Storia della facciata del Duomo di Orbetello

Facciata del duomo (foto Vinattieri Matteo)
Facciata del duomo (foto Vinattieri Matteo)

La Storia del Duomo di Orbetello

Orbetello giace all’estremità di una lingua di terra che si protende nel mezzo di una laguna, fra i due caratteristici tomboli della Feniglia e della Giannetta che la separano dal Tirreno, e davanti al massiccio dell’Argentario.

Sull’origine etimologica del nome sono state emesse le più avariate spiegazioni; mi limiterò ad accennarne qualcuna di quelle che elenca il Raveggi:

Facciata del duomo (foto Vinattieri Matteo)

“Il Lami la volle composta (la parola Orbetello) dalle due parole “urbs” e “Vitellis”, il De Poveda da “Ovitellius” traduzione latina della parola greca “Moscos” (per un Arcidiacono dal nome della Chiesa Costantinopolitana che vi sarebbe morto), il Repetti da altre due parole latine “orbicum” e “tellus” (terra circolare), 1’Amalfitano e il Del Rosso da “Urbs” e “tellus” (terra dell’urbe o di Roma), il Cardarelli da “Urbivetus” (città vecchia).  Infine, Dino Vanni, riferendosi al fatto che al  tempo di re Desiderio Orvieto si chiamava Orbitum, ed avendo questa città avuto il dominio su Orbetello, ritiene che da Orbitum si facesse Orbitellus, cioè “piccola Orvieto.”. P. RAVEGGI: “Orbetello antica e moderna” pag. 29 della rivista “Maremma”, anno VIII 1933 fasc. I II Grosseto.

“Per quanto riguarda le origini di Orbetello, allo stato attuale della ricerca archeologica, non possiamo con certezza escludere che la sua vetusta cinta murale , a massi poligonici, con un perimetro di circa due chilometri, fosse stata edificata per racchiudere la necropoli di Cosa, come ne accennarono il Bendorf e l’Ademollo e in seguito H. Del Rosso. E neppure che sia stata la probabile Subcosa, secondo le asserzioni del Carchidio, del Repetti, del Lambardi e del Milani, Fondandosi sulla ingente quantità di ritrovamenti si deve concludere che Orbetello indubbiamente sia stato un centro di popolazione etrusca, del quale ai è ignorato il nome (P. RAVEGGI “Ipotesi sul nome etrusco di Orbetello” pag.33 della rivista “Maremma”, anno VII-1932  fasc.  I II Grosseto).

Il primo documento su cui si trova per la prima volta sortito il nome di Orbetello sarebbe stato il Diploma di donazione dell’anno 805, con il quale Carlo Magno e il Pontefice Leone III concedevano al santo martire Anastasio e al suo Monastero alle acque Salvie in Roma un esteso territorio di questa parte della Maremma (G. BRUSCALUPI: “Monografia storica della Contea di Pitigliano” Firenze 1906, a pag. 59: “Nel Cobelio, Notitia Cardinalatus, si legge che Carlo Magno donò alla Chiesa romana ‘Marchiam tuscanam vulgo maremma, Populoniam, Suanam, Roselles’ ed altri luoghi”).

 Il Muratori ed altri storici giudicano il diploma come un falso diplomatico, mentre recentemente i monaci delle Tre Fontane rivendicano la genuinità di tale documento (UN MONACO CISTERCENSE: “S. Paolo e le Tre Fontane” bolla di Carlo Magno e Leone III pag. 97 segg. – Roma 1938).

Comunque sia la faccenda, si può pensare con una certa sicurezza che ancora prima del Mille l’Abbazia delle Tre Fontane possedesse Orbetello e il suo territorio.

Noi non sappiamo quando si sia formato il Comune anche in Orbetello, ma è certo che nel secolo dodicesimo anche la sua popolazione avrà cercato di emanciparsi dal dominio temporale degli Abati: infatti risulta che fra il 1200 e il 1300 il Comune di Orbetello si fosse già costituito.

C’era poi il fatto che per i feudatari delle Tre Fontane il possesso di Orbetello non era dei più pacifici. E ben presto si trovarono di fronte agli Aldobrandeschi e agli Orvietani che incominciarono a contender loro il dominio di questa contrada. Nell’impossibilità di potersi sostenere, il 20 Maggio 1269 l’Abate delle Tre Fontane concede in feudo a terza generazione maschile e femminile, a Nicola Aldobrandino, a Gentile, conti di Sovana e Pitigliano, Orbetello e quasi tutte le terre dell’Abbazia, per un censo annuo molto esiguo (G. Bruscalupi: “Monografia storica della contea di Pitigliano”, Firenze 1906, pagina 131 ).

La storia di Orbetello, da adesso, è la storia degli Aldobrandeschi, sui quali, ai fini di questo mio lavoro, dovrò far notare le fasi storiche del loro dominio, soprattutto nei confronti dei Comuni di Siena e di Orvieto.

Portale e rosone della facciata (foto N. Musmeci))
Portale e rosone della facciata (foto N. Musmeci))

La contea aldobrandesca, essendo confinante con lo Stato di Siena, sostenne contro questa città lunghe ed aspre guerre ora con successo, ora con sfortuna, perdendo e riacquistando il suo territorio. Causa ultima ed unica era l’ambizione dei Senesi i quali volevano estendere il loro dominio su tutta la maremma ed arrivare sino al mare.

Durante il pontificato di Gregorio VII vediamo i Pitiglianesi con altri, che liberarono gli Orvietani dai Senesi e gli Aldobrandeschi, in premio dei loro servigi, ebbero la investitura di Toscanella (Bruscalupi:  “Monografia storica della contea di Pitigliano”, Firenze 1906, pagine 139-143 e 607-610).

Nel 1202 venne stipulato un patto tra i Pitiglianesi e gli Orvietani, che fu fatto nei seguenti termini: “Che Pitigliano col suo territorio accettato in aceomandigia dalla città di Orvieto, restasse seni pre sotto il dominio degli Aldobrandeachi di Sovana; che gli amici di Orvieto fossero gli amici di Pitigliano. (Bruscalupi:  “Monografia storica della Contea di Pitigliano”, Firenze 1906, pagine 473-75).

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Porta e rosone della facciata (foto N. Musmeci)

Prof. Ettore Zolesi




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