"La vocazione di San Matteo" di Carpaccio

Carpaccio

Carpaccio: La vocazione di San Matteo
La vocazione di San Matteo, 141 x 115 cm., anno 1502 (foto tratta da Wikimedia Commons).

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Sull’opera: “La vocazione di San Matteo” è un dipinto autografo di Carpaccio, appartenente al “Ciclo di S. Giorgio degli Schiavoni”, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1502, misura 141 x 115 cm. ed è custodito nella Scuola di San Giorgio a Venezia. 

 La composizione in esame è firmata e datata sul cartellino situato nell’angolo basso a sinistra con la scritta “C(ar)PATIVS / (Ve)N(e)T(us) / MDII”.

Cristo fa cenno al futuro apostolo di lasciare il banco della gabella per seguire con lui la nuova avventura. A sinistra, oltre le due  colonne, si vede l’interno d’una bottega, tipicamente medievale, con un’apertura in legno per parasole.

Nella zona di destra la prospettiva va gradatamente in profondità, tramite le figure e le costruzioni, avendo come principale riferimento la linea di fuga basale del Redentore. Sul fondo gli edifici civili, le mura e la torre conferiscono alle porte della Cafarnao evangelica la valenza d’una città veneta di provincia, verosimilmente Castelfranco o Treviso. A proposito di ciò, il Bòhm (“BM”, edd. 1909-10) ipotizzava invece il ghetto veneziano.

Fra le figure in primo piano, oltre a quella del Cristo, spicca il profilo di Matteo, che alcuni studiosi identificano in Sebastiano Michiel, presente in alcuni dipinti di Gentile Bellini.

Lo stemma sulla prima colonna di testata è verosimilmente quello di Andrea Vendramin, come Matteo, cavaliere gerosolimitano, l’ipotetico commissionario e donatore dell’opera (fonte: Perocco, 1961). Lo stesso simbolo ricompare nel “telero” successivo, poi sparisce: questo lega “esternamente” le due opere, che diversi studiosi ipotizzano di affrancare dal ciclo, anche per presenza di elementi stilistici più arcaici, testimonianti probabilmente d’una cronologia anteriore.




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