Il Duomo di Orbetello: Conclusioni del saggio critico

Il Duomo di Orbetello: Conclusioni del saggio critico

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Facciata del duomo (foto Vinattieri Matteo)
Facciata del duomo (foto Vinattieri Matteo)

Ciò vuol dire anche, che hanno torto, nei loro giudizi su questi fregi, sia il Nicolosi che il Raveggi. Per dire più specificatamente delle colonnine e delle rosette, per definirne la parentela più stretta, basta guardare quelle del particolare degli stipiti della facciata del Duomo di Orvieto; nella postierla del vescovado del Duomo di Orvieto; della porta del fianco destro della stessa Chiesa, con lo sviluppo che prende nel secolo XV (come nella chiesa di S. Fortunato a Todi); della porta maggiore della Chiesa di S. Agostino ad Orvieto; e, soprattutto in quelle del portale della Chiesa di S. Francesco a Bolsena, che, per questo particolare, sembra gemella a quella di Orbetello, e che sicuramente ne è la più stretta precedente.

Per quanto poi riguarda il fregio a fogliami che delimita lo spazio inferiore della facciata, sempre per confutare il Raveggi e il Nicolosi, per conto mio penso che essi abbiano esagerato nel valutare le qualità originali dell’autore del Duomo di Orbetello; tanto più che le decorazioni scolpite in questa facciata, massimamente i fogliami di questo fregio, denotano una arcaicità di forme che semmai, si avvicinerebbe più al romanico che al Rinascimento.

Sarebbe azzardato pensare, invece, che questo fregio sia stato fatto su influsso di quello simile che corre intorno alla facciata del Duomo di Orvieto, anche perché, come vedremo meglio in seguito, al fregio a formelle quadrilobi del Duomo di Orbetello ne corrisponde uno uguale sulla facciata dello stesso Duomo di Orvieto? Penso di no.

Sono cosi giunto a parlare del fregio a formelle quadrilobi con figura antropomorfa all’interno, che corre lungo la parete superiore della facciata, dividendo questa in due zone e che corona all’intorno tutto il rosone.

Di questo tipo di decorazione, ma con altra funzione e diversa disposizione, ho trovato solo nel finestrone laterale della Cattedrale di Grosseto, e nella facciata del Battistero di S. Giovanni a Siena (che, a sua volta, deriva dalla Badia Barardenga), ma in ambedue i monumenti, con uno scopo diverso da quello del Duomo di Orbetello, e con una forma tutta differente.

Un solo unico ed illustre esempio si avvicina invece alla facciata del Duomo di Orbetello: quello della facciata del Duomo di Orvieto. Infatti in questa facciata, corre, sopra le tre cuspidi che coronano i portali, una loggia che pausa lo slancio verticalistico e che serve a dividere la parte inferiore dalla superiore (come nel Duomo di Orbetello) lasciando in quella inferiore i portali e in quella superiore l’occhio centrale e il coronamento (come nel Duomo di Orbetello).

Come nel Duomo di Orbetello, poi, oltre alla fascia di formelle, ne abbiamo un’altra simile, con figure antropomorfe ugualmente, che fa da cornice al rosone.

Come ho già detto, questo elemento decorativo è del Maitani che lo sostituì al precedente progetto, che prevedeva una fascia decorativa a forma di rose, molto più grande di quella di adesso e la quale è a formèlle, che avrebbe dovuto essere al posto delle odierne edicole con statue.

Se poi, confrontando le due opere, vediamo che le figurine di Orvieto sono più perfette e recenti, ciò non contraddice il mio assunto, per due ragioni fondamentali:

  1. Che quelle del Duomo di Orbetello sono state costruite prima di quelle di Orvieto.

  2. Che ad Orvieto le maestranze dovevano per forza essere ad un livello d’arte superiore di quelle che si trovavano ad Orbetello.

Adesso non mi resta che tirare le somme. Come ho ripetuto all’inizio di questo capitolo, per me, il Duomo di Orbetello, avendo evidenti le caratteristiche del gotico senese, deriva direttamente dal Duomo di Orvieto, e non da altri monumenti, per ragioni storiche e stilistiche. Le ragioni storiche, giova ripeterlo, sono quelle dei continui contatti di Orbetello col Comune e la signoria di Orvieto e il suo contado (Enciclopedia Italiana, VII – pagina 354).

Contatti così ampi, continui e documentabili che ritengo superfluo di fermarmici sopra.

Portale e rosone della facciata (foto N. Musmeci))
Porta e rosone della facciata (foto N. Musmeci)

Le ragioni stilistiche sono cosi copiose, in tanto poco spazio, e così significative che raggruppate nel seguente schema appariranno più evidenti:

  1. La fascia a viti e pampini che incornicia esternamente il portale deriva dalla simile fascia che divide le raffigurazioni sui pilastri della facciata del Duomo di Orvieto;

  2. Le colonnine tortili, a punta di diamante e rosette, tutte dello sguancio del portale del Duomo di Orbetello, che vediamo copiose ed uguali, e nel Duomo di Orvieto e in altre chiese della stessa città e dal contado;

  3. La fascia di sapore classicheggiante che delimita la prima zona della nostra facciata, è, con analoga funzione, riportata, sebbene più ricca e con racemi meglio lavorati, nella facciata del Duomo di Orvieto e in altre chiese della stessa città dello stesso periodo.

  4. Le formelle quadrilobi che, a guisa di fascia, delimitano la seconda zona ed incorniciano l’occhio centrale del Duomo di Orbetello, hanno sola ed analoga corrispondenza nel Duomo di Orvieto.

Insomma, per concludere, questo mio giudizio è scaturito da tutti gli elementi che ho adesso accennati e documentati, elementi che troviamo in altre chiese, di sicuro e documentato influsso orvietano, nella Toscana sud occidentale, nell’Umbria occidentale e nel Lazio nord occidentale, non ultima la chiesa dell’Annunziata a Tarquinia, di S. Benedetto a Norcia e di tutte le altre chiese di cui ho discorso precedentemente.

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Prof. Ettore Zolesi




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