Pittori del Barocco nelle regioni settentrionali

Frammenti d’arte: Pittori del Barocco nelle regioni settentrionali (2)

Pittori del Barocco nelle regioni settentrionali (2)  (fonti delle ricerche: “L’arte italiana” di Mario Salmi).

  • Daniele Crespi (Busto Arsizio, 1592-1630), parente di Giovanni Battista Crespi (il Cerano), ha un cromatismo derivato dalla combinazione di vecchi modelli lombardi con richiami correggeschi e di altri pittori, tra cui il Morazzone e lo stesso Cerano. La sua pittura, con il passare degli anni si fa sempre più cupa, fino a raggiungere una certa affinità con quella spagnola.

  • Carlo Francesco Nuvoloni (1608-1661c.) è un esperto ritrattista che dipinge con un fare sdolcinato e sfumato, ispirandosi alla pittura di Giulio Cesare Procaccini ed al Reni e, per taluni anche al Murillo. Francesco del Cairo (1598-1674), che dipinge sotto la protezione di Amedeo di Savoia, ha un cromatismo assai luminoso, che si avvicina molto a quello del suo maestro Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone. Evaristo Baschenis (1617-1677) è un pittore di ritratti e di nature morte, dove prevalgono svariati strumenti musicali, trattati in senso poetico nell’eleganza della forma e nel cromatismo della materia, conferendo loro delicati contrasti e solido plasticismo.

  • Antonio di Enrico detto Tanzio da Varallo (1574-1644) è attivo a Milano, Varallo e soprattutto a Novara, con la sua pittura caravaggesca vuole superare il Procaccini negli effetti di luminosità.

  • La Liguria si distingue dalle altre regioni settentrionali perché, salvo alcune eccezioni, continua la tradizione della pittura cinquecentesca toscana, dove prevalente è il Barocco senese alle maniere decorative bergamasche, come testimoniano le magnifiche chiese e gli splendidi palazzi genovesi. Due esponenti di spicco sono il classicheggiante Domenico Piola (Genova, 1624 – Genova, 8 aprile 1709) e Gregorio de Ferrari  (1647-1726), quest’ultimo, amante del Correggio del quale riecheggia la maniera. Sempre a Genova sono da evidenziare gli eclettismi pittorici di Giov. Andrea e Giov. Battista Carloni. Sono attivi a Genova,  in questo periodo, due eccellenti esponenti della pittura europea come Pier Paolo Rubens e Antonio van Dick, i quali arricchiscono la cultura locale con la prosperosa e calda pittura del primo e quella aulica e luministica del secondo. Degno di nota è anche Domenico Fiasella detto il Sarzana, dalle spiccate tendenze caravaggesche.

  • Oltre ai grandi frescanti, ci sono pittori da cavalletto come Valerio Castello (1625-1659) e Giovanni Andrea Ansaldo (1584-1638). Il primo formatosi sotto il Procaccini, sente assai la pittura di Rubens e Van Dick, mentre il secondo, con la stessa formazione e stesse tendenze verso i due grandi pittori, sente anche gli influssi dei bolognesi. Un altro pittore, celebre per i suoi luminosi ritratti, è Bernardo Carbone (1614-1649), che sente molto la pittura di Van Dick. Gioacchino Assereto (1600-1683), allievo dell’Ansaldo, distaccandosi da questi e dalla pittura locale, crea forme sensitive e maestose con un solido e cupo cromatismo, integrandole con richiami caravaggeschi e della pittura lombarda.

  • Giovanni Benedetto Castiglione (1610-1665) detto il Grechetto, con formazione sotto la guida del De Ferrari e del Paggi, si stacca da questi per avvicinarsi a Rubens ed a Van Dick, subendo allo stesso tempo gli influssi della pittura veneta, fiamminga e, in particolare, di quella di Rembrandt. Le sue tematiche sono prevalentemente scene bibliche con motivi pastorali, dove non mancano animali (Rebecca ed Isacco, Galleria Corsini, Roma). Bernardo Strozzi (1581-1644), meglio conosciuto con il semplice appellativo del Prete Genovese (è stato frate e poi prete), di formazione senese sotto la guida di Pietro Sorri, si allontana ben presto dalla pittura del suo maestro per approdare a quella dei fiamminghi; più tardi arriverà ad una tendenza caravaggesca, integrata dalla pennellata corposa, grassa e luminosa, che lo avvicina a Rubens. Lo Strozzi è un ponte di collegamento tra Genova e Venezia.

  • A Venezia, già prima del Prete Genovese (Genova, 1581 – Venezia, 2 agosto 1644), aderiscono al nuovo stile Giovanni Lys (c.1600-c.1629/30) e Domenico Fetti (1589-1624). Entrambi sentono la pittura di Rubens. Giovanni Lys è un buon colorista con caratteristiche istintive e nonostante la sua formazione sotto un pittore romanizzante come il Golzio, riesce ad ambientarsi bene a Venezia. Il Fetti è stato a Roma presso il Cigoli ed il Borgianni, ma è da quest’ultimo che ha assorbito la sostanza plastico-luministica caravaggesca. Il suo cromatismo, sciolto e caldo, conferisce alle sue forme, vibrazioni, sensibilità e tono, anche se talvolta queste forme si trasfigurano in fantasmi (“Visione di San Girolamo” ai Tolentini e la “Visione di San Paolo” al Museo berlinese).  Sempre a Venezia, il fiorentino Sebastiano Mazza (c.1615-1685), con il suo tocco sciolto e turbinante e con colpi di luce alla Rembrandt, anticipa la pittura del Settecento, mentre il vicentino Francesco Maffei (1625-1660) prosegue l’opera del Tintoretto, integrandola con l’ampiezza spaziale del Veronese. Pietro del Vecchia è un ottimo copista di antichità, Ermanno Stoffi continua l’opera dello Strozzi ma con un cromatismo molto freddo, Girolamo Forabosco si tuffa in pieno nella pittura cinquecentesca e Giulio Carpioni, attivo anche a Verona e Vicenza, si “nutre” dal Tiziano per le sue audaci sperimentazioni che, seppur povere di effetti cromatici, saranno gradite al Tiepolo. A Venezia si registra l’orientamento decorativo di Pietro da Cortona con Pietro Liberi, i lucchesi Filippo Gerardi (1643-1704) e Giovan Coli (1636-1681), il genovese Giovan Battista Langetti ed il romano Francesco Ruschi. Il napoletano Luca Giordano (1632/4 –1705), col suo caldo e sensuale cromatismo che richiama il suo maestro Ribera, realizza pale d’altare per Venezia. Antonio Carneo aggiunge le influenze dello Strozzi alla propria sensibilità artistica forgiatasi sotto la guida del Giordano.




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