"Torino – il palazzo reale da ovest" di Bellotto

Bellotto

Bellotto: Torino - il palazzo reale da ovest
Torino – Il palazzo reale da ovest, cm. 127 x 164, Galleria Sabauda, Torino.

Opera successiva

Sull’opera: “Torino – Il palazzo reale da ovest” è un dipinto autografo di Bernardo Bellotto, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1745, misura 127 x 64 cm. ed è custodito nella Galleria Sabauda a Torino. 

In basso, sulla destra, si può leggere la scritta “BERNARDO DELOTTO [sic] / DT.o IL CANALETO. 7 F.E“, che dagli esperti viene considerata non autografa e mal riprodotta, soprattutto se riferita a quella del rispettivo pendant – pagina successiva – “Torino – l’antico ponte sul Po da nord”. Nonostante ciò i restauratori non l’hanno mai rimossa.

La parte visibile del palazzo è quella del lato posteriore, dove il giardino è costeggiato da un lungo fossato e dal Bastion Verde, che corrono dal Garrittone fino all’ala rimossa alla fine dell’Ottocento, dove attualmente sorge un altro edificio. Nella zona in ombra presso le mura fortificate, su impalcature, lavorano operai edili, i quali si servono del deposito di malta ubicato al di qua del canale. In primo piano – secondo la maggior parte degli studiosi – lo stesso Bellotto, seduto di spalle, sta immortalando la scena.

Come il rispettivo pendant il dipinto è stato realizzato durante I’estate del 1745 su commissione di Carlo Emanuele III, che per entrambi pagò 1.950 lire piemontesi.

Esistono altre due versioni dell’opera in esame. La prima – una tela di 124 x 172,5 cm. custodita negli U.S.A., Koch – venne resa nota al grande pubblico dal 1914, quando fu presentata in un’asta della famosa casa londinese Christie, molto simile alla presente anche nei particolari. Anch’essa è firmata con la scritta – più corretta e meglio leggibile –  “BERNARDO BELLOTTO / DETO CANALETTO” ma viene considerata un’opera di bottega, con “sporadici” interventi del pittore. L’altra versione – sempre su tela, 70 x 93,5 cm. – già appartenuta a Lewis a Merton Park, poi immessa nel mercato dalla stessa casa d’aste nel 1949, dopo altri passaggi di proprietà, nel 1953 si trovava sul mercato inglese. Gli studiosi, tranne Kozakiewicz, la considerano  – assieme al pendant – una riproduzione autografa.




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