Pittori barocchi nell’Italia centrale e del sud

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Frammenti d’arte: Pittori del Barocco Italia del centro e regioni del sud (2) (fonti delle ricerche: “L’arte italiana” di Mario Salmi).

  • A Roma Orazio Borgianni (1578-1616), romano, integra la sua pittura con spunti luministici caravaggeschi e spunti mutevoli tintorettiani, aggiungendoci anche qualcosa del Bassano e del Greco, quest’ultimo contattato in Spagna. Le sue opere risultano brillanti e ricche di improvvisi baleni di luce, proprio come quelle del Tintoretto, molte delle quali ricche di solida plasticità, come nella “Sacra famiglia” (Galleria Corsini, Roma).

  • Carlo Saraceni (1585-1625), di origine veneziana e vissuto per più di venti anni a Roma, si ispira al Caravaggio prima maniera. Ha una grande chiarezza cromatica e un compatto formalismo pittorico, come testimonia la “Predica di San Raimondo” in Sant’Adriano a Roma.

  • Sempre nella capitale opera Giovanni Serodine (1594?-1631) di origine ticinese. La sua pittura è ricca di un acuto e studiato luminismo (dipinti nell’abbazia di Valvisciolo). Anch’esso è di formazione caravaggesca.

  • Un altro artista con tendenze del Caravaggio è Bartolomeo Manfredi, di origine mantovana, che superando il suo Maestro (il Pomarancio), conferisce alle sue opere accenti realistici che vanno al di là delle tendenze dello stesso Caravaggio (il “Bacco con un bevitore” a Palazzo Corsini di Roma  ed il “Concerto” agli Uffizi, che addirittura, in un primo momento, venne attribuito allo stesso Michelangelo Merisi). Fra gli artisti che ruotano intorno al Caravaggio, il Manfredi è quello che più viene apprezzato dalla maggior parte degli studiosi di Storia dell’arte.

  • Orazio Gentileschi: Danae
    Orazio Gentileschi: Danae

    Orazio Lomi  Gentileschi (1563-1639) di origine pisana, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, appartiene alla schiera dei pittori di stampo caravaggesco. La sua prima formazione è tutta giocata sul Manierismo toscano ed acquisita tramite il suo fratellastro Aurelio. Dopo le esperienze  di Roma e gli influssi del Reni, che gli rimarranno per tutto il corso della sua esperienza (seppur in minima parte), apprezzerà la grande pittura luministica del Caravaggio. Del suo grande maestro (il Caravaggio), il Gentileschi nobilita nelle sue opere le forme metalliche (nelle chiese romane di Santa Maria della Pace, Santa Maria Maggiore, San Silvestro, e nelle chiese di Fabriano in San Venanzio, in San Domenico ed in San Benedetto) e rende in modo impareggiabile la materia pittorica con toni di alto pregio, specialmente nel panneggio, spesso componendo figure a ritmo classicheggiante con grande valenza atmosferica, come nella pittura pre-olandese.

    Artemisia Gentileschi: San Gennaro nell'anfiteatro du Pozzuoli.
    Artemisia Gentileschi: San Gennaro nell’anfiteatro du Pozzuoli.

    L’artista pisano passa la maggior parte della sua vita artistica nella capitale, ma sporadicamente viaggia nelle varie zone d’Italia, tra le quali Genova, dove entra in stretto contatto con van Dick, e Torino dove realizza la celebre Annunciazione. Non gli mancano i viaggi all’estero: Parigi dove viene chiamato da Maria de’ Medici e Londra dove nel 1638 finirà i suoi giorni. Il Gentileschi ha tre figli, tra i quali Artemisia (1597-1651) che sarà il suo non proprio esatto proseguo, con uno stile alquanto appesantito. Rimane essa un’importante personalità perché caratterizzerà la storia artistica napoletana, rappresentando la tradizione caravaggesca con la quale esercita un tangibile influsso.

  • Battistello: Salomè
    Battistello: Salomè

    A Napoli, oltre alla Gentileschi, operano altri artisti come Battista Caracciolo, meglio conosciuto come il Battistello, del quale non si conosce la data di nascita (morirà nel 1637), che è il capo della scuola locale, una fra le più importanti d’Italia in quel periodo. La sua formazione artistica si compie sotto la guida di Francesco Imparato, del quale conserverà sempre l’amore per quel disegno di stampo fiorentino, aderendo tra l’altro alla visione luministica caravaggesca che conferisce alle sue opere grandiosi effetti, come testimonia la “Liberazione di San Pietro” nel Pio Monte della Misericordia di Napoli.

  • Mattia Preti detto il Cavalier Calabrese (1613-1699), compie la sua formazione artistica viaggiando in Italia fra Napoli, Roma, Venezia e Parma. Non completamente soddisfatto di questo, si sposta nel nord Europa per entrare in contatto con la pittura di Rubens. Si trasferisce anche a Malta dove rimarrà per ben tredici anni. Nel Cavalier Calabrese rimarrà sempre l’amore per il luminismo caravaggesco, che integra con le larghe intelaiature compositive degli artisti veneziani. Tra le sue opere più significative si ricorda “Il soffitto” in San Pietro in Maiella (Napoli).

  • Andrea Vaccaro (1598-1656) e Massimo Stanzioni (1585-1656) appartengono alla scuola dei Carracci. Dello Stanzioni è la monumentale tela del “Cristo deposto” (Certosa di San Martino, Napoli) dove molto è l’influsso della Gentileschi.

  •  L’Adorazione dei Magi, 1630-1656 circa, 101,5 x 127 cm., Kunsthistorisches Museum.
    Cavallino: L’Adorazione dei Magi, 1630-1656 circa, 101,5 x 127 cm., Kunsthistorisches Museum.

    Bernardo Cavallino (1622-1654), allievo del Vaccaro e dello Stanzioni, ha una pittura elegante e raffinata, nella quale le figure, idealizzate con gusto, indossano sobrie vesti con un cromatismo puro e prezioso, derivato dall’amore verso il Caravaggio trasmessogli da Artemisia Gentileschi. Di questo artista non ci pervengono molte opere e tra queste si ricordano: “La Liberazione di San Pietro” e la “Negazione di San Pietro” nella chiesa dei Girolamini, il “San Pietro e il Centurione” custodito nella Galleria Corsini a Roma e l'”Adultera” nel Museo Civico di Verona.

  • Salvator Rosa (1615-1673), artista dalla grande versatilità nella poesia, nella pittura e nell’incisione, sente molto l’influsso della scuola dei Carracci, dei Veneti e dei fiamminghi.

  • Michelangelo Cerquozzi (1602-1660), conosciuto anche con gli appellativi di Michelangelo delle bambocciate o Michelangelo delle Battaglie, è stato allievo di Jacob de Hase e la sua pittura, prevalentemente a tematiche di genere, si avvicina molto a quella di Pieter Van Laar, detto appunto, il Bamboccio.

  • Giovanni Battista Ruoppolo (1620-1683), compie la sua formazione artistica sotto la guida di Paolo Porpora. La sua pittura, prevalentemente ricca di nature morte con grandi effetti di luminosità e povera di particolari, risente moto più gli influssi coloristici caravaggeschi che quelli della minuziosità fiamminga.

  • Giuseppe Recco (1635-1695) è l’artista delle nature morte marine e porta avanti la tradizione classica dipingendo con grande libertà, sia in fatto di composizione che di coloristica, tanto da avvicinarsi agli artisti moderni. Un grande esempio di questa libertà ci arriva dall’opera “Pesci e sfondo di Marina” (proprietà Sestrieri Roma).

  • Giuseppe de Ribera (1588-1652) è uno dei più grandi protagonisti della pittura barocca negli ambienti napoletani. Di origine spagnola (Jàtiva) e soprannominato “lo Spagnoletto), segue entrambe le strade della scuola barocca, prima quella carraccesca (a Bologna, ma già dalla gioventù in Spagna) e poi quella caravaggesca, arrivando ad una pittura dove prevalgono i cupi contrasti,  sapientemente accentati, di sapore patetico e realistico. La sua disinvoltura tecnica potrebbe permettergli di idealizzare le più svariate concretizzazioni fisiche delle figure umane, conferendo ad esse spettacolari effetti di esteriorità, ma non si lascia mai tentare dall’abuso: nelle sue opere a carattere religioso, salvo che in rare eccezioni (nella Deposizione della Certosa di San Martino, Napoli), non prevalgono i volti trasfigurati da eccesso di pietismo, nonostante la sua maestria nella ritrattistica, potente e di penetrante realismo, talvolta addirittura crudo e brutale.

  • Luca Giordano: Crocifissione di San Pietro
    Luca Giordano: Crocifissione di san Pietro, anno 1660, Gallerie dell’Accademia, Venezia.)

    Luca Giordano (1632-1705) è un allievo assai appassionato del Ribera, tanto che le sue opere giovanili vengono spesso confuse con quelle del suo maestro. Il suo tocco è deciso e molto più spedito di quello del Ribera, ma la sua coloristica si schiarisce nel tempo, avvicinandosi a quella dei pittori veneti e soprattutto al Veronese. Il suo grande talento tecnico, integrato da una viva immaginazione e da una virtuosa maestria, lo rende un celebre frescante. Tra le sue opere più importanti si ricorda l’affresco della Cappella del tesoro nella Certosa di San Martino e la “Natività della Vergine” in Santa Maria della salute a Venezia. Numerosissime sono le sue pale d’altare. È con lui che l’arte, nell’ambiente napoletano, conquista i cieli dei soffitti, delle volte e delle cupole, non soltanto nell’era barocca ma anche per tutto il periodo Rococò. Per l’incredibile velocità del suo pennello sulla tela, gli è stato appioppato l’appellativo di Luca Fapresto.

  • In Sicilia spicca soltanto la figura di Pietro Novelli, ma vi operano anche alcuni grandi artisti napoletani sopra menzionati. Il Novelli (1603-1647), detto il Monrealese perché di Monreale, è figlio d’Arte e si forma sotto la guida del padre, Pietro Antonio, il quale gli infonde la maniera raffaellesca. Presto si staccherà da questa maniera frequentando Van Dick (soggiorno palermitano 1623-1624). Il Novelli si sposta frequentemente dalla Sicilia verso Napoli e Roma, dove viene influenzato dalla pittura del Ribera, del Domenichino, del Caravaggio ed anche del grande spagnolo Velasquez. La sua pittura, molto luminosa e ricca di cromatismo, è generalmente a carattere decorativo, ma le opere più importanti sono le tele sacre, fra le quali una famosissima che raffigura “San Benedetto che benedice i pani” (monastero di Monreale).




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