Il "Tabernacolo dei Linaioli" di Beato Angelico

Beato Angelico

Beato Angelico: Tabernacolo dei Linaioli chiuso
Tabernacolo dei Linaioli, foto: San Marco e San Pietro (292 x 88 cm.), Museo di San Marco, Firenze (foto tratte da Wikimedia Commons).

        Sull’opera: Il “Tabernacolo dei Linaioli” comprende una serie di raffigurazioni (più avanti descritte) autografe di Beato Angelico, realizzate con tecnica a tempera su tavola nel 1433. L’opera intera si trova nel Museo di San Marco a Firenze.

 Tabernacolo dei linaioli aperto  
Tabernacolo dei linaioli aperto: All’interno: Madonna col Bambino, 233 x 133 cm. Nelle ante (all”interno da sinistra), San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista, entrambe 292 x 88 cm .
Raffigurazione sinistra predella
Raffigurazione sinistra della predella: Predica di San Pietro alla presenza di San Marco, 39 x 56 cm.
Raffigurazione centrale predella
Raffigurazione centrale della predella: Adorazione dei Magi, 39 x 56 cm.
Raffigurazione destra predella
Raffigurazione destra della predella: Il martirio di San Marco, 39 x 56 cm.

L’opera fu commissionata nel 1493 dalla “Corporazione dei tessitori fiorentini”, meglio conosciuta come “‘Arte dei Linaioli”. Il tabernacolo comprende lo scomparto centrale dove è raffigurata la Madonna col Bambino, impreziosita da una cornice a rientro nella quale sono dipinti gli Angeli musici; le ante, con rappresentate immagini di santi (sia dal lato esterno che interno, perciò quattro); la predella, nella quale vi sono dipinte tre narrazioni, e cioè: “La predica di San Pietro alla presenza di San Marco”, La “Adorazione dei Magi” e “Il martirio di San Marco”.

Le dimensioni sono: 260 X 266 quando le ante sono completamente aperte, 260 x 133 cm. ad ante chiuse. Il complesso si presenta con una meravigliosa cornice in marmo uscita dalla bottega del Ghiberti, da lui certamente disegnata.

Il “Tabernacolo dei Linaioli” viene citato dalle antiche fonti, a partire da entrambe le edizioni de “Le Vite” (1550 e 1568) del Vasari, ove viene indicata l’originale ubicazione “nell’ufficio dell’Arte”.

Nel 1777 l’opera fu trasferita agli Uffizi  di Firenze (fonte: Milanesi, 1878), quindi, l’anno successivo pervenne nell’attuale sede.

Per quanto riguarda l’autografia delle composizioni, nonostante gli accesi dibattiti sull’entità dell’apporto collaborativo di altri artisti, l’intero tabernacolo può essere considerato come opera  dell’Angelico. Questo prezioso capolavoro segna un importantissimo momento nell’attività artistica dell’Angelico, quale colonna portante – per stile e cronologia – dove coincidono la chiusura del periodo formativo e l’inizio di una nuova fase destinata avere grandi sviluppi. Ogni collegamento culturale con artisti come Masaccio, Masolino, Gentile da Fabriano e Lorenzo Monaco, viene ormai inserito in un fraseggiare che ha in sè anche il “sapere” della statuaria del Ghiberti e del Donatello. L’artista ha saputo trarre profitto dai valori culturali a lui contemporanei e trascorsi.

Le tre ‘narrazioni’ raffigurate nella predella, nella loro indipendente occasione episodica e non più come una mera riproduzione naturalistica, dimostrano con evidenza l’indirizzo ormai rinascimentale intrapreso dall’Angelico.

Nel 1955, a cura della Soprintendenza alle Gallerie di Firenze, il Tabernacolo fu sottoposto a restauro. Questo purtroppo confermò la presenza di drastiche ridipinture apportate in passato.




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