Pittore El Lissitzky

(Počinok, 23 novembre 1890 – Mosca, 30 dicembre 1941)

Copertina della rivista Merz (1924)
Sopra, un’opera dell’artista: Copertina della rivista Merz (1924).

Cenni biografici

   Eliezer Markovič Lisickij, meglio conosciuto da noi occidentali come El Lissitzky, è considerato tra i massimi esponenti dell’Avanguardia russa.

Seppe bene integrare, nei suoi dipinti, i fattori principali  del Suprematismo con quelli del Costruttivismo, impiegando  varie tecniche tra cui quelle del collage e del fotomontaggio.

L’artista si dedicava anche alla realizzazione di poster pubblicitari e manifesti propagandistici per il regime negli anni dei conflitti mondiali.

El Lissitzky è stato, oltre che pittore, fotografo, grafico, tipografo ed architetto.

Attivista dell’avanguardia russa, El Lissitzky fu prima attratto dal Suprematismo, a cui aderì insieme all’amico Kazimir Malevič (Kiev, 1878 – Leningrado, 1935), poi, avvicinandosi al movimento costruttivista iniziò, appoggiato da Aleksandr Rodčenko (San Pietroburgo, 1891 – Mosca, 1956),  una serie di sperimentazioni con lo scopo di fondere insieme i vari elementi caratterizzanti le due correnti.

Nel 1921 ricevette la nomina di ambasciatore della cultura dell’URSS nella Germania, per cui si recò a Berlino dove ebbe modo di dedicarsi anche all’arte e di conoscere artisti come László Moholy-Nagy, Kurt Schwitters e Theo van Doesburg.




Pittore Renè Magritte

(Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967)

Questa non è una pipa, anno 1948
Sopra, un’opera dell’artista: Questa non è una pipa, anno 1948.

La foto sopra raffigurata, a bassa risoluzione, è stata inserita al solo scopo didattico.

Cenni biografici

  René Magritte, noto anche per la sua sorprendente originalità, è considerato uno dei principali esponenti del movimento surrealista.

I suoi dipinti, semplici a prima vista, sono il risultato di un’articolata riflessione sulla realtà di ogni giorno e sul mondo dei sogni

Studiò presso l’Accademia di Bruxelles ed i suoi esordi ruotarono intorno alle avanguardie del Novecento, orientandosi verso linguaggi cubisti e futuristi.

Più tardi – come egli stesso scrisse – volse al surrealismo dopo aver ammirato il dipinto di De chirico “Canto d’amore”, ove vengono raffigurati – accostati accanto ad un edificio – un immenso guanto in lattice ed la grossa testa di una statua greca.

 Nel 1926 entrò in contatto con Andrè Breton (Tinchebray, 19 febbraio 1896 – Parigi, 28 settembre 1966), il teorico del surrealismo che sistematicamente promuoveva incontri e mostre attraverso riviste e stesure di manifesti.

Nel 1927 si trasferì a Parigi, ove rimase per circa tre anni. Dopo il soggiorno parigino la sua vita artistica si svolse prevalentemente in Belgio.

Nelle prime opere surrealiste di Magritte si evidenzia la ricerca di sconcertanti effetti con giochi di comparazione, opposizioni, scambi e svariati accostamenti di oggetti comuni, il tutto riprodotto con grande cura nel fedele rispetto naturalistico-rappresentativo: “La bagnante” (1925, Musée des beaux-arts, Charleroi) e “L’impero delle luci” (1954, Musées royaux des beaux-arts, Bruxelles).

Dal 1936 la sua pittura si fa più articolata e densa di messaggi, ove la realtà ottica diventa pura espressione del pensiero.

Dopo un periodo, che possiamo definire neoimpressionista, l’artista ritornò all’antica maniera, raffigurando scene visionarie.

Nell’ultima fase della sua attività artistica Magritte sperimentò nuovi linguaggi espressivi e nuove tecniche, tra cui la pittura murale, la fotografia e le incisioni alla plastica. Ciò che invece è rimasto immutato nel corso della sua intera carriera artistica è l’automatismo psichico – assai forte nel surrealismo – che mai interferisce con l’inconscio dell’osservatore ma svela i misteri della natura, avvicinando di più, in un certo senso, la sua poetica al pensiero metafisico.

Magritte è stato anche scrittore, poco sistematico ma fecondo. I suoi testi sono raccolti in un unico volume: Tutti gli scritti (1979).

 




Il surrealismo

La Pittura surrealistaIl linguaggio della pittura surreale è considerato come l’immediato proseguimento pittorico di quella metafisica, che si protrae fino al 1928-29. Il messaggio che proviene dall’opera surrealistica, entra direttamente nell’inconscio dell’osservatore che lo elabora mettendolo a confronto con  associazioni psichiche casuali e variabili, stimolando gli automatismi dei processi di espressione.

Il Surrealismo è un tipico movimento intellettuale che raggruppa in sé, oltre alle arti pittoriche, il cinema e la letteratura. Nasce a Parigi  intorno agli anni Venti e una delle sue caratteristiche è una spietata critica alla razionalità ed a tutto ciò che è pianificato. Il linguaggio utilizzato vuole raggiungere uno stato conoscitivo che va oltre la realtà e lo fa concedendo libero sfogo alla potenzialità creativa dell’inconscio. Una rappresentazione pittorica  con tipico linguaggio surreale, è sicuramente molto più onirica di altre manifestazioni artistiche, perché permette al fruitore dell’opera, l’accesso ad un mondo che sta al di là della realtà, oltre il mondo visibile.

L’assenso al surrealismo si manifesta generalmente come una vigorosa ribellione a ciò che risulta essere “convenzionale”, una ribellione atta a realizzare un integrale cambiamento della vita attraverso la completa libertà di costume, l’arte poetica e l’amore. Questa fede porta spesso i grandi esponenti del movimento a sposare le cause politiche più rivoluzionarie, come ad esempio quella anarchica.

Il padre teorico del Surrealismo è il poeta Andrè Breton, che globalmente,  non ha fatto altro che incanalare nel proprio movimento le potenzialità distruttive dei dadaisti.

Il movimento ha un lento declino che termina nell’immediato dopoguerra, ma rimane ancora qualche residuo di vitalità fino alla morte del poeta nel 1966. Nessun movimento delle avanguardie del primo Novecento è riuscito a vivere così a lungo e ad avere tale estensione nel mondo. Agli inizi della sua attività, il gruppo guidato da André Breton conosce la partecipazione di moltissimi artisti, scrittori e poeti, dei più disparati orientamenti, molto spesso in grande disaccordo tra loro. Tra pittori più celebri si ricorda Marc Chagall, Juan Mirò, Max Ernst e Giorgio de Chirico.




Biografia di Erich Heckel

Erich Heckel, attratto dalle nuove e rivoluzionarie sperimentazioni stilistiche, intorno al 1904, volle intraprendere lo studio dell’Architettura. A Dresda, durante gli anni da studente, il suo pensiero si orientò verso gli scrittori anti-borghesi, in particolare Dostoevskij Nietzsche.

Sempre in quegli anni entrò in contatto con Karl Schmidt-Rottluff, Fritz Bleyl e Ernst Ludwig Kirchner, con i quali costituì nel 1905 la Die Brücke.

L’intento del gruppo era di costituire un ponte (Brücke = ponte) che avrebbe collegato la pittura tradizionale neo-romantica, ancora viva in Germania, con quella espressionista, che incominciava a svilupparsi con sempre più forza.

Il gruppo si ispirava principalmente ad Edvard Munch, ai pittori del periodo post-impressionista – tra cui Van Gogh e Gauguin – e all’arte extraeuropea, soprattutto quella africana: quest’ultima spinse alcuni componenti verso l’intaglio del legno.

Anche la grafica a stampa, in particolare quella a tecnica xilografica, fu un mezzo largamente impiegato dalla Brücke, visto l’efficacissimo effetto economico, che allo stesso tempo, finalmente, metteva d’accordo artista e fruitore dell’opera. Chiunque poteva permettersi di acquistare un’opera del gruppo.

Il linguaggio pittorico di Heckel, in particolare, nei primi anni si dirigeva verso orizzonti di alta emotività, ottenuto con impiego di curve aggressive e bruscamente interrotte, nonché con una coloristica altrettanto vigorosa dalle forme bidimensionali. Come ogni altro componente della Brücke, anche Heckel si ispirava principalmente nella natura, tanto che estati tra il 1907 ed il 1910, soggiornò presso le coste dei mari nordici e sui laghi della Sassonia, accompagnato spesso da Max Pechstein e Kirchner.

Nel 1911 Heckel, sempre indirizzato verso una più espressiva strutturazione della forma, si recò a Berlino, ove non riuscì né a ottenere quei consensi sperati, né ad adattarsi alla linea stilistica contemporanea in voga nella nuova città. Tuttavia il suo cromatismo si fece più sommesso e malinconico senza però perdere le caratteristiche introspettive, che diventano più penetranti con tematiche spesso legate alla malattia.

Terminata l’esperienza berlinese Heckel viaggiò per varie città tedesche, conoscendo artisti come Lyonel Feininger, Wilhelm Lehmbruck, August Macke, nonché James Ensor che al tempo soggiornava a Ostenda.

Durante la Grande Guerra Heckel fu arruolato nell’esercito, rimanendo profondamente sconcertato dalle atrocità del conflitto. Faceva parte del corpo sanitario e, quindi, quasi tutte le opere di quel triste periodo richiamano le dolorose esperienze vissute.

Dopo la guerra, riprese la ricerca cercando ispirazione in quella natura rimasta ancora intatta da processi di modifica, non solo distruttivi a causa dell’ultimo conflitto ma civilizzatrici della moderna società. La Foresta Nera e le Alpi presso il lago di Costanza divennero le sue mete preferite. La maestosità delle montagne alpine entrò allora a far parte delle sue principali tematiche paesaggistiche: l’espressività angosciosa delle opere di quegli anni si affievolisce gradatamente in un linguaggio più distensivo, in una variazione cromatica sempre più prossima al pastello.

Con l’avvento di Hitler e del nazismo, la pittura di Heckel fu considerata “arte degenerata” e non poté più entrare nelle pubbliche esposizioni e nei musei, dalle quali vennero prelevate e confiscate tutte le opere non gradite al potere. In questo periodo gran parte della sua produzione venne distrutta. Tutto questo però non riuscì a togliere notorietà all’artista, che oggi è considerato uno dei più alti esponenti della pittura novecentesca tedesca, suffragato dai molteplici riconoscimenti e dalle eminenti mostre a cui egli partecipò.

Dopo la seconda guerra mondiale insegnò all’Accademia di Belle Arti di Karlsruhe (città extracircondariale del Baden-Württemberg) fino al 1955.

Heckel morì il 27 luglio 1970 a Radolfzell, presso il lago di Costanza.


Pittore Willem de Kooning

(Rotterdam, 24 aprile 1904 – New York, 19 marzo 1997)

de Kooning Willem: Gotham News anno 1955
Sopra, un’opera dell’artista: Gotham News, anno 1955.

foto a bassa risoluzione inserita al solo scopo didattico

Biografia

Willem de Kooning, insieme a Jackson Pollock, è una delle figure più note dell’Espressionismo astratto, anche se – e qui è giusto ricordarlo – uno dei suoi più alti  contributi non fu limitato alla sola astrazione. L’artista, infatti, ricorrendo spesso ad un linguaggio figurativo (lo straziante ciclo delle “Donne” ne è un chiaro esempio), influì decisamente sulle generazioni coeve e future, tra le quali spiccano illustri nomi come Francis Bacon (Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992) e Lucian Freud (Berlino, 8 dicembre 1922 – Londra, 21 luglio 2011).

De Kooning iniziò la sua carriera in tenerissima età come allievo presso una bottega di pittori newyorkesi. Frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Amsterdam, completando la sua formazione artistica presso scuole di Anversa e Bruxelles.

Nel 1926, quando negli Stati Uniti si incominciavano a sentire i primi effetti della grande crisi economica, Willem decise di trasferirvisi definitivamente. Appartengono a quel periodo gli affreschi eseguiti per il WPA Federal Art Project.

Nel corso della seconda guerra mondiale l’artista entrò in contatto con molti pittori emigranti europei, tra i quali un gruppo di artisti astratti a cui confermò la propria adesione.

Nel 1947 allestì la sua prima mostra personale alla Egan Gallery, affermandosi come uno degli esponenti più alti dell’espressionismo astratto [“Le Muse”, De Agostini, 1965, Novara, Vol. IV, riferimenti a pag.123]. Tuttavia Willem riuscì a non stravolgere completamente la sua cultura di base, di origine olandese, traendo quelle peculiarità comuni a pittori delle Fiandre come Vincent Van Gogh, James Ensor e Kees Van Dongen (Delfshaven, 26 gennaio 1877 – Monte Carlo, 28 maggio 1968), dalla pittura dei quali si evidenzia la necessità di esprimere forti emotività, molto spesso anche attraverso angosciosi messaggi.

All’artista fu diagnosticato il morbo di Alzheime che, insieme allo sregolato stile di vita, dedito anche all’alcol, lo portò alla morte, avvenuta il 19 marzo 1997 a New York.

Lo stile di Willem de Kooning:

Già dai suoi primissimi lavori, anche se di stampo decisamente realista, si incomincia ad intravedere uno stile destinato a modificarsi nel tempo. Gradatamente le sue opere si orientano verso l’espressionismo astratto di cui l’artista diventa uno dei più significativi rappresentanti.

La sua pittura rappresenta la trasfigurazione violenta di una visione che astrae il mondo esteriore. Il suo realismo, divenuto via via sempre più nascosto ma comunque riscontrabile anche in dipinti dove l’informale appare assoluto, è la peculiarità che lo distingue dagli altri pittori astrattisti. La notorietà di Willem, però, come già sopra accennato, si è soprattutto affermata grazie alle sue mostre personali alla Sydney Janis Gallery, ove spicca il ciclo delle “Donne” del 1953.

Lo stile dell’artista nel corso degli anni Cinquanta subisce altri cambiamenti che fanno pensare ad una ricerca di punti fermi anche in presenza di linee caotiche e violente, che tendono a distruggere ogni fattore compositivo. Si creano, quindi, nuovi equilibri strutturali e coloristici ed inediti rapporti fra ritmo ed armonia, attraverso i quali avviene un recupero delle forme ed un rinnovo di valori. È  questo il periodo della serie di immagini femminili protrattasi per circa un ventennio (anni Cinquanta e Sessanta) con visioni cariche di contraddizioni rappresentanti una realtà crudele e drammatica, che diventerà tema costante delle sue composizioni.

 


Millet

Jean-François Millet (Gréville-Hague, 9 ottobre 1814 – Barbizon, 20 gennaio 1875)

Millet l'angelus
L’Angelus

François Millet (1814-75) è l’artista della vita quotidiana agreste.

Egli è il primo a rappresentare scene di contadini al lavoro, una tematica sempre presente nelle sue opere, anche nelle tele di ampie dimensioni.

Ripartisce gli agricoltori su grandi spazi ed in più raggruppamenti indipendenti nei primi piani. Sono figure temperanti che si riempiono vigorosamente di una forza tragica prima ancora di scoprire le espressione dei volti.

I contadini di Millet, a differenza di quelli di Courbet, sono miti e raffigurati in una profonda apprensione nella luce di un tramonto, chiusi nei propri movimenti, che li portano ad una triste contemplazione introspettiva.

Millet: La lattaia normanna
La lattaia normanna

I volumi nei grandi spazi vengono notevolmente semplificati, eseguiti con pochi e grossi tocchi di pennello e con gradazioni cromatiche armoniose: l’uomo di campagna non fa più parte di una ben identificata regione, ma circoscrive l’espressione più vasta, cioè lega l’uomo affezionato e devoto alla sua terra. Il linguaggio realistico di Millet, intriso di intenti sociali e soprattutto benefici, è configurato su una caratteristica intensamente romantica e religiosa, che affonda le sue radici nell’artista sin dai suoi primi anni di vita passati in un piccolo villaggio della Normandia, in un’atmosfera austera e rigorosa, tra gli addottrinamenti di un prete di campagna che legge, oltre che la Bibbia, anche le Egloghe di Virgilio. La via maestra da seguire viene però suggerita a Millet dai maestri della Scuola di Barbizon, dopo un tirocinio a Parigi nell’atelier di Paul Delaroche, dove egli aveva iniziato con quadri a tematica mitologica di ispirazione romantica.

Alcune opere di Millet


Biografia e vita artistica di Georges Braque

Pagine correlate all’artista: Il periodo artistico – La critica.

Gerges Braque: Porto di La Chotat
Gerges Braque: Porto di La Chotat, anno 1907 (foto a bassa risoluzione inserita al solo scopo didattico)

Georges nasce nel 1882 ad Argenteuil-sur-Seine.

Suo padre gestisce un’azienda, ereditata dalla famiglia, che si occupa di verniciature nel campo dell’edilizia.

Con Georges ancora in tenera età, la famiglia si trasferisce a Le Havre, dove lo inizia agli studi liceali.

Più tardi si iscrive all’Accademia delle belle Arti, e qui entra in contatto con Raoul Duffy e Othon Friesz.

Qualche anno dopo, nel 1899, lavora come allievo presso la bottega di un pittore a Le Havre e, nell’anno 1900, si trasferisce nella capitale francese ed aiuta un altro artigiano. In questo periodo della sua vita, dopo la giornata lavorativa, frequenta corsi serali di disegno.

Nell’anno 1902, all’Accademia Humbert, conosce Maria Laurencin e Francis Picabia. Frequenta spesso il Louvre, dove viene affascinato dall’arte greca e da quella egizia. Oltre al Louvre frequenta assiduamente la Galleria Druet, il Museo del Lussemburgo e la Galleria Vollard.

Nell’anno 1903 frequenta, per un brevissimo periodo, la Scuola Nazionale Superiore delle Belle Arti, poi decide di aprire uno studio in via Orsel, per dedicarsi alla pittura.

Braque - bottiglie e pesci
Braque – bottiglie e pesci (foto a bassa risoluzione inserita al solo scopo didattico)

Più tardi si trasferisce in Bretagna e Normandia per dipingere quadri a tematica paesaggistica delle zone di Honfleur e Le Havre, iniziando ad allestire le sue prime mostre personali nell’anno 1906.

L’anno successivo, in compagnia di  Othon Friesz, si reca ad Anversa dove incomincia a dipingere seguendo il linguaggio fauvista.

Nel 1907 conosce Pablo Picasso ed Apollinaire e, in seguito a quest’incontro, incomincia a prendere le distanze dal fauvismo, per diventare un pioniere del cubismo analitico.

L’anno dopo si reca a l’Estaque, dove più tardi incontrerà Raoul Dufy, venuto appositamente per lui.

Essendo stato rifiutato dal Salon d’Automne, Georges allestisce la sua prima importante mostra personale alla Galleria Kahnweiler: nell’occasione, la prefazione del catalogo riguardante le sue opere, viene scritta Da Apollinaire. Incomincia così ad essere conosciuto a livello nazionale, tanto che sul giornale Gil Blas del 14 novembre 1908, lo studioso d’arte Louis Vauxcelles pubblica una recensione, descrivendo le opere di Braque come delle composizioni di piccoli cubi: è da qui che ha origine il termine cubismo, nato però con un significato alquanto umoristico per definire la nuova scuola.

Braque: uomo con chitarr
Braque: uomo con chitarra (foto a bassa risoluzione inserita al solo scopo didattico)

Intorno all’anno 1911, insieme  a Pablo Picasso, approfondisce gli studi a linguaggio cubista, avviando la fase del “cubismo ermetico”, contraddistinta per l’inserimento, nei dipinti, di numeri e lettere.

I primi collages, con il linguaggio del cubismo sintetico, vengono esposti in una cittadina vicino ad Avignone.

Dopo la grande guerra, alla quale partecipa attivamente riportando anche importanti ferite, riprende in pieno la sua attività artistica, conosce Henri Laurens e Juan Gris. Soprattutto con quest’ultimo Georges contribuirà al notevole sviluppo del cubismo sintetico.

Nel 1919 allestisce con successo una importante mostra nella Galleria di Lèonce Rosenberg e l’anno dopo espone, da Kahnweiler, oltre alle sue opere pittoriche anche una scultura in stucco, raffigurante un “Nudo in piedi”.

La sua ultima e lunga fase artistica, quella classica, inizia nel 1925, quando si stabilisce in un appartamento costruito appositamente per lui da Auguste Perret. Il soggetto reale, nelle sue tele, rappresenta il pretesto di una composizione plastica elegante e preziosa, sia vista come materia che come linguaggio pittorico. Le tematiche sono prevalentemente nature morte e altre come:  Canéphores  et  Cheminées (nel ‘22),  Barques (nel ‘29), Ateliers (nel’39), Billard, Oiseaux, e Terrasses (rispettivamente nel 44 -48 -49).

Ormai famoso, Braque, espone le sue opere nelle più importanti capitali europee.

Nel 1948 vince il primo premio alla Biennale di Venezia.

Negli anni 1952-53 dipinge il soffitto della sala “Enrico I” nel Louvre di Parigi, con una raffigurazione stilizzata di uccelli.

Georges Braque muore nel 1963 a Parigi.

Le opere:

  • Strada all’Estaque (anno 1906).
  • Paesaggio presso Anversa (anno 1906).
  • Veduta dell’Estaque dall’hotel Mistral (anno 1907).
  • Piccola baia a La Ciotat (anno 1907).
  • Nudo di schiena (anno 1907).
  • Viadotto all’Estaque (anno 1907).
  • Case all’Estaque (anno 1908).
  • Viadotto all’Estaque (anno 1908).
  • Strumenti musicali (anno 1908).
  • Alberi all’Estaque (anno 1908).
  • Grande nudo (anno 1907-anno 1908).
  • Il castello a La Roche-Guyon (anno 1909).
  • Chitarra e fruttiera (anno 1909).
  • Violino e tavolozza (anno 1909).
  • Mandorla (anno 1910).
  • Pianoforte e mandorla (anno 1910, iniziato nel anno 1909).
  • Violino, bicchiere e coltello (anno 1910).
  • l flauto (anno 1911 iniziato nel anno 1910).
  • ITavolino (anno 1911).
  • Violino (anno 1911).
  • Portoghese (anno 1911-anno 1912).
  • Omaggio a Bach (anno 1911-anno 1912).
  • Natura morta con grappolo d’uva (anno 1912).
  • Violino: “Mozart/Kubelick” (anno 1912).
  • Fruttiera e bicchiere (anno 1912).
  • Testa di donna (anno 1912).
  • Uomo con violino (anno 1912).
  • Uomo con pipa (anno 1912).
  • Natura morta con carte da gioco (anno 1913).
  • “Le quotidien”, violino e pipa (anno 1913).
  • Donna con chitarra (anno 1913).
  • Violino e bicchiere (anno 1913).
  • Clarinetto (anno 1913).
  • Chitarra e programma: “Statue d’epouvante” (anno 1913).
  • Bottiglia di “Eau de vie” (anno 1914).
  • Aria di Bach (anno 1914).
  • Uomo con chitarra (anno 1914).
  • Canefora (anno 1926).
  • Tavolino (anno 1929).
  • Grande natura morta (anno 1932).
  • Duo (anno 1937).
  • Pazienza (anno 1942).
  • Uccelli (anno 1954-anno 1962).

Pittore Camille Corot

(Parigi, 26 luglio 1796 – Ville-d’Avray, 22 febbraio 1875) 

Ponte di Narni, anno 1825.
Ponte di Narni, anno 1825.

Corot è stato uno dei massimi esponenti del realismo francese e certamente il pittore ottocentesco che più di ogni altro ha influenzato gli artisti del suo periodo e di quello a venire, compresi gli impressionisti come Monet o Renoir, grazie alle sue ricerche ed al suo grande amore per la pittura “en plen-air”, sottolineando l’impiego del chiaroscuro nell’enfatizzazione di inimitabili effetti luministici.

Il momento storico

Quai des paquis a Ginevra, anno 1869.
Quai des paquis a Ginevra, anno 1869.

Non era mai successo che l’Inghilterra riuscisse ad influenzare il campo della pittura europea. Nella prima metà dell’Ottocento però assistiamo ad un netto cambio di direzione del flusso di cultura artistica, che passa da oltre Manica alla Francia.

La pittura inglese è assorbita dall’arte francese dell’Ottocento, nelle tematiche paesaggistiche di grandi artisti romantici; uno tra questi è Delacroix che ebbe modo di ammirare le opere di Constable in mostra al Salon nel 1824, come pure le tele degli allievi della Scuola di Barbizon.

Si nota chiaramente in queste opere un chiaro linguaggio, come colonna portante, che tende a prendere in alcuni casi, altre direzioni avvicinando Constable a Delacroix ed agli impressionisti Renoir, Pissarro e Monet, o persino a Géricault, il cui viaggio in Inghilterra, intorno al 1820, divenne un pozzo interminabile d’ispirazione in un linguaggio di stampo fortemente realistico.

Il linguaggio artistico di Corot

La pittura di Corot

Mulino a vento a Montmartre
Mulino a vento a Montmartre

Camille Corot (1796-1875)  è considerato un genio della paesaggistica, della raffigurazione del cielo, dei vari piani dell’atmosfera e di tutto ciò che è creazione della natura: i suoi insegnamenti verranno assorbiti dai promotori del movimento impressionistico francese.

La luminosità delle suo opere, che supera ogni immaginazione, si manifesta nei suoi chiaroscuri le cui gradazioni, al contempo, ne esaltano i rapporti plastici.

autoritratto di Corot
Autoritratto

Alcune sue opere, che egli stesso considera “bozzetti incompiuti”, vengono introdotte nelle rassegne ufficiali come dei veri capolavori d’arte, valide e portate a compimento.

Baudelaire difenderà il linguaggio paesaggistico di Corot, aggredito anche da molti critici di Storia dell’arte al Salon del 1845, mettendo in chiaro la differenza tra le parole “finito” ed “incompiuto”, asserendo che un quadro “finito” è un dipinto studiato e completo di tutti i particolari, mentre la parola “incompiuto” è un’opera d’arte vera e propria, anche se appena abbozzata: un’opera nata incompiuta deve rimanere tale per non essere uccisa dal particolare.

Il battesimo di Cristo
Il battesimo di Cristo

In Italia, dove soggiorna per la sua formazione artistica, tra il 1825 e il 1828, Corot avvalora, con piccoli bozzetti, la verità paesaggistica romana e delle zone esterne della città eterna, con l’intenzione di rielaborarle, in seguito, su tela.

L’artista ha una forza di espressione tale che, tradotta in pittura, diventa naturalezza e semplicità. Egli seleziona i dati della natura ponendosi nell’alveo della tradizione di Claude Lorrain: le sue donne bretoni si presentano con aspetto mitologico, i suoi paesaggi si manifesteranno come zone ideali senza passato né presente, frequentati da ninfe, pastori ed essenza divina.

Cenni biografici

Camille Corot, di famiglia benestante, iniziò lo studio della pittura con due paesaggisti dichiaratamente classicheggianti: prima con Achille Etna Michallon (Parigi, 1796 – Parigi, 1822), poi con Jean-Victor Bertin (Parigi, 1767 – Parigi, 1842), entrambi legati alle raffigurazioni a sfondo storico. Nello stesso tempo si dedicava allo studio dal vivo nella foresta di Fontainebleau.

L’artista viaggiò anche nel nostro Paese (primi soggiorni tra il 1825-28), dove incontrò Theodore Caruelle d’Aligny (Saint-Aubin-des-Chaumes, 1798 – Lione, 1871), paesista fedelissimo alla pittura accademica di tendenze solitamente elegiache che, insieme alle bellezze delle campagne romane, dette una svolta decisiva alla formazione del pittore in esame, le cui tele ricevevano le dense pennellate che amplificavano l’immediatezza della percezione luministica, raggiungendo la massima nitidezza, un’equilibrata distribuzione delle masse e delle loro gradazioni cromatiche.

La stessa ed acuta ricerca la ritroviamo nelle forme contenute nelle sue composizioni ritrattistiche, uno studio intimo e non ufficiale che dalla raffigurazione dei contadini delle campagne romane si estende alle esperienze dell'”Atelier” e de “La polacca“, entrambe custodite al Louvre.

Insieme al rinnovamento della pittura Corot mantenne di fatto i canoni classicheggianti, che impiegava chiaramente nelle sue rielaborazioni, soprattutto quelle destinate al pubblico (si confronti lo studio de “Il ponte di Narni” (1825, attualmente al Louvre) e il “dipinto finito del Ponte di Narni” realizzato nel 1826 per il Salon del 1827 (oggi alla National Gallery of Canada di Ottawa).

La sua continua ricerca lo portò ad intraprendere numerosi viaggi alla conquista di una limpida liricità e una vigorosa verità nella rappresentazione di motivi pittorici: ritornò, nel 1834 e nel 1843, in Italia, raggiunse l’Olanda e l’Inghilterra e si spostò nelle varie regioni francesi.

L’artista morì a Ville-d’Avray il 22 febbraio 1875  ed è stato sepolto a Parigi nel cimitero di Père Lachaise.


Neoclassicismo verso il Romanticismo

Pagine correlate ai periodi: Neoclassicismo: formazione e fonti – Le ideologie del Neoclassicismo – Maestri inglesi e tedeschi del Neoclassicismo – Alcuni pittori neoclassici – Periodo romantico – l’arte romantica.

Neoclassicismo e Romanticismo

Il sogno romantico di giungere alla verità dell’anima, all’indipendenza dagli stimoli irrazionali, all’altrove come spazio alternativo alla realtà di tutti i giorni, deriva dalla stessa radice dal quale si genera la ricomparsa del gusto per l’antico del Neoclassicismo.

Ingres: Madame Aymon
Ingres: Madame Aymon

L’inconfutabilità di questa matrice, appartenente ai due orientamenti di gusto, si fa sempre più chiara attraverso i decenni che si avvicinano all’Ottocento, fino al periodo del passaggio dall’uno all’altro, dove si incontrano. Basti pensare all’opera di Ingres in una paradossale combinazione.

Neoclassicismo e Romanticismo sono praticamente due foglie appartenenti allo stesso ramo: in una c’è il ritorno ai valori propri della natura umana (contrariamente al gusto decorativo rococò) che si presenta come imposto da esigenze razionali, nell’altra invece, avviene la stessa cosa però richiesta da bisogni sentimentali.

Canova: Amore e Psiche
Canova: Amore e Psiche

Il famoso gruppo scultoreo di Antonio Canova, “Amore e Psiche” (1787-93), rappresentante un raffinato e sottile erotismo (il dio Amore sta contemplando teneramente il volto della fanciulla che ama fortemente, ed è ricambiato da una tenerezza di uguale intensità), si trova al centro della fascia di confine fra i due movimenti. In esso si riproduce inconsapevolmente, in un linguaggio che è, senza dubbio, un modello per definire il “neoclassico”, i concetti del poeta romantico inglese Keats, a proposito della volontà sempre più vicina ad una meta che mai sarà possibile raggiungere. L’apertura e l’intreccio delle braccia dei due giovani sprigionano il fascino dell’unione incompiuta.

Il fuggire ed il dirigersi speditamente verso l’antichità di una qualsiasi civiltà, anche greca o romana, che si crede migliore, è un elemento del Romanticismo: così l’aspetto passionale e sentimentale entra con prepotenza nelle opere di David con certe raffigurazioni cariche d’intensità sentimentale individuale.

Gericault: Fornace da gesso
Gericault: Fornace da gesso

Anche l’aspetto della passione e della disperazione collettiva fa il suo ingresso nelle opere di altri grandi esponenti di questo periodo. In controtendenza alla trasparente classicità dettata da Winckelmann, si trovano testimonianze di scene impressionanti: in alcune sculture di Canova e in alcune raffigurazioni di Flaxman.

L’antinaturalismo (si veda il significato di naturalismo) ed i più evidenti soggetti del primo Romanticismo si profilano nello sfondo storico della Restaurazione: fra i personaggi principali di questo trapasso tematico, spicca in modo particolare Anne-Louis Girodet-Trioson (Montargis 1767 – Parigi 1824, conosciuto anche come Anne-Louis Girodet de Roucy-Triosson).

Blake: Sconfitta
Blake: Sconfitta

Prende  vigore un linguaggio relativo alle forze naturali, interiori ed esteriori dell’uomo, che condurrà al Romanticismo di grandi interpreti come Géricault, Blake, Fussli, Friedrich, Ingres e di Goya: se è vero il detto che «dal sonno della ragione si generano mostri», è anche vero che l’assurda speranza razionalistica ha dentro di sé, nella sua zona più intima, un qualcosa di imperscrutabile e sovrumano che ospita emozioni confuse come voci ed echi arcani, venature di patologia, bisogno di una società fantastica; esemplari sono le “creature angeliche” di Runge, i cieli agitati di Turner e Constable, l’elemento esotico che si ritrova nelle opere di Delacroix. Tutto questo si contrappone ipoteticamente al realismo quotidiano e alla configurazione borghese della società generatasi sulle macerie della Rivoluzione francese.

 Turner: Pioggia, vapore e velocità
Turner: Pioggia, vapore e velocità

Opere di Camille Corot

Opere di Jean-Baptiste Camille Corot  (Parigi, 26 luglio 1796 – Ville-d’Avray, 22 febbraio 1875)

Alcuni dipinti di  Corot

Riva degli Schiavoni
Riva degli Schiavoni, anno 1835.
Colosseo, visto dai giardini Farnes
Colosseo, visto dai giardini Farnese, anno 1826.
Ragazza in verde
Ragazza in verde, anno 1859.
Ponte di Narni
Ponte di Narni, anno 1825.
Ponte di Narni
Ponte di Narni, anno 1826
Paesaggio italiano
Paesaggio italiano, anno 1839.
Cottage in Normandia
Cottage in Normandia, anno 1872.
Vicino a Rouen
Vicino a Rouen, anno 1823.
Cattedrale di Chartres
Cattedrale di Chartres, anno 1830.
Agostina l'italiana
Agostina l’italiana, anno 1866.
La polacca
La polacca, anno 1874.
Autoritratto
Autoritratto, anno 1825.
Capre sulle isole Borromee
Capre sulle isole Borromee, anno 1866.
Battesimo di Cristo
Battesimo di Cristo, anno 1847.
La toilette
La toilette, anno 1859.
Fori visti dai giardini Farnese
Fori visti dai giardini Farnese, anno 1826.
Fori visti dai giardini Farnese
Villa d’Este a Tivoli, anno 1843.
Mulino a vento a Montmartre
Mulino a vento a Montmartre, anno 1845.
La Rochelle, cava vicino al porto
La Rochelle, cava vicino al porto, anno 1851.
Quai des paquis a Ginevra
Quai des paquis a Ginevra, anno 1869.
Venezia, Campo della Carità
Venezia, Campo della Carità, anno 1834.
Ginevra
Ginevra, anno 1835.
Diana sorpresa al bagno
Diana sorpresa al bagno, anno 1836.
Diana sorpresa al bagno (dettaglio)
Diana sorpresa al bagno (dettaglio), anno 1836.
Scogli ad Amalfi
Scogli ad Amalfi, anno 1828.
Roma, Trinità dei Monti vista da villa Medici
Roma, Trinità dei Monti vista da villa Medici, anno 1834.
Volterra, chiesa e campanile
Volterra, chiesa e campanile, anno 1834.
Genova, veduta da Promeda Acqua Sola
Genova, veduta da Promeda Acqua Sola, anno 1834.
Roma, tempio Minerva Medica
Roma, tempio Minerva Medica, anno 1826.
Roma, giardini Farnese
Roma, giardini Farnese, anno 1826.
Roma, Castel Sant'Angelo
Roma, Castel Sant’Angelo, anno 1827.
Firenze, giardino di Boboli
Firenze, giardino di Boboli, anno 1835.
Venezia, gondole sul Canal Grande
Venezia, gondole sul Canal Grande
Roma, Colosseo visto dagli archi di Costantino
Roma, Colosseo visto dagli archi di Costantino, anno 1825.
L'atelier

L’atelier, Museo del Louvre.