sperimenta anche il linguaggio con i colori dell’Architettura.

Alcune opere famose del cubismo:

“Poveri in riva al mare ” di Pablo Picasso, “L’attore” di Pablo Picasso, “Natura morta con sedia di Paglia” di Pablo Picasso, “Il portoghese” di Georges Braque, “Les demoiselles d’Avignon” di Picasso, “l’ora del tè” di Jean Metzinger, “torre Eiffel” di Robert Delaunay, “studio per amorpha” di Frantisek Kupka, “il monumento di Apollinaire” di Picasso. “Apollinaire ed i suoi amici” di Marie Laurencin., “la primavera” di  Francis Picabia, “Omaggio a Picasso” di Juan Gris, “nudo che scende le scale” di Marcel Duchamp.




Arte concettuale

Esempio di Arte concettuale (Duchamp)
Esempio di Arte concettuale (Duchamp)

L’arte concettuale è il linguaggio che dà la capacità all’artista di valorizzare un oggetto povero, di uso quotidiano, attribuendogli dignità estetica.

Molto spesso questo oggetto viene rappresentato da solo, in un contesto che lo migliora rispetto a quello che ha nella realtà.

Chi definisce l’arte concettuale nella cornice storica dell’arte moderna è Josef Kosuth, che vuole valorizzare il pensiero e rinunciare al piacere estetico.

Se prendiamo in considerazione una  delle sue opere, “Una e tre sedie”, realizzata nel 1965, nella quale la stessa sedia viene raffigurata in pittura, fotograficamente e tramite una dettagliata definizione scritta, ci accorgiamo che l’autore tende ad avviare nel fruitore dell’opera una profonda riflessione sul complicato e conflittuale rapporto tra la rappresentazione verbale e quella visiva.

L’attacco vero e proprio è fatto all’osservatore e mira a togliergli qualsiasi significato emozionale derivato dalla visione, invitandolo ad una fredda e razionale meditazione. Questo è solo l’inizio: negli anni che seguono, l’Arte concettuale si fa sempre più povera di tematiche reali, fino alla completa perdita della vera e propria opera materiale, che viene sostituita dal pensiero e dalla parola. Arte diventa soprattutto il parlare d’arte, la meditazione, il comportamento e le azioni giornaliere … un’arte che può essere tale, anche in mancanza dell’opera d’arte.

L’Arte concettuale è in definitiva il punto di arrivo – non tanto bello – di un percorso durato quasi un secolo ed iniziato felicemente dall’Impressionismo.  È stato proprio il movimento impressionista ad iniziare a sottrarre all’arte quei vincoli legati agli schemi tradizionali, usando una tecnica rivoluzionaria, rifiutando i modelli classici, le campiture bilanciate, e riportando sulla tela emozioni non ancora programmate che venivano catturate nei vari “attimi fuggenti” ed in maniera sempre differente. Da qui, attraverso tutti i nuovi linguaggi espressivi del primo Novecento, la pittura subisce una miriade di metamorfosi, con il rifiuto di forme e stili sempre più sbalorditivi, fino ad arrivare con l’Arte concettuale, alla completa sparizione dell’opera. Facendo una sintesi di quanto detto, si inizia a rifiutare in sequenza il valore prospettico, la tradizione storica, i dettami classici, i valori sociali,  il soggetto reale e naturale ed infine … l’opera materiale.

Qui appresso si elencano alcuni tra i principali artisti concettuali.

Il gruppo “Art & Language” (Terry Atkinson, Mickael Baldwin, David Baimbridge, Harald Hurell, Mel Ramsden, Ian Burn), Bill Viola (New York, 25 gennaio 1951), Claudio Schifano (Krefeld, 12 maggio 1921 – Düsseldorf, 23 gennaio 1986), Robert Barry (New York, 1936), Mel Bochner, Ecke Bonk, Joseph Beuys, Joan Brossa (Barcellona, 19 gennaio 1919 – Barcellona, 30 dicembre 1998), Stanley Brouwn (Paramaribo nel Suriname, 1935), Sarkis, Geoff Bunn (Birmingham, 1963), Daniel Buren (Boulogne-Billancourt, 25 marzo 1938), David Mach, Victor Burgin, Ian Burn, Gino De Dominicis (Ancona, 1 aprile 1947 – Roma, 29 novembre 1998), Genco Gulan (Istanbul, 13 gennaio 1969), Jan Dibbets (Weert, 9 maggio 1941), Peter Downsbrough (New Brunswick, 1940), Marcel Duchamp (Blainville-Crevon, 28 luglio 1887 – Neuilly-sur-Seine, 2 ottobre 1968) , Mona Hatoum (Beirut, 1952), Félix González-Torres (Guáimaro, 26 novembre 1957 – Miami, 9 gennaio 1996), Hans Haacke (Colonia, 1936), Hemilton Finlay, Jenny Holzer (Gallipolis, 29 luglio 1950), Douglas Huebler (27 ottobre 1924 – 12 luglio 1997), Fabrice Hybert, On Kawara (Kawara On; Kariya, 24 dicembre 1932), Yves Klein (Nizza, 28 aprile 1928 – Parigi, 6 giugno 1962), Joseph Kosuth (Toledo, 31 gennaio 1945), Sol LeWitt (Hartford, 9 settembre 1928 – New York, 8 aprile 2007), Raoul Marek, François Morellet, Robert Morris (1931, scultore statunitense contemporaneo), Charlotte Moorman (Little Rock, 18 novembre 1933 – 8 novembre 1991), Joseph Nechvatal, Yoko Ono (Tokyo, 18 febbraio 1933), Roman Opalka, Nam June Paik (Seul, 20 luglio 1932 – Miami, 29 gennaio 2006), Mel Ramsden, Pietro Giuliani, Massimo Taccon, Gigiño de la Coruña, Bernar Venet (Château-Arnoux-Saint-Auban, 1941), Bas Jan Ader (Winschoten, 19 aprile 1942 – Oceano Atlantico, 1975), Wolf Vostell (Leverkusen, 14 ottobre 1932 – Berlino, 3 aprile 1998), Lawrence Weiner (Bronx New York, 10 febbraio 1942), Ian Wilson, Horacio Zabala.




Le prime avanguardie russe: la Gončarova ed il Primitivismo

Anche la Russia è contagiata dai movimenti dei primi anni del Novecento. Molti artisti russi, che si erano recati in Europa, approfondiscono le ricerche e le trasferiscono nel loro Paese di origine con ulteriori sviluppi. Nascono così le prime avanguardie russe sotto alcune e ben distinte formazioni artistiche: il Primitivismo, il Raggismo, il Suprematismo ed il Costruttivismo. In tutti questi movimenti artistici c’è una dose di astrattismo, regole geometriche e rigore intellettuale. Il Primitivismo venne fondato nel 1908 dai coniugi Natalija Gončarova e Larinov.

Gončarova

Natalia Gončarova (1881 – 1962) è una fra i principali esponenti delle avanguardie russe. Insieme al marito Larinov fonda il Primitivismo russo. Il suo linguaggio artistico è molto forte ed espressivo e, come la maggior parte degli artisti del periodo, sfiora i più disparati movimenti artistici tra i quali il Futurismo raggista, al quale rimarrà legata sviluppandolo costantemente fino alla sua tarda età. Alcune opere a lei legate: Michail Larinov, con “Paesaggio raggista”, Natalija Gončarova con “Signora con cappello”, Casimir (Kazimir) Malevic con “Suprematist”, Pablo Picasso con “Siparietto per parade”, Leon Bakst con la “Moglie di Putifarre”, Giacomo Balla con “bozzetto per fuochi di artificio”, El Lissitskij con “Proun 19D”.




Dripping art – Action painting

Questo è un linguaggio artistico degli anni 50 che si sviluppa soprattutto negli Stati Uniti d’America.

L’opera rappresenta la gestualità con cui l’artista l’ha creata. Il dipinto può essere realizzato con gesti violenti, delicati o con qualsiasi altro tipo di movimento atto a gettare colore sulla tela.

In questa operazione di gestualità si crea l’opera che parla di se stessa, della sua specifica creazione e del modo in cui è stata creata.

I pittori gestuali più rappresentativi sono Jackson Pollock, Franz Kline, Sam Francis, Willem e De Kooning. Il primo stende la tela sul pavimento e poi ci schizza sopra il colore, il secondo usa il pennello da imbianchino, il terzo ricorre alle colature di vernice, l’ultimo  invece, oltre alla gestualità, imprime alla tela caratteristiche espressioniste giungendo talvolta al grottesco. Anche in Italia abbiamo due notevoli personalità dell’Arte gestuale, cioè Emilio Vedova e Mattia Moren.

Viene definita “action painting” (in italiano pittura gestuale oppure tradotto alla lettera pittura d’azione), una pittura libera da qualunque schema, da qualsiasi forma o modello precostituito, immediata nella sua esecuzione, spontanea, nella realizzazione della quale prende parte qualsiasi organo del corpo, come braccia, gambe, piedi, naso, gomiti, ecc. Il colore può essere steso anche con un pennello esageratamente sproporzionato, essere schizzato con un qualsiasi mezzo sulla tela o addirittura sbattuto violentemente contro di essa. Per questo genere di pittura è necessario tenere la tela in posizione orizzontale, ma si può anche metterla in verticale ed in posizione dinamica, cioè di movimento. Tutto è dato al caso, anche la scelta del colore.

Canestro
Stefano Busonero: Canestro

L’immagine che ne consegue è spesso caotica, un miscuglio informale ed assurdo di macchie di colore, tratti che si intersecano senza nessun ordine, il tutto generato dalla gestualità carezzevole o violenta dell’autore, in funzione del proprio stato d’animo. L’azione automatica, derivata dagli stati d’animo dell’artista, genera sulla tela un’opera con un linguaggio espressivo carico di un soggettivismo portato all’esagerazione. La tela, non soltanto è il mezzo, ma diventa anche il tramite tra la materia e lo stato d’animo residente nel profondo dell’artista. Pollok ammette che mentre dipinge non ha la benché minima percezione di ciò che sarà la sua opera e, soltanto dopo, si rende conto di quello che ha concepito.

Riassumendo: L’action painting è un modo diretto di esprimere uno stato d’animo, una violenta cascata di sensazioni cariche di energia vitale, un’esplosione violenta di una pulsione interna che non ha nulla di pianificato, che segue in modo incontrollabile gli impulsi provenienti dal profondo dell’animo, con forti richiami all’Espressionismo, al Tachisme ed al Dadaismo.


Biografia di Pablo Picasso

 Pagine correlate all’artista: La critica – Il Cubismo – alcune sue opere

Pablo Picasso
Foto di Pablo Picasso

Biografia di Pablo Picasso

Il pittore e scultore spagnolo, Pablo Picasso (25/10/1881 – 08/04/73), è uno dei maggiori artisti del secolo appena trascorso, un vero pioniere dei grandi cambiamenti, che continua infaticabilmente per tutta la vita a studiare e rinnovare il proprio mondo artistico con linguaggi espressivi molto differenti gli uni dagli altri.

Fin dalla tenera età si distingue per il suo grande talento artistico: a soli quindici anni vince una borsa di studio per accedere all’Accademia Reale di Madrid, dove non entrerà mai.

Nel biennio 1900–1902 Picasso frequenta gli ambienti culturali di Barcellona dove, anche lì, si fa conoscere per le sue doti artistiche.

Nel 1904, dopo aver fatto diversi viaggi a Parigi ed aver conosciuto molti esponenti del mondo della pittura, decide di rimanere nella capitale della cultura europea.

Il suo nuovo amico è il pittore Matisse con il quale intraprende la strada post-impressionistica: strada che segue la scia di Gauguin e gli incanti di “fine secolo”,  di cui sono cariche le opere di Edgar Degas e Toulouse-Lautrec.

La Celestina di Picasso
La Celestina, 1904, olio su tela, 81 × 60 cm., Musée National Picasso,Parigi

I suoi dipinti, che provocano un penetrante e doloroso effetto emozionale, hanno tutti tematiche tratte dalla  quotidianità delle strade e dei locali notturni. Questo è il famoso periodo blu di Picasso che inizia nel 1901 ed arriva al 1904.

Ogni suo quadro è dominato da questo colore e talvolta arriva addirittura alle sole gradazioni monocromatiche. I soggetti delle strade sono principalmente barboni e gente povera, che fanno fatica durante il giorno a procurarsi un pezzo di pane.

Le figure sono cariche di angoscia, messa in risalto dalle gradazioni cromatiche fredde che comprendono, oltre al blu, il grigio ed il turchino.

Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello
Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello su carta, 47,5 X 41 cm., Museu Picasso, Barcellona

La scarna tavolozza del maestro tende piuttosto allo scuro, ma allo stesso tempo è semplice e pulita. Subito dopo il periodo blu viene quello rosa, dove il cromatismo subisce una netta schiarita e le calde gradazioni rallegrano le nuove opere: le tematiche diventano scene di allegria piene di personaggi raggianti e dinamici come saltimbanchi, acrobati, circolanti e maschere della commedia dell’arte. Il periodo rosa termina nel 1906 ma, già durante l’estate in un viaggio in Spagna, Pablo entra in una nuova fase di ricerca, influenzata dalla scultura spagnola di questo periodo: incomincia così l’avventura cubista che vede la nascita della sua prima opera, “Les Demoiselles d’Avignon “, nel 1907.

Nel 1908 Picasso incomincia a realizzare paesaggi composti da piccoli cubi, uno stile del tutto innovativo che viene subito compreso ed accettato dalla critica ufficiale. Inizialmente effettua le sue composizioni in modo analitico e monocromatico, cioè i soggetti e le figure sono visti sotto più prospettive, come se l’artista nel riprodurre la realtà si spostasse continuamente per avere una più ampia veduta, o addirittura raggiungesse un punto di ripresa opposto a quello frontale dell’oggetto da raffigurare. Il suo primo collage nasce nel 1912 (sedia impagliata) con l’applicazione di pezzi di carta e tela cerata su un dipinto, facendoli combinare con i soggetti già raffigurati in esso. Ecco che nasce il cubismo sintetico di Picasso, che pur perdendo importanza nel tempo, lo accompagnerà per tutta la vita.

Con questa tecnica, associata alla nuova e profonda espressione di linguaggio, riesce a descrivere sinteticamente – ma con grande forza – l’essenza dell’oggetto raffigurato nelle sue opere (“cubismo sintetico”). Il colore non si avvicina mai a quello appartenente alle forme reali. Anche nelle suo opere scultoree,  Picasso  applicando  la stessa legge,  effettua creazioni che trasfigurano la realtà nella forma e nel colore. Durante la guerra del 1915 -1918 Pablo si reca a Roma, Napoli e Pompei. Qui conosce Olga Coclova, che diventerà sua moglie, e collabora con il mondo del teatro disegnando costumi e scenografie per i Ballets Russes.

Dopo la piena esperienza del cubismo, Picasso, opera un vero recupero della pittura figurativa realizzando immagini plastiche che si avvicinano in modo particolare alla cultura classica, con un linguaggio espressivo che verrà poi definito “neoclassicismo”. Contemporaneamente realizza anche opere con figure deformi ed orribili, con teste molto piccole rispetto al resto del corpo ed atteggiamenti non corrispondenti alla realtà. La guerra civile rappresenta per l’artista uno dei momenti più sentiti della sua vita. In seguito al bombardamento del 1937 la tavolozza di Picasso diventerà sempre più scura prendendo toni cupi e carichi di tristezza. Nasce la Guernica, l’opera che farà molto discutere perché denuncia gli orrori provocati dalla guerra.

Negli anni che seguono la seconda guerra mondiale l’artista si dedica con grande spirito alla creazione di opere in ceramica, mentre i suoi dipinti subiscono una notevole trasformazione rappresentando soprattutto opere “d’après”, ovvero, edizioni riesaminate, in chiave personale, delle celebri raffigurazioni del passato, come ad esempio “Las meninas” (da Velázquez, 1656, Museo del Prado, Madrid ) “La colazione sull’erba” di Manet (da Édouard Manet,1862-1863, Musée d’Orsay, Parigi) o “Le signorine in riva alla Senna” (da Courbet, 1857, Musée du Petit Palais, Parigi). Picasso muore all’età di novantadue anni nel 1973.


Breve biografia di Marc Chagall

Marc Chagall (Vitebsk, Russia, 1887 – San Paolo di Vensa, Francia, 1985)

The Birthday
Sopra, un’opera dell’artista: The Birthday, 1915, olio su tela, 80.5 x 99.5 cm, Museum of Modern Art, New York, USA.

(la foto sopra rappresentata è a bassissima risoluzione ed inserita esclusivamente a scopo didattico)

Cenni biografici:

Marc Chagall nasce il 7 luglio 1887 e muore il 28 marzo1985.

È un artista molto prolifico per la sua costanza e la sua lunghissima vita.

Sin da giovanissimo partecipa, senza veri legami, ai movimenti artistici delle avanguardie dando a ciascuna di esse un proprio contributo.

Chagall è ebreo di provenienza russa ed è stato allievo di Bakst a S. Pietroburgo.

Dal 1910 al 1914 si trova a Parigi ed entra in contatto con i Fauves, con i cubisti e i futuristi.

Nel 1923 ritorna a Parigi e sposta il suo interesse sul linguaggio surrealista, che avvicina la sua tendenza all’interpretazione onirica e fantastica della realtà.

I suoi temi sono molto vari e spesso, in essi, sono frequenti quelli delle saghe popolari del suo villaggio natale. Il linguaggio è sospeso tra descrizione, simbologia e affabulazione.

Con i drammatici eventi della persecuzione razziale, negli anni trenta e quaranta, Chagall deve affrontare tematiche più realistiche e drammatiche, con forte stampo espressionista.

Le opere opere più significative di Chagall sono: Le nozze (1910), La modella (1910), La nascita (1911), Il violinista (1911), Io e il mio paese (1911), Natura morta (1911), Il villaggio russo dalla luna (1911), Cucchiaiata di latte (1912), La donna incinta (1913), Il violinista (1912-1913), Sopra Vitebsk (1914), David di profilo (1914), L’acrobata (1914), Farmacia a Vitebsk (1914), Gli innamorati in verde (1914-1915), L’Ebreo in rosa (1915), Il poeta sdraiato (1915), Lo specchio (1915), Compleanno (1915), Bella e Ida alla finestra (1916), Le porte del cimitero (1917), Dietro la casa (1917), Bella con il colletto bianco (1917), La passeggiata (1917-1918), La casa blu (1917-1920), Il mercante di bestiame (1922-1923), Il violinista verde (1923), Il guanto nero (1923-1948), L’occhio verde (1926-1944). La sposa dai due volti (1927), Natura morta alla finestra (1929), Gerusalemme (1931), Nudo sopra Vitebsk (1933), Nudo sotto il tavolo (1928), Dieu crée l’homme (1930), La fidanzata dal volto blu (1932-1960), Resurrezione (1937-1948), La sinagoga di Vilna (1935), Resistenza (1937-1948), Solitudine (1933), Liberazione (1937-1952), La guerra (1943). Crocifissione in giallo (1943), Al crepuscolo (1938-1943), Crocefissione bianca (1938), Sogno di una notte d’estate (1939),Le luci del matrimonio (1945), Giobbe (1975), Les paques (1968), Notturno (1947), Il giocoliere (1943), Il matrimonio (1944). Re Davide (1951), La notte verde (1952), Mosè riceve le Tavole della Legge (1950-1952), Parigi tra le due rive (1953-1956),Esodo (1952-1966), La Bastiglia (1953), Il passaggio del Mar Rosso (1955), Il profeta Geremia (1968), Autoritratto (1959-1960), Il pittore Marc Chagall e la sua fidanzata, La famiglia (1975-1976).


L’Arte degenerata

 Pagine correlate: movimenti dalla A alla L  movimenti dalla M alla O     movimenti dalla P alla Z

Purtroppo negli anni Trenta dobbiamo assistere anche a cose “vergognose” nel mondo dell’Arte.

Nel 1937 il ministro per la Propaganda del regime nazista incarica il pittore Adolf Ziegler di organizzare una mostra di opere rappresentative “l’arte tedesca della decadenza”.

In seguito a questo, Hitler, estasiato dall’eco generato dalla mostra, fa allestire nella maggior parte dei musei le “camere degli orrori artistici”. Vengono così considerati  “Degenerati”, artisti come quelli del Blaue Reiter, del Bauhaus, della Brücke, Kokoschka, Dix, Grosz, Beckmann, Barlach, El lissitskij …

Tutto questo non basta. Nel 1939, nella piazza di Berlino, in un rogo dimostrativo, vengono distrutti innumerevoli capolavori tedeschi, tra cui anche opere di artisti come Matisse, Gauguin, Van Gogh e Munch.

Fortunatamente, anche grazie agli speculatori, molte di queste opere vengono sottratte e vendute a mercanti d’Arte e musei stranieri … o conservate di nascosto nelle stesse città tedesche: è del 3 novembre 2013 la notizia del ritrovamento di 1500 opere in un appartamento a Monaco di Baviera, pitture di grandi maestri come Matisse, Picasso, Chagall, Nolde, Kokoschka, Marc, Beckmann, Klee e molti altri.

Con l’insediamento del regime hitleriano, in Germania si assiste ad una programmata pulizia “etnica” anche nel mondo dell’Arte. I musei dell’intera nazione vengono epurati da tutti i lavori dell’Arte Moderna: opere dei cubisti, espressionisti, primitivisti, astrattisti e dadaisti.

Decine di migliaia di opere vengono passate al setaccio. Oltre seimila, tra le quali anche varie sculture, vengono confiscate e destinate alla distruzione ed alla vendita a musei svizzeri ed americani. Altre ancora, sono esposte per beffa alla mostra dell’”Arte degenerata”, inaugurata da Hitler stesso nel 1937. Ognuna delle opere della triste manifestazione porta con sé una propria didascalia, naturalmente denigratoria e ad un prezzo di vendita esorbitante, molto più alto di quello pagato dai musei ai cosiddetti “speculatori ebrei”.

La manifestazione artistica ha un obiettivo ben preciso, cioè di segnalare al pubblico le tematiche che la razza “superiore” non deve accettare, ovvero quelle definite come “degenerate”. L’apertura della mostra segue di un giorno quella della “Grande rassegna d’Arte Germanica”, allestita con opere gradite ai nazisti. Le due manifestazioni, per volontà del regime, vengono così messe a confronto diretto ma danno come risultato il successo clamoroso delle opere “degenerate”. Infatti, vi sono lunghissime e stressanti file di attesa per entrare: si contano, alla fine della mostra, oltre un milione e duecentomila visitatori. Detto programma diventa perciò un clamoroso boomerang per il regime dando origine, in pochi anni, alla diffusione dell’”Arte degenerata” in tutto il mondo.

Tutto questo avviene mentre il regime cerca di rivoluzionare l’intero mondo dell’arte e di assoggettarla alle sue ideologie. Le nuove tematiche, corrispondenti all’ideale razzista, devono diventare le caratteristiche dominanti dell’arte nazionalsocialista: basta analizzare alcune opere di Arno Brecker per cogliere tutti gli aspetti più significativi in un deciso senso di unità razziale, nella glorificazione della potenza militare e nel culto per il corpo.

La nuova cultura, che nasce da questa micidiale combinazione, è mirata a distruggere la molteplicità artistica-culturale esistente in Germania: è fatto divieto di svolgere la propria attività artistica a moltissimi letterati, artisti e – naturalmente – a tutti gli ebrei.

Qui sotto i discorsi di Hitler e Göbbels

Alcuni passi del discorso di Adolf Hitler fatto nel 1935 al congresso sulla cultura.

“Sono certo che pochi anni di governo politico e sociale nazionalsocialista porteranno ricche innovazioni nel campo della produzione artistica e grandi miglioramenti nel settore rispetto ai risultati degli ultimi anni del regime giudaico.

(…) Per raggiungere tale fine, l’arte deve proclamare imponenza e bellezza e quindi rappresentare purezza e benessere. Se questa è tale, allora nessun’offerta è per essa troppo grande. E se essa tale non è, allora è peccato sprecarvi un solo marco. Perché allora essa non è un elemento di benessere, e quindi del progetto del futuro, ma un segno di degenerazione e decadenza. Ciò che si rivela il “culto del primitivo” non è espressione di un’anima naïf, ma di un futuro del tutto corrotto e malato.

(…) Chiunque ad esempio volesse giustificare i disegni o le sculture dei nostri dadaisti, cubisti, futuristi o di quei malati espressionisti, sostenendo lo stile primitivista, non capisce che il compito dell’arte non è quello di richiamare segni di degenerazione, ma quello di trasmettere benessere e bellezza. Se tale sorta di rovina artistica pretende di portare all’espressione del “primitivo” nel sentimento del popolo, allora il nostro popolo è cresciuto oltre la primitività di tali “barbari”.

Alcuni passi del discorso di Joseph

“Dalla presa del potere ho lasciato quattro anni di tempo alla critica d’arte tedesca per orientarsi in base ai principi del nazionalsocialismo. Dato che neanche l’anno 1936 ha segnato un miglioramento in questo senso, proibisco da oggi una continuazione della critica d’arte nella forma adottata finora. Al posto della critica d’arte esistita finora da oggi viene istituito il resoconto d’arte, e il redattore d’arte al posto del critico d’arte. Il resoconto deve essere molto più una descrizione di un’interpretazione, quindi un omaggio. (…) . Esso richiede cultura, tatto, adeguato animo e rispetto per il volere artistico. (…) All’interno delle liste dei lavori della stampa tedesca la carica del redattore d’arte è legata ad un’autorizzazione particolare, la quale a sua volta è dipendente dalla dimostrazione del possesso di una sufficiente conoscenza del campo artistico all’interno del quale il redattore sarà attivo prossimamente.”

Bibliografia:

  • “The Faustian Bargain: the Art World in Nazi Germany”, Petropoulos, Jonathan (2000). New York, Oxford University Press.

  • “Max Beckmann: Retrospective”, Schulz-Hoffmann, Carla; Weiss, Judith C. (1984). Munich: Prestel.

 


Joan Mirò

Joan Mirò (Barcellona, 20 aprile 1893 – Palma di Maiorca, 25 dicembre 1983)

Un quadro di Mirò
Sopra, un’opera dell’artista (foto a bassissima risoluzione inserita esclusivamente a scopo didattico) 

Nonostante le sue ricerche sulla rappresentazione degli stati d’animo – quelli nascosti nella parte più profonda della mente – lo colleghino al movimento surrealista, Mirò, come la maggior parte dei geni, è un artista di difficile classificazione. Con uno stile molto personalizzato, talvolta si avvicina di più al fauvismo e all’espressionismo. Le sue opere più significative appartengono al ciclo delle “Costellazioni”, realizzato intorno alla prima metà degli anni ’40.

Joan Mirò nasce a Barcellona il 20 aprile 1893 e muore a Palma di Maiorca il 25 dicembre del 1983.

Da giovanissimo, ha rapporti con il gruppo dei Fauves e, insieme a Picasso e Tzara, si mette alla ricerca artistica cosmopolita del Novecento.

Fonda il movimento surrealista con Andrè Masson, ed è il primo che riesce a rilevare un’accezione non figurativa che si trasforma in un vero astrattismo lirico, molto vicino al linguaggio di Kandinskij.

Intorno ai 40 anni si dedica alla scultura ed in particolare alla ceramica, ottenendo importanti commissioni da autorevoli personalità ed istituzioni.

Nella sua pittura predomina la freschezza e l’allegria del colore.

Juan Mirò è molto amato dal pubblico, soprattutto nella sua lunga vecchiaia.

Un suo quadro famoso: “Ritratto di Mistress Mill”.

Alcune opere dell’artista:

  • Montroig, la chiesa e il paese, 1919

  • Nude with a Mirror, 1919

  • La fattoria, 1921-1922

  • Animal Composition

  • Il carnevale di Arlecchino, 1924-1925

  • Head of a Catalan Peasant, 1925

  • Ballerina II, 1925

  • Uomo e donna di fronte a una pila di escrementi, 1936

  • Ceret

  • Peinture, 1933

  • Natura morta del sabatot, 1937

  • Aidez l’Espagne, 1937

  • Portrait, 1938

  • Série des Constellations, 1939-1941

  • Femmes et Oiseau la nuit, 1945

  • Peinture, 1954

  • Femmes et oiseaux devant la lune

  • Famille d’oiseleurs, 1955

  • Bleu I, Bleu II, Bleu III, 1961

  • Salon De Mai, 1966

  • Daybreak Tagesanbruch, 1968

  • Juillet, 1968

  • Dona en la nit, 1973

  • Bernabè,1975

  • Pintura, 1978

  • Personnage Etoile, 1978

  • Femme, 1981

  • Dona i ocell, 1983

  • Femme assise, 1983

  • Fixe les Cheveux D’une Etoile

  • Constellations-Seibu, 1984

  • Litho V (LE)

  • L’oiseau Solaire

  • Ode To Miro

  • Nightv

  • Portrait of a Young Girl

  • Personnage et oiseau

  • Vuelo de pajaros

  • The singing fish

  • La chanteuse melancolique

  • Vladimir


Il modernismo

Caratterizzato da un tratto sinuoso che richiama con franchezza l’arabesco, aperto all’esotismo ma vincolato alle tradizioni, soprattutto quelle regionali, il modernismo invade in pochissimo tempo tutta l’Europa, sotto forma di stile continentale. Si manifesta, nel campo dell’architettura, scultura e pittura, nella decorazione e negli oggetti di prestigio. A partire dalla fine dell’Ottocento, fino agli anni della Grande Guerra (14/15 -18), la rincorsa alla novità nel campo artistico mette in moto, in tutto il continente europeo, una sconvolgente ricerca che si connota di principi formali e premesse teoriche fondamentalmente unitari, anche se il nuovo linguaggio assume nomi diversi nelle varie nazioni: “jugendstil”  in area prevalentemente mitteleuropea, “artn-ouveau” in Francia e “Liberty” in Italia ed in Inghilterra. La ferma fiducia nel progresso in tutti i campi, compreso quello tecnologico, insieme al rigetto dell’eclettismo dei linguaggi storici, spiega la nascita di uno stile che richiama in modo diretto la natura, ricco di motivi vegetali e figurativi espressi con energico segno decorativo, deciso, sciolto e pieno di vitalità.

Questo nuovo linguaggio viene universalmente impiegato in tutti i campi, dalla pittura, all’architettura e alla scultura, ma influenza soprattutto quelli dell’edilizia, ceramica, ebanisteria e grafica del ferro lavorato: la funzionalità e l’utile si identificano, il più delle volte, con la forma e la decorazione, cioè con l’eleganza ed il bello. La civiltà borghese del periodo, ormai in rapido sviluppo economico, ricerca la peculiarità del bello anche nei prodotti di uso comune; nel campo pittorico preferisce temi naturalistici formulati con nuovi rapporti tra tratto e superficie, da forme arabesche con alternanze di linearità ed aspetti curvilinei, da cromatismi freddi e cristallini, da combinazioni compositive impostate su ritmi di evidente sinuosità ed asimmetria, da linee cariche di elegante movimento che talvolta si trasformano in vigoroso dinamismo. Il linguaggio modernista, chiaramente identificabile per la sua omogeneità nella forma, pur trovando impreparati moltissimi artisti del Post-Impressionismo, intenti agli sviluppi delle ricerche di Cézanne, del Simbolismo e del Pointillisme, riesce a gettare il suo germe in tutto l’ambiente mitteleuropeo influenzando anche grosse personalità della pittura: tra questi nomi ricordiamo Gustav Klimt, Edvard Munch, il belga Henri van Velde, l’inglese Walter Crane ed i tedeschi Her-mann Obrist e Otto Eckmann. Questi artisti dimostrano come l’arte della decorazione possa interpretare i rapporti  sociologici ed  esistenziali.  All’elaborazione tecnica dell’oggettistica d’uso comune, suppellettili ed articoli da arredo da introdurre nell’ambiente, si offrono celebri architetti, scultori, pittori, generalmente composti in “gruppi secessionisti”, in nome di quell’aspirazione all’”opera d’arte”, intesa come  “arte globale”, dove non debba venir sottovalutato nessun elemento per l’efficacia armonica dell’insieme nella struttura compositiva.

Il Modernismo Italiano:

Le influenze delle nuove tecniche pittoriche agli inizi del Novecento colpiscono anche l’Italia, sebbene un po’ in ritardo rispetto agli altri Paesi. Il Modernismo in Italia è limitato a poche categorie artistiche per la decorazione: disegnatori, mobilieri e ceramisti. Questi partecipano alla grande esposizione d’Arte decorativa di Torino nel 1902. Il Modernismo Italiano ha breve durata.

Il Modernismo Catalano:

Nella produzione architettonica del modernismo spagnolo ci sono forme decorative insostituibili del gotico vivo e fiammeggiante, dello stile moresco, di originali mosaici e di un variegato ed acceso cromatismo di tradizione mediterranea. Antoni Gaudì è il maggior contribuente. Il modernismo catalano si sviluppa nei primi anni del Novecento. È bellissimo l’edificio nel parco Guell a Barcellona, costruito tra il 1910 ed il 1914.

Frammenti:

Klimt è un raffinatissimo ma anche enigmatico ritrattista, sensibilissimo paesista e vigoroso disegnatore di nudi femminili carichi di erotismo ed allo stesso tempo delicati

Van de Velde è l’architetto della “linea parlante”.


Liberty

Il Liberty in Inghilterra (Si veda anche Arte Nouveau)

La sua espressività è da attribuire all’uso predominante del segno puro e della linearità dei tratti eseguiti in superficie senza le ombre e con campiture nette e contrastate.

Il Liberty nasce in Inghilterra esattamente nella bottega di Arthur Lazenby Liberty.

Le caratteristiche del linguaggio architettonico del Liberty, molto semplici, si riversano sulla produzione di arredi per appartamenti ed uffici di ogni tipo.  Tra i maggiori interpreti dello stile Liberty abbiamo Beardsley e Mackintosh.