La facciata del Duomo di Orbetello: Storia – pag 2

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Facciata del duomo (foto Vinattieri Matteo)
Facciata del duomo (foto Vinattieri Matteo)

Contro Federico II, Pitigliano fece un trattato con Siena il 2 Ottobre 1221. Si obbligarono ambedue le parti a soccorrersi e a difendersi scambievolmente da qualunque nemico eccetto il Papa e i Pisani. I Senesi vi aggiunsero gli Orvietani, il Vescovo di Volterra, e di Poggibonsi: i conti vi fecero comprendere l’Abate del Monastero di S. Anastasio.

In questo patto i conti fecero giurare ai capitoli di Sovana, Pitigliano, Grosseto, Sorano, Cinigiano, Montepescali, Magliano, Capalbio e Saturnia.

Facciata del duomo (foto Vinattieri Matteo)

Nel 1237 sorse in Orvieto una terribile guerra civile tra. i Monaldeschi e i Filippeschi e i combattimenti durarono per più giorni. Alla fine furono chiamati in soccorso alcuni signori e tra questi i conti di Sovana e Pitigliano, che subito accorsero e riuscirono a fermare il tumulto.

Dopo di ciò gli Aldobrandeschi rimasero per sei mesi in Orvieto con le loro milizie per fermare e calmare l’agitazione che sempre serpeggiava in città.

La contea di Pitigliano si mantenne tranquilla fino al 1246, quando gli Aldobrandeschi si unirono agli Orvietani per soccorrere Spoleto contro i Perugini. Gli Orvietani si unirono con gli Aldobrandesci e con i Farnese, ma la guerra non durò a lungo perché, dopo molti fatti d’arme, favorevoli tutti agli alleati, i perugini si ritirarono e venne stabilita la pace.

Pochi anni dopo fu fatta la seconda ed ultima divisione dei fendi tra i due rami degli Aldobrandeschi di Sovana e di Santa Fiora. L’atto di divisione fu stipulato nell’anno 1274 da Aldobrandino di Bonifazio di Santa Fiora ed Aldobrandino di Sovana, detto il Conte Rosso (Bruscalupi:  “Monografia storica della contea di Pitigliano”, Firenze 1906, pagine 139-143 e 607-610).

Nell’anno 1293, Saturnia, già da qualche tempo occupata dagli Orvietani si era ribellata a questi dandosi ad Orso Orsini, marito della contese Margherita, per cui gli Orvietani vi mandarono il loro esercito e la presero, sebbene per poco tempo, giacché due anni dopo fu conquistata dagli Orsini. Nonostante ciò, dopo l’espugnazione di Saturnia, gli Orvietani si avvicinarono a Pitigliano, ma Orso Orsini chiese la pace ed, andato ad Orvieto, giurò fedeltà nel palazzo comunale.

I popoli della contea di Sovana e Pitigliano, disgustati per le insopportabili tasse da cui erano gravati, prima pregarono perché fossero diminuite, ma, riuscendo inutili tutte le insistente, nell’anno 1297 si levarono in armi. Però Sovana, Pitigliano ed altri paesi dell’alta maremma rimasero quieti, e la rivolta si manifestò fino ad Orbetello.  Allora Goffredo, marito di Margherita, la quale ai primi del 1300 era entrata in possesso della contea, chiese aiuto agli Orvietani, che mandarono cinquanta lance e molti fanti, i quali, unitisi alle forze del conte, poterono, almeno allora, sedare la rivolta, la quale scoppiò poi più forte cinque anni dopo.

Intanto il 12 Aprile 1302 si sollevò il popolo di Pitigliano, e il conte Goffredo e la contessa Margherita, costretti a fuggire, andarono a chiedere aiuto al comune di Orvieto. Questa città mandò un esercito che pose assedio a Sovana, Pitigliano e Sorano. Accorse allora con le sue genti il conte Guido di Santa Fiora e aggrediti furiosamente gli assedianti, liberò la città di Sovana. Il popolo di Pitigliano e di Sorano, allora, fece contemporaneamente una sortita contro gli Orvietani e tentò di unirsi col conte di Santa Fiora per fare una battaglia campale; ma invano. La contea sarebbe cosi rimasta in balìa degli Orvietani, se Papa Bonifacio VIII non avesse inviato il cardinale Teodorico di Orvieto, il quale a nome del Pontefice impose la pace.

Nell’anno 1312 Margherita morì e da allora la contea di Sovana e Pitigliano passò definitivamente agli Orsini.

Sul principio del 1300 il territorio di Orvieto a Nord comprendeva il bacino del Paglia fino verso Chiusi, a Est non oltrepassava il Tevere, a Sud giungeva nei pressi di Viterbo e a Ovest confinava lungo il Fiora, con le terre Aldobrandesche.

Poiché, prima della signoria dei Monaldeschi le terre orvietane nella Maremma erano state invase dagli Aldobrandeschi e Orvietani, Manno Monaldeschi, fatta la pace con i primi, mosse guerra agli Orsini, guerra che durò tre anni e portò di conseguenza la sottomissione dei Comuni di Orbetello e di Manciano (G. Pardi:  “Dal Comune alla Signoria in Orvieto” in bollettino della Deputazione Umbra di Storia Patria – XII, 1907, pagina 80 e suo seguito).

Il conte Niccolò di Roberto Orsini, per non lasciare alcun appiglio d’illegittimità nel suo dominio di Pitigliano, e per prevenire ogni incidente, chiese ed ottenne dal Monastero delle Tre Fontane la conferma dell’investitura dei luoghi già concessi da quei Monaci ai conti Aldobrandeschi.

Portale e rosone della facciata (foto N. Musmeci))
Portale e rosone della facciata (foto N. Musmeci))

 Vi fu aggiunto poi che questa concessione enfiteutica potesse essere estesa alle figlie femmine di ciascuno dei concessionari ed ai figli maschi di quest’ultime.

Fu sotto la signoria del conte Nicola e dei suoi nipoti Guido e Bertoldo Orsini che, nel 1376, venne riedificato ed ampliato l’attuale Duomo con la sua artistica facciata.

Per terminare dirò che nel 1410 Ladislao di Durazzo, con un colpo di mano, s’impadronì di Orbetello e alla sua morte i Senesi poterono averla dal suo governatore mediante un compenso.

Siena non poté esercitarvi la sua autorità in modo continuo, nè molto tranquillamente, perché non ci fu guerra, si può dire, che non vide Orbetello occupata dal nemico.

Nel 1554 vi si stabilirono gli Spagnoli, che, qualche anno dopo vi costituirono lo Stato dei Presidi, del quale fu capitale. Questo stato fu invano assediato dai Francesi nel 1656, venne preso dagli Austriaci nel 1708, passò ai Borboni di Napoli, finché, nel 1808 fu incorporato al Regno d’Etruria, poi nel l8l4, al Granducato di Toscana. Pagina successiva

Porta e rosone della facciata (foto N. Musmeci)

Prof. Ettore Zolesi




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