"Il sacrificio di Isacco" di Caravaggio

Michelangelo Merisi

Caravaggio: Il sacrificio di Isacco
Il  sacrificio di Isacco, cm. 104 x 135, Uffizi, Firenze.

Sull’opera: “Il sacrificio di Isacco” è un dipinto autografo di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, realizzato con tecnica a olio su tela tra il 1603 ed il 1604, misura 104 x135 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

L’opera, commissionata dal cardinale Barberini (poi divenuto papa Urbano VIII), è custodita agli Uffizi di Firenze.

Il dipinto ha il pregio di un’equilibrata composizione e quasi l’unicità paesaggistica delle tematiche caravaggesche con uno sfondo ben nitido sulla parte destra. In quest’opera, che rappresenta la “terribilità” di un forte evento in cui viene raffigurata l’uccisione ed in contemporanea un rivoluzionario colloquio tra l’angelo ed Abramo, alcuni studiosi ci vedono una chiara e drammatica richiesta di aiuto al Cardinale.

Esiste anche un’altra opera con lo stesso soggetto (sempre del Caravaggio) custodita a Princeton (nel New Jersey).




Pittore Jacopo Bassano, detto Jacopo da Ponte

(Bassano del Grappa, intorno al 1510 – 13 febbraio 1592)

Autoritratto in tarda età
Sopra, un’opera dell’artista: Autoritratto in tarda età, olio su tela, Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Biografia

Nascita: Bassano del Grappa, 1515 circa.

Morte: 13 febbraio 1592.

Formazione artistica:  si svolge, nel primo periodo sotto la guida del padre, un modesto pittore, capostipite dei Bassano, poi a Venezia nella bottega d’arte di Bonifacio de’ Pitati.

La sua pittura: rinascimentale, generalmente a tematiche religiose e bibliche. Risente molto l’influenza del suo maestro alla quale unisce un’attenta ricerca del dato naturalistico derivato dall’amore per la pittura di Tiziano e del Lotto. Nel periodo dal 1535 al 1540 Jacopo è attratto dalla plasticità del Pordenone. Più tardi approda alla pittura manierista.

Alcune sue opere:

Annuncio ai pastori, 1533, Leicestershire, Belvoir Castle; Madonna col Bambino, c. 1534-1535, Chiesa parrocchiale; Santa Caterina di Lusiana; Deposizione, (attribuito) 1537-1538, San Luca di Crosara.; Decorazione freschiva, 1537, opera d’affresco, Chiesetta di Santa Lucia, Santa Croce Bigolina; Decorazione freschiva, 1537-1538, opera d’affresco, Chiesa parrocchiale, Cittadella; Cena in Emmaus, 1538 circa, Chiesa parrocchiale, Cittadella; Salita al Calvario, 1540 circa, National Gallery, Londra;Adorazione dei Magi, 1542, National Gallery of Scotland, edimburgo; Adorazione dei pastori, 1544-1545, Court Palace, Royal Gallery., Hampton; Madonna con Bambino con i santi G. Maggiore e Giov. Battista, 1545-1550, Alte Pinakothek; Monaco.




Opere di Antonello da Messina

Pagine correlate all’artista: Biografia e vita artistica – La critica – Il periodo artistico – Elenco delle opere – Bibliografia.

Alcune tra le opere più importanti di Antonello da Messina

01 antonello da messina - san Gerolamo nello studio
San Gerolamo nello studio, cm. 46 x 36,5,  National Gallery di Londra.
02 antonello da messina - salvator mundi
Salvator mundi, cm. 39 x 29,5, National Gallery di Londra.
03 antonello da messina - ritratto d'uomo
Ritratto d’uomo, cm. 32 x 27, Museum of Art di Filadelfia.
04 antonello da messina - ecce homo
Ecce homo, cm. 42,5 x 30,5, Metropolitan Museum of New York.
05 antonello da messina - ritratto d'uomo
Ritratto d’uomo, cm. 35,5 x 25,5, National Gallery di Londra.
06 antonello da messina - vergine annunziata
Vergine annunziata, cm. 43 x 32, Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Monaco.
07 antonello da messina - madonna benson
Madonna Benson, cm. 58 x 40, National Gallery di Washington.
08 antonello da messina - san gregorio
I dottori della chiesa: San Gregorio, cm. 46,5 x 36;  San Gerolamo, cm. 39 x 31,5; Sant’Agostino, cm. 46,5 36;Galleria Nazionale di Palermo.
Polittico di San Gregorio
Polittico di San Gregorio, Museo Regionale di Messina.
13 antonello da messina - ecce homo
Ecce homo, cm. 48,5 x 38, Collegio Alberoni, Piacenza.
14 antonello da messina - ritratto d'uomo
Ritratto d’uomo, cm. 32 x 26, Staatliche Museen, Berlino.
15 antonello da messina - ecce homo
Ecce homo, cm. 39,7 x 32,7, Galleria Spinola di Genova.
16 antonello da messina - vergine annunziata
Vergine annunziata, cm. 45 x 34,5, Museo Nazionale di Palermo.
17 antonello da messina - l'annunciazione
L’Annunciazione, cm. 180 x 180, Museo Nazionale di Siracusa.
18 antonello da messina - pietà con tre angeli
Pietà con tre angeli, cm. 117 x 85, Museo Correr di Venezia.
19 antonello da messina - il condottiero
Il condottiero, cm. 35 x 28, Louvre, Parigi.
20 antonello da messina - la crocifissione
La Crocifissione, cm. 59,7 x 42,5, Musée Royal des Beaux-Arts, Anversa.
Pala di San Cassiano
Pala di San Cassiano (Madonna col Bambino in trono), cm. 115 x 135,5 (assieme), Kunsthistorisches Museum, Vienna.
23 antonello da messina - san sebastiano
San Sebastiano, cm.171 x 85, Staatliche Gemäldegalerie, Dresda.
24 antonello da messina - crocifissione
La crocifissione, cm. 42 x 25,5, National Gallery di Londra.
25 antonello da messina - ritratto d'uomo

Ritratto d’uomo, cm. 20 x 14, Staatliche Museen, Berlino.




La pittura nelle scuole venete del Medio Rinascimento

Pagine correlate: al Quattrocento – al pieno Quattrocento – Pittura veneziana e veneta del Quattrocento – al primo Cinquecento – il Cinquecento e il Manierismo – al Manierismo (frammenti) – al Rinascimento europeo – Correggio e i Pittori del medio Rinascimento.

Come in quasi tutti i periodi della storia dell’arte, Venezia è il centro nevralgico e di irradiazione della cultura e dell’arte, la cui influenza si ripercuote con forza in tutta la regione veneta, arrivando a toccare città appartenenti alla Lombardia come Bergamo e Brescia.

  • Palma il Vecchio: Giacobbe e Rachele
    Palma il Vecchio: Giacobbe e Rachele

    Iacopo Nigretti (1480-1528), meglio conosciuto come Palma il Vecchio, di origine bergamasca, si stabilisce nella città lagunare. La sua pittura è fatta da un cromatismo limpido ed ancora appartenente alla maniera  quattrocentesca, derivata dagli insegnamenti del Bellini, suo maestro. Le sue composizioni si giocano in vaste stesure, su voluminose forme, dando risalto ad opulenti figure, alle quali conferisce a suo modo una bellezza (generalmente femminile) radiosa e smagliante, seppur puramente esteriore. Tra le sue opere più importanti ricordiamo la “Giuditta” (Uffizi, Firenze), il “Ritratto di donna” (Galleria di Berlino) ed il “Concerto campestre” (collezione Landsdowne, Londra). Palma il Vecchio è anche un abilissimo ritrattista e realizzatore di ridondanti pale d’altare (tra queste “la Vergine col Bambino fra due santi”). Il suo grande capolavoro rimane “Santa Barbara, San Domenico e San Sebastiano”  (Santa Maria Formosa a Venezia).

  • Giovanni Busi detto il Cariani (1509-1547, date incerte), di origine bergamasca ed allievo del Bellini e del Nigretti, nella sua pittura appesantisce le forme e corregge il cromatismo dei suoi maestri, conferendogli una valenza paesana. Nella realizzazione delle pale d’altare, le sue composizioni appaiono alquanto allegre, ma riesce a conferire quel calore umano ai contesti generali con una certa dose d’intimità familiare.

  • Lorenzo Lotto: Affreschi di Trescore
    Lotto: Affreschi di Trescore

    Lorenzo Lotto (1480-1556) è un veneziano dallo spirito tempestoso che sente il bisogno di vagare per i vari centri d’arte. Immancabili sono i viaggi a Roma, Bergamo e nelle Marche. (vai al collegamento per opere, biografia e critica). L’artista è talvolta riconosciuto come “spirito romantico”, per la forte sensibilità ed il suo immancabile turbamento caratteriale, nonché per lo stile di vita che lo porta a girovagare per tutta la penisola. Lorenzo Lotto nasce intorno al 1480 a Venezia, ma la sua attività artistica si svolge prevalentemente nella regione lombarda, negli ambienti romani e nelle zone delle Marche.

  • Sebastiano del Piombo: La pala di San Crisistomo
    Sebastiano del Piombo: La pala di San Crisistomo

    Fra Sebastiano Luciani, meglio conosciuto come Sebastiano del Piombo (1485-1547), è stato allievo del Bellini e del Conegliano, ma sente molto gli influssi del Giorgione sia nel cromatismo che nella vastità delle forme. Non è esente neanche agli influssi di Fra’ Bartolomeo che gli infonde il senso della maestosità e del monumentale, come testimonia l’opera “San Bartolomeo e San Sebastiano” a San Bartolomeo di Rialto a Venezia e la tavola di “San Giovanni Crisostomo”, dove le figure vengono composte con un caldo cromatismo ed inserite in una luminosa atmosfera con sfumature dettate non dalla ragione ma dal sentimento. L’influsso del Giorgione lo accompagnerà per tutta la sua vita artistica, anche quando, negli ultimi anni sentirà l’attrazione della pittura di Raffaello (la fornarina degli Uffizi ed il Cardinale Antonio del Monte custodito nella Galleria di Dublino). Sebastiano del Piombo risulta essere il pioniere – fra i veneti – dell’armonizzazione nel cromatismo e nella plasticità.

  • Bonifazio Depitati (1487-1553), di origine veronese  e di formazione palmesca, ama profondamente il Tiziano ed il Giorgione. La sua pittura è ricca di colore e plasticità e, seppur derivata dalle sacre tematiche dei due grandi Maestri (prevalentemente dal Giorgione), riesce a trasformare quest’ultime inserendole in piacevoli contesti campestri delle varie vivaci campagne venete.

  • Paris Bordone (1500-1571), di origine trevisana, ha una pittura tutta giocata sugli effetti di cromatismo portati quasi all’esasperazione con carnati alquanto accesi e panneggio marezzato. Egli ama il Giorgione ed il Lotto, i cui influssi si evidenziano rispettivamente nella ritrattistica e nella pittura sacra, sempre però con le sue caratteristiche trasfigurazioni cromatiche. A questo proposito si ricordano le opere a temi giorgioneschi (“Amanti” a Brera, Milano e “Nutrice di casa Medici” a Palazzo Pitti, Firenze) e quelle ad impeto lottesco (pala nella Galleria Tadini a Lovere).

  • Pordenone: Affreschi nel Duomo di Cremona
    Pordenone: Affreschi nel Duomo di Cremona

    Giovanni Antonio da Pordenone (1483/84-1539) ama la pittura di Tiziano, del Giorgione e del Palma, che trasfigura cromaticamente con un’impetuosità, spesso squilibrata. Più tardi si orienterà verso Raffaello e Michelangelo, ma i suoi colori rimarranno infuocati e le figure in esasperato movimento (decorazione realizzata nella cappella del duomo di Treviso con l’Adorazione dei magi, la Sibilla e l’Eterno fra gli Angeli). Anche le pale d’altare – escluse le prime – risultano essere alquanto declamatorie, macchinose nella forma (l’Annunciazione in Santa Maria degli Angeli a Murano) e talvolta cariche di echi romani (Gli sportelli d’organo per la chiesa di San Rocco con San Rocco e San Martino).

  • Bernardino Licinio: Ritratto di famiglia
    Bernardino Licinio: Ritratto di famiglia

    Bernardino Licinio (1511-1549) di Bergamo, di formazione pordenoniana – tanto da essere stato per un certo tempo confuso con lo stesso Pordenone – ha una pittura un po’ eclettica (un prodotto tipico di ambienti veneti) ispirata al Giorgione, al Palma ed al Bonifazio. Il Licinio è soprattutto famoso per i suoi ritratti (dama col ritratto del marito, al Castello sforzesco di Milano). Per la provincia veneziana è questo un periodo nel quale il mirabile mondo del colore incomincia a subire qualche piccola crepa, facendo spostare alcuni importanti artisti dal Veneto a Roma. Tra questi figurano Francesco Torbido detto il Moro (1482-1562), dalla pittura con evidenti accenti giorgioneschi e Giovanni Caroto, che si recano nella capitale nel momento in cui Giulio Romano incomincia a divulgare la tendenza raffaellesca da Mantova. Il Moro rimarrà incantato anche dalla pittura michelangelesca. Non a caso, poco prima, c’era stato un consistente flusso di scultori verso Roma, per ammirare le monumentali opere che venivano create dai grandi artisti.

  • Alcuni pittori rimangono fedeli alla pittura tizianesca, tra i quali Girolamo del Santo (1485/90-1561), artista attivissimo di cui nulla si conosce sulla sua prima formazione, e Domenico Campagnola  (1500?-1564), entrambi attivi a Padova. Anche Giovan Francesco Caroto, fratello e maestro di Giovanni, preferisce continuare ad operare nel Veneto, dove insieme a Paolo Morando detto il Cavazzola (1486?-1422), rappresenta la tradizione locale della città di Verona. Il Cavazzola sente anche gli influssi della pittura raffaellesca, e per questo motivo viene ricordato come il Raffaello veronese.

  • A Brescia e dintorni l’ambiente artistico è pressoché uguale a quello veneziano. Qui vi opera Giovanni Girolamo Savoldo (1480-1548) di formazione giorgionesca, la cui pittura, pur avvicinandosi a quella del Giorgione nella realizzazione di luminosi notturni (Maddalena, Galleria Nazionale di Londra e “Visione di San Matteo”, al Metropolitaneo di New York), risulta alquanto astratta e con tendenze lombarde. Impiega una coloristica fatta da ricche gamme argentine (“santi Eremiti” all’Accademia di Venezia) e da forti contrasti di chiaroscuro, che saranno molto apprezzati dal Caravaggio. La sua prima formazione è di stampo fiorentino, ma subito dopo viene attratto dalla pittura veneziana, della quale però, non accetta i caldi accordi cromatici. Tra le sue opere si ricordano la pala d’altare di Brera, dove si evidenzia qualche residuo accenno della sua formazione fiorentina, il meraviglioso “Arcangelo con Tobiolo” (Galleria Borghese, Roma) e l’Adorazione dei pastori nella Galleria Sabauda di Torino.

  • Il Romanino: Lo scaccia importuni
    Il Romanino: Lo scaccia importuni

    Girolamo Romani, bresciano, meglio conosciuto come il Romanino (1485-1566), compie la sua prima formazione artistica sotto la guida del Ferramola.  Il suo amore per il Giorgione lo porta però ad una pittura dalla quale traspaiono tutte le caratteristiche di questo grande artista (Pala di San Francesco a Brescia e la Pala al Museo di Padova). Più tardi aggiungerà ai toni scuri gamme tendenti al verde, e la sua pittura si avvicinerà più al Tiziano, come testimoniano gli affreschi con “Le storie di Cristo” (nel duomo cremonese) e ad altri due grandi artisti come il Lotto ed il Palma. La ricchezza immaginativa e l’amore per la bellezza e l’eleganza, che sono le caratteristiche principali del Romanino, lo rendono sfarzosamente decorativo sia nelle tematiche religiose che nella ritrattistica. Questo artista lascia a Trento importanti testimonianze della sua pittura (Affreschi al Castello) e consegna alla sua terra, rilevanti capolavori come “I santi Faustino e Giovita” nella Galleria Tosio e Martinengo, “Lo Sposalizio” ed una serie di affreschi (“la Resurrezione di San Lazzaro”, “la cena in casa del fariseo”, “San Giovanni e San Matteo”) in San Giovanni Evangelista.

  • Lattanzio Gambara: Santa Barbara e un devoto
    Lattanzio Gambara: Santa Barbara e un devoto

    Meritano di essere accennati anche alcuni tra i suoi allievi più importanti, quali i  cremonesi Gianfrancesco Bembo e Altobello Meloni (coadiuvanti agli affreschi del duomo nella stessa città),  Francesco Prato da Caravaggio, Girolamo Muziano e Lattanzio Gambara da Brescia. Un artista che fra  questi  spicca in modo particolare è Giulio Campi (1500-1572), celebre per il suo eclettismo ed amante di grandi maestri come il Tiziano, il Dosso, il Correggio, Giulio Romano e Pordenone.

  • Di Vincenzo Civerchio si ricorda la pala d’altare nella Cappella di Corpus Domini, che di fatto fa parte della produzione del “Primo Rinascimanto” della Scuola bresciana.

  • Alessandro Bonvicino: Santa Giustina di Padova e un donatore
    Alessandro Bonvicino: Santa Giustina di Padova e un donatore

    Alessandro Bonvicino, meglio conosciuto come il Moretto (1498-1555), è uno dei pittori più famosi della Scuola bresciana. Suoi sono la serie di affreschi con “Raccolta della mamma”, “San Marco, San Luca e i profeti” e la decorazione della lunetta sopra l’altare nella Cappella di Corpus Domini. Il Moretto ha un’indole calma e ponderata, una grande conoscenza del disegno che spesso lo porta ad interpretazioni un po’ fredde e ama la pittura dei veneti. Il suo cromatismo, fatto di toni argentini, perlacei e talvolta plumbei,  lo avvicina al Savoldo ed ai pittori lombardi. Egli è anche un abile ritrattista (Gentiluomo nella National Gallery di Londra). Uno dei suoi allievi più importanti è il bergamasco Giovan Battista Moroni (1523–1578) famoso per i suoi ritratti, ma poco convincente nella realizzazione di pale d’altare. Tra i suoi ritratti si ricordano “il Gentiluomo” e “Pace Rivola Spino”, entrambi custoditi all’Ambrosiana di Milano, “Antonio Navagero”, custodito a Brera e il “Vecchio gentiluomo” alla National Gallery di Londra. (Fonti delle ricerche: “L’arte italiana” di Mario Salmi)


Biografia di Michelangelo Buonarroti

Pagine correlate all’artista: Le opere – La sua pittura pittura 2  pittura 3 – Il periodo artistico Bibliografia  – Michelangelo dalle Vite di Vasari (pdf)

Autoritratto
Autoritratto di Michelangelo

Michelangelo Buonarroti nasce il 6 marzo 1475 nella diocesi di Arezzo (Caprese Michelangelo) e muore a Roma nel 1564. È considerato il più grande degli architetti, pittori e scultori. La sua famiglia è di origine fiorentina.

Ancora molto giovane l’artista mette in evidenza un particolare gusto per l’arte del disegno, tanto che i suoi genitori per incoraggiarlo nelle sue eccezionali attitudini lo portano nello studio di un rinomato pittore ritrattista. Il suo maestro è il Ghirlandaio (1449-1494), grande esponente dell’arte rinascimentale del Quattrocento, che in brevissimo tempo verrà superato dal suo discepolo.

Largamente infastidito dalle strette regole, dai vincoli e desideroso soprattutto di originale creatività, Michelangelo si mette subito alla ricerca di un proprio linguaggio espressivo attraverso un’accurata indagine nel profondo della sua interiorità. Egli integra questa ricerca con l’amore e lo studio incessante della Bibbia e del sommo Poeta, i quali gli forniscono il senso del monumentale e del glorioso. A concorrere all’accrescimento della sua maturità artistica e pittorica sono le intense meditazioni sugli affreschi del Masaccio, il pioniere della pittura rinascimentale, e non si può escludere del tutto che a sviluppare la sua completa personalità contribuissero lo studio delle opere di Donatello e di  Jacopo della Quercia.

Tondo Doni, Uffizi, Firenze
Tondo Doni, Uffizi, Firenze.

I suoi primi e più importanti successi nel mondo pittorico iniziano intorno ai trent’anni, quando realizza la “Deposizione”, la” Madonna di Manchester” e “la Sacra Famiglia dei Doni” (Uffizi a Firenze), la più famosa delle opere da cavalletto di Michelangelo.

Insieme a Leonardo da Vinci viene chiamato per la realizzazione della “Guerra di Pisa” nel gran salone del Consiglio di Firenze. Il cartone realizzato da Michelangelo per quest’opera riesce a stupire qualsiasi persona che lo vede; anche i più grandi artisti del periodo, fra i quali lo stesso Raffaello Sanzio, si mettono in gara per imitarlo nei minimi particolari. Disgraziatamente, nel tempo, il cartone andrà perduto per incuria, come pure (forse, perché nel 2012 sono state trovate tracce del dipinto sotto una stesura del Vasari) la “Battaglia d’Anghiari” di Leonardo.

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Il Giudizio Universale

Papa Giulio II, che stima tantissimo questo grande artista, lo fa venire a Roma e gli commissiona la vastissima decorazione della cappella Sistina. Michelangelo porta a termine questo grandioso capolavoro in appena quattro anni, nel periodo che va dal 1508 al 1512. Negli affreschi della Cappella Sistina vi sono rappresentate le scene di tutto l’Antico Testamento con le figure eroiche in proporzioni gigantesche. In essi vi sono raffigurati in modo assai toccante i fatti più importanti: della Genesi, dalla Creazione al Diluvio, straordinarie figure di Profeti e di Sibille, imperscrutabili ed appassionati messaggeri del Messia, come pure molteplici altre grandiose raffigurazioni che tanto faranno parlare, nel bene e nel male, nell’arco dei secoli. In questi colossali affreschi, Michelangelo introduce anche l’imitazione dell’architettura per meglio servire ai suoi disegni: sostituisce anche con audaci rinnovamenti la decorazione pittorica a quella scultorea fino allora in uso.

il diluvio universale
il diluvio universale

Tutto l’insieme decorativo della volta dà un’idea pienamente soddisfacente della genialità pittorica di questo grande artista che sorpassa in una volta tutte le opere dei suoi contemporanei. Tutto, in questi affreschi, iniziando dalle problematiche prospettiche a quelle relative all’anatomia delle figure, nonché ai più complessi ostacoli tecnici della pittura, è stato felicemente e totalmente superato da questo grandissimo genio.

Nel 1532 anche Clemente VII lo vuole in Vaticano, dove dal 1535 al 1541 realizza nella Cappella Sistina il Giudizio Universale, la famosa opera in cui sembra che l’irruenza di Michelangelo deflagri con tutta la sua potenza, ad esaltare la tragicità di una proiezione infernale. Questo grande e incantevole affresco è sicuramente una delle più grandi meraviglie create dall’intelletto umano.

Michelangelo_creazione degli astri
Creazione degli astri

Dopo il Giudizio Universale Michelangelo realizza “la Conversione di S. Paolo” e “la Crocifissione di S. Pietro” nella cappella Paolina.

Hanno detto di Michelangelo (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Sulla novità:

… ne le man Vostre vive occulta l’idea d’una nuova natura … Gran miracolo che la natura, che non può locar sì alto una cosa che Voi non la ritroviate con industria, non sappia imprimere ne le opere sue la maestà che tiene in sé stessa l’immensa potenza del vostro stile .  P. abetino, lettera a Michelangelo, 16 settembre 1537

… [Dante] fu pure veramente il primo che, per la maravigliosa unione predetta, condusse il poema a tanto alto grado che e’ si può più tosto ammirarlo che pareggiarlo; e Voi, se bene avanti di Voi e ne’ tempi Vostri hanno con somma lode operato alcuni in qual si è l’una d’esse tre arti : solo pure e nanzi ad ogni altro, maravigliosamente abbracciandole tutte dentro a Voi stesso, avete innalzato l’onor di quelle, che si puote e si debbe più tosto imparar da Voi che sperar di paragonarvi.           C lenzoni, Difesa della lingua fiorentina, Firenze 1556-57

Michelangelo, superato ogni ostacolo e simile alla folgore, ha abbagliato il mondo intero con il suo stile immenso …richardson pére et fili. Traitè de la peinture et de la sculpture, Amsterdam 1728

La nostra arte… ora giunge a un’altezza cui non avrebbe mai osato aspirare, se Michelangelo non avesse svelato al mondo le recondite possibilità che le erano insite. J. reynolds, Discurses delivered to thè Students of thè Royal Academy, London 1790

… conosciute profondamente le forme organiche della costruzione de’ corpi umani e tutto il meccanismo de’ loro movimenti, ponderate le leggi dell’ottica e le prospettiche, che gl’insegnarono a rappresentare oggetti visti da qualunque punto, lasciò agli ingegni più trepidanti quella semplicità di contorni e di movimenti, che fino allora aveva però dato un carattere di preziosità alle produzioni tutte delle arti, e fieramente sprezzando ogni genere di servii dipendenza, si diede a un modo del tutto nuovo e ardito … L. cicognara, Studio de in Italia fino ai secolo di Canova, Venezia 1813-18

Eschilo e il Buonarroti, un fiero stile eleggendo, segnarono nuova strada all’imitazione. L’uomo per essi ritratto ha proporzioni gigantesche : in ambo tu vedi ugual dispregio della piacevolezza, pericoli cercati per vaghezza di gloria. Ambo scossero l’anima dei contemporanei, si compiacquero del terrore, fecero argomento all’opere loro minacce, non le speranze delle religioni …  G. B. niccolini, Del sublime e di Michelangiolo, Firenze 1825

Sulla terribilità:

… ha dato alle figure sue una forma terribile cavata dai profondi secreti dell’anatomia, da pochissimi altri intesi, tarda ma piena di dignità e maestà … G. P. lomazzo, Idea del Tempio fetta Pittura, Milano 1590

Come Mozart nella statua del Don Giovanni, Michelangelo, tutto teso ad atterrire, ha riunito quanto poteva dispiacere in ogni parte della pittura: disegno, colore, chiaroscuro; e nondimeno ha saputo appassionare lo spettatore. H. beyle (stendhal), Histoire de la peinture en Italie, Pari» 1817

Mi sembra che ignori il senso della dignità morale e della grazia; quanto alla forza, per cui lo si è sempre magnificato tanto, a me pare una qualità rude, esteriore, meccanica … P. B. shelley, lettera a Leigh Hunt, 3 settembre 1819

Ci sono anime nelle quali le impressioni scaturiscono come fulmini e le cui azioni sono come scatti, come lampi. Tali i personaggi di Michelangelo… tutti figli e figlie d’una razza colossale e pugnace, cui però il tempo ha conservato il sorriso, la serenità, la gioia pura, la grazia delle oceanine di Eschilo e della Nausicaa di Omero,    H Taine, Voyase en Italy  Paris 1866

… Il qual sublime ei non cercò già nel patetico, bensì nel terribile; non quello che sorge dalla arcana maestà di una notte stellata, bensì quello che erompe da un mare in tempesta, sul quale cadono i fulmini e galleggiano i cadaveri dei naufraghi.   A. aleardi, in “Relazione del Centenario di Michelangiolo … 1875, Firenze 1876

Sull’anatomia:

Veggendo dico il Buonarroto con ottimo giudizio i pittori e scultori moderni e anco, per quanto si può vedere, gli antichi, avere d’intorno a ogni altra cosa conseguita e ritrovata qualche perfezione, ma nella figura d’uomo non essere anco stata da niuno veduta ne conosciuta la sua perfetta proporzione, s’avide senza punto ingannarsi ciò non d’altronde poter essere avvenuto che dalla difficultà del suo composto. Per che, come ingegnosissimo, quello che era forse per la sua difficultà non stato ardito ne tentato da altri, volle con bell’artificio e lungo studio ripigliare e metterlo in esecuzione. V. danti, Il primo libro del trattato delle perfette proporzioni, Firenze 1567

…. per dimostrare la perfetta cognizione ch’egli aveva dell’anatomia, volle inclinare un poco all’estremo e rilevare alquanto più i muscoli, per dimostrarli eminenti e fieri in que’ corpi nei quali la natura gli aveva assottigliati.  G. P. lomazzo, Trattato dell’arte della pittura, Milano 1584

… È come se avesse avuto paura che non ci si sarebbe accorti di quanto era profondo in questa materia, giacché ha rilevato così fieramente le parti del corpo, che sembra aver ignorato l’esistenza, sopra i muscoli, della pelle idonea ad attenuarli. R. de piles, Abrégé de la vie des peintres, Paris 1699

[Un] predicatore… disse in pulpito pubblicamente che Michelangelo per fare un Cristo spirante aveva fatto morire crudelmente in croce un povero contadino ; onde non vi manca tuttavia chi troppo credulo tenga per certa questa novella … N. gabbubri, lettera al Manette, 4 ottobre 1732

Cercò quel grande artista l’origine della bellezza e credette averla trovata per mezzo dell’anatomia, sopra cui egli fece il maggiore studio, e giunse a tale eccellenza che s’immortalò per quella nuova strada, benché egli non trovasse quello che cercava : cioè la bellezza …    R Mengs, Bassano 1783

Unicamente applicato all’espressione anatomica, non conobbe la vera espressione, l’espressione morale, ch’è la grand’arte di rendere visibili le passioni in ogni loro grado … Quindi la noiosa uniformità delle sue opere …F. milizia, Dizionario delle belle arti del disegno, Bassano 1797

Non saprei poi cosa intendere per ciò che Voi appellate in Michelangelo scienza anatomica. A me sembra ch’egli abbia eletto espressamente delle mosse contorte e convulse … per avere campo di esprimere … le parti e i muscoli più rilevati, pronunciandoli con violenza più che naturale. A. canova, lettera al Cicognara, 25 febbraio 1815

Sembra che, facendo un braccio o una gamba, non pensi che a quel braccio o a quella gamba, ignorandone del tutto qualunque rapporto, non si dice con l’azione del dipinto, ma perfino con quella del personaggio di cui delinea gli arti. Bisogna convenire che alcuni brani trattati così, secondo simili intenti esclusivi, sono di per sé tali da affascinare. In ciò risiede il suo grande merito : conferire grandezza e terribilità anche a un arto isolato. ….. E. delacroix, Journal (1822-63)

Nei greci e nei veneziani il modo di trattare il corpo umano è fedele, modesto, naturale, mentre in Michelangelo è disonesto, insolente, artificioso.   J. ruskin, Thè Relationi between Michael Angelo and Tintorel, London 1872

In lui l’anatomia diviene musica. In lui il corpo umano è materiale quasi puramente architettonico. I corpi vengono mossi, negli affreschi e nelle statue, al di là del loro perché logico, e le linee melodiche dei muscoli si inseguono con legge musicale, non con legge logica rappresentativa. U. boccioni, Dinamismo plastico, Milano 1911

Sul disegno e sul colore:

La difficultà delle linee estreme (somma scienza nella sottilità della pittura) Vi è sì facile, che conchiudete nell’estremità dei corpi il fine dell’arte, cosa che l’arte propria confessa esser impossibile di condurre a perfezione …      Pietro Eretino 1337

Accanto a un’immaginativa ardente, a un ingegno pronto e acuto, possedeva un cuore che ignorava i concetti di bellezza e di dolce grazia.  F.W.B. Von Ramdhor

Michelangelo è la grazia almeno altrettanto che la forza. È. montéout, in “Revue des Deux Mondes”, 1870

… nel suo colorire ha servito alla furia e profondità del disegno, lasciando in parte la qualità dei colori e reggendosi solamente dietro al grillo e alla bizzarria. Onde ha fatto in universale le figure tanto belle e robuste conforme all’intenzion sua, che ognuno il quale le veda, per intelligente che sia, confessa non potersi far di più, nel disegno e nel colorito … G.P. lomazzo, 1590

 … ignorava tutto ciò che riguarda il colore. R. de Piles1699

… non sapeva imitare il colorito della natura, e non intese, al par di tant’altri che fioriron prima e dopo di esso, la prospettiva aerea … G. della Valle in vite.. , Siena 1791-94

Ciò che non si conosce abbastanza … è che. Michelangelo, disegnatore prodigioso, fu anche un colorista, un colorista della luce. C. blamb, in ‘Relazione del Centenario di Michelangiolo … 1875″, Firenze 1876.

 


"Madonna Rucellai" di Duccio di Buoninsegna

Duccio di Buoninsegna

Duccio di Buoninsegna: Madonna Rucellai
Madonna Rucellai, cm. 450 x 290, Galleria degli Uffizi, Firenze

        Sull’opera: “Madonna Rucellai” è un dipinto autografo di Duccio di Buoninsegna, realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1285, misura 450 x 290 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

La storia:

Le vicende artistiche della composizione in esame scorrono parallelamente a quelle della Madonna di Crevole (pagina precedente). La denominazione “Madonna Rucellai” deriva dal nome della cappella (attualmente, cappella di Santa Caterina) nella Chiesa di Santa Maria Novella a Firenze, dove vi rimase per circa quattro secoli, fino a quando, nel 1937, venne trasferita in occasione della mostra dedicata a Giotto (Giulia Sinibaldi e Giulia Brunetti, nel “Catalogo della Mostra giottesca di Firenze del 1937, Sansoni, 1943). Oggi si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

La tavola viene identificata nella “tabulam magnam” che fu commissionata a Duccio il 15 aprile 1285 dalla Confraternita dei Laudesi della Vergine. Il documento, che proviene dall’Archivio di Stato di Firenze (fonte: Fineschi nelle Memorie istoriche, ed. 1790), fa esplicito riferimento a “Duccio quondam Boninsegne pictori de Senis”. Negli stessi ambienti della chiesa fiorentina, il dipinto subì molteplici cambi d’ubicazione: alcune fonti (per esempio l’ Orlandi, in “Memorie domenicane” 1956, 1987) riferiscono che sino al 1316 la composizione in esame avrebbe ornato l’altar maggiore, mentre dopo tale data sarebbe stata spostata dai Laudesi nella cappella di San Gregorio, adiacente alla Rucellai, entrambe nel transetto destro.

La tavola viene citata sin dalle antiche fonti – fine Trecento inizio Quattrocento – come opera di Cimabue (Commento alla Divina Commedia d’Anonimo fiorentino del secolo XIV), attribuzione confermata da tutte le fonti successive – tra le quali il Vasari – salvo qualche sporadica attribuzione (ad esempio all’anonimo “Maestro della Madonna Rucellai” o al pittore senese Mino Torrita, confuso probabilmente con Jacopo Torriti), sino alla fine dell’Ottocento.

 Neanche la pubblicazione del Fineschi riuscì a cambiare le opinioni di alcuni insigni critici. Il primo a porre in relazione il documento pubblicato dal Fineschi, fu Wickhoff [Mitteilungen …, 1899], al quale seguirono le sottoscrizioni di Douglas [1902], Coletti [“RAS” 1905], Adolfo Venturi [1907], Weigeit [1911], Wulff (1916) e altri, e altri. Anche questo non bastò a placare l’accesa discussione sull’autografia relativa alla tavola, e alcuni studiosi, tra i quali Zimmermann e  Fry, continuarono ad attribuire la Madonna Rucellai a Cimabue; altri invece ipotizzavano un maestro diverso da Duccio e Cimabue. Comunque gran parte degli studiosi di Storia dell’arte propendono per la completa autografia a Duccio di Buoninsegna.


Opere di Duccio di Buoninsegna

Alcune tra le opere più celebri di Duccio di Buoninsegna (o Boninsegna)

I suoi quadri

1 duccio - madonna di crevole
Madonna di Crevole,cm. 89 x 60, Museo dell’Opera del Duomo, Siena
2 Duccio - Madonna Rucellai
Madonna Rucellai, cm. 450 x 290, Galleria degli Uffizi, Firenze
3 duccio - trittichetto di londra
Trittichetto di Londra (San Domenico – Madonna con il Bambino), cm. 60 x 79, National Gallery di Londra
4 duccio - madonna con il bambino e sei angeli
Madonna con il Bambino e sei Angeli, cm. 97 x 93, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia
5 duccio - madonna dei francescani
Madonna dei francescani, cm. 23,5 x 16, Pinacoteca Nazionale di Siena

La Maestà del duomo di Siena

6 duccio - coronamento della maestà
Coronamento della Maestà (recto) – L’Annunzio della morte alla Vergine, cm. 41,5 x 54, Museo dell’Opera del duomo, Siena
7 duccio - coronamento della maestà
Coronamento (recto) – Il congedo della Vergine da San Giovanni cm. 41,5 x 54, Museo dell’Opera del duomo, Siena
8 duccio - coronamento della maestà
Coronamento  (recto) – Il congedo della Vergine dagli apostoli, cm. 41,5 x 54, Museo dell’Opera del duomo, Siena
9 duccio - coronamento della maestà
Coronamento (recto) – La morte della Vergine, cm. 40 x 45,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
10 duccio - coronamento della maestà
Coronamento (recto) – I funerali della Vergine, cm. 58 x 52,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
11 duccio - coronamento della maestà
Coronamento (recto) – il seppellimento della Vergine, cm. 41 x 54,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
Registro principale della Maestà (recto) - Madonna in trono con il Bambino
Registro principale della Maestà (recto) – Madonna in trono con il Bambino, venerata da angeli e santi, 425 x 212 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
13 duccio - dalla predella della maestà
Predella della Maestà (recto) L’Annunciazione, 43 x 44 cm., National Gallery di Londra
14 duccio - dalla predella della maestà
Predella della Maestà (recto) – La Natività, 43,5 x 44,5, National Gallery of Art di Washington
14 duccio - dalla predella della maestà
Predella (recto) – L’adorazione dei magi, cm. 42,5 x 43,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
16 duccio - dalla predella della maestà
Predella (recto) – La presentazione al tempio, cm. 42,5 x 43,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
17 duccio - dalla predella della maestà
Predella (recto) – La fuga in Egitto, cm. 42,5 x 44, Museo dell’Opera del duomo, Siena
18 duccio - dalla predella della maestà
Predella (recto) – La strage degli innocenti, 42,5 x 43,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
19 duccio - coronamento della maestà
Coronamento della Maestà (verso) – L’Apparizione di Cristo agli apostoli a porte chiuse, cm. 39,5 x 51,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
20 duccio - coronamento della maestà
Coronamento (verso) – La Pentecoste, cm. 37,5 x 42,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
21 duccio - coronamento della maestà
Coronamento (verso) – L’Apparizione di Cristo sul lago Tiberiade, cm. 37,5 x 42,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
22 duccio - coronamento della maestà
Coronamento (verso) – L’Apparizione di Cristo sul monte della Galilea, cm. 36,5 x 47,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
23 duccio - coronamento della maestà
Coronamento (verso) – L’Apparizione di Cristo durante la cena degli apostoli, cm. 39,5 x 51,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
24 duccio - registro principale della maestà
Registro principale della Maestà (verso) – L’ingresso a Gerusalemme, cm. 100 x 57, Museo dell’Opera del duomo, Siena
La lavanda dei piedi e l'Ultima cena
Registro principale (verso) –  La lavanda dei piedi e l’Ultima cena, 100 x 53,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
Patto di Giuda e il Congedo degli Apostoli
Registro principale (verso) – Patto di Giuda e il Congedo degli apostoli, 99,5 x 53,5, Museo dell’Opera del duomo, Siena
25 duccio - registro principale della maestà
Registro principale (verso) – La cattura di Cristo e la preghiera nell’orto, cm. 99,5 x 76, Museo dell’Opera del duomo, Siena
27 duccio - registro principale della maestà
Registro principale (verso) – La crocifissione, cm. 100 x 76, Museo dell’Opera del duomo, Siena
28 duccio - predella della maestà
Predella della Maestà (verso) – La tentazione di Cristo sul monte, cm. 43 x 46, Frik collection, New York
30 duccio - predella della maestà
Predella (verso) – La Trasfigurazione, cm. 44 x 46, National Gallery di Londra
Cristo davanti ad Anna ed il Diniego di Pietro
Registro principale (verso) – Cristo davanti ad Anna ed il Diniego di Pietro, 99 x 53,5 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
Cristo percosso e Cristo davanti a Caifa
Registro principale (verso) – Cristo percosso e Cristo davanti a Caifa, 98,5 x 53,5 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - Cristo accusato dai farisei e Cristo interrogato da Pilato
Registro principale (verso) – Cristo accusato dai farisei e Cristo interrogato da Pilato, 98 x 57 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - Cristo davanti a Pilato e Cristo davanti ad Erode
Registro principale (verso) – Cristo davanti a Pilato e Cristo davanti ad Erode, 100 x 57 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - La Flagellazione e L'Incoronazione di spine
Registro principale (verso) – La Flagellazione e L’Incoronazione di spine, 100 x 53,5 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - L'andata al Calvario e Pilato si lava le mani
Registro principale (verso) – L’andata al Calvario e Pilato si lava le mani, 102 x 53,5 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - Il Seppellimento di Cristo e La Deposizione della croce
Registro principale (verso) – Il Seppellimento di Cristo e La Deposizione della croce, 101 x 53,5 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - Le Marie al Sepolcro e La Discesa al limbo
Registro principale (verso) – Le Marie al Sepolcro e La Discesa al limbo, 102 x 53,5 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - Cristo e i pellegrini verso Emmaus e L'Apparizione di Cristo alla Maddalena
Registro principale (verso) – Cristo e i pellegrini verso Emmaus e L’Apparizione di Cristo alla Maddalena, 102 x 57 cm., Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - La Tentazione di Cristo sul tempio
Predella (verso) – La Tentazione di Cristo sul tempio, 43 x 45,5 cm.,  Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - La vocazione di Pietro e Andrea
Predella (verso) – La vocazione di Pietro e Andrea, 43,5 x 46 cm., Washington, National Gallery of Art (foto da Wikimedia Commons)
Duccio - Le nozze di Cana
Predella (verso) – Le nozze di Cana, 43,5 x 46,5 cm.,  Museo dell’Opera del duomo, Siena
Duccio - La guarigione del cieco

Predella (verso) – La guarigione del cieco, 43,5 x 45 cm., National Gallery di Londra.


Biografia di Duccio di Buoninsegna o Boninsegna

Cenni biografici (Siena, intorno al 1255 – 1318-19)

Pagine correlate: Le opere di Duccio – La sua pittura – La criticaDuccio dalle Vite di Vasari – Il periodo artistico.

Duccio di Buoninsegna: Risalgono al 1278 i primi documenti relativi alla vita del grande artista senese: una ricevuta di pagamento per una serie di pitture decorative su alcune casse, andate perdute, destinate alla conservazione di documenti negli uffici nel comune di Siena (Ufficio della Bicchierna).

Si suppone che Duccio sia nato intorno al 1255, dato lo scarso significato di detta committenza, più artigianale che artistica, che poteva essere stata ordinata, presumibilmente, ad un giovane ai suoi primi esordi. Altre due documentazioni (1279 – 80) seguono quella del 1278: una relativa ad un altro lavoro per la Bicchierna, l’altra riguarda il pagamento di una multa per una misteriosa infrazione. Duccio è conosciuto come un uomo indisciplinato, riluttante a prestare giuramento agli ordini dell’esercito del “Popolo” per azioni di guerra e collegato in qualche modo al mondo della stregoneria.

Per questo motivo non ha vita facile con la legge che gli infligge altre penalità. Nel 1285 accetta la sua prima importante committenza proveniente da Firenze, per la realizzazione di una grande tavola, richiesta dalla Compagnia dei Laudesi in S. Maria Novella. I presunti spostamenti, ipotizzati dagli storici per motivare le varie componenti della sua formazione artistica, non sono documentati: è possibile che Duccio abbia soggiornato ad Assisi ed a Roma, ma nulla porta a sostenere una sua permanenza in Medio Oriente o a Parigi, come citato in alcuni testi dove il “Duch de Sienne” potrebbe essere un suo omonimo, come pure anche il “Duch le Lombard”.

Il dipinto più certo a lui attribuito, nell’età giovanile, risulta essere quello della “Madonna di Crevole” attualmente custodito a Siena nel Museo dell’Opera. A questo seguono la “Madonna Ruccellai”, conservata alla Galleria degli Uffizi a Firenze e per molto tempo attribuita a Cimabue, la “Madonna dei francescani” conservata nella Pinacoteca di Siena, una vetrata nel duomo di Siena, la “Maestà di Berna” al kunstmuseum, la “Madonna con il Bambino insieme a sei angeli” a Perugia nella Galleria Nazionale. La sua opera più grande risulta essere la grande tavola con Maestà realizzata nel 1311 per il Duomo di Siena. Intorno al Settecento questa grande tavola è stata smembrata e le sue piccole parti si trovano nei musei di tutto il mondo, mentre la struttura principale si trova nel Museo dell’Opera di Siena. L’analisi pittorica di questo grande capolavoro porta alla luce un artista dotato di grande capacità, profondo rinnovatore della pittura bizantina, molto attento alla natura ed al quotidiano, che riesce a rendere con successioni cromatiche di grande effetto. Muore nel 1318 ma, un documento firmato dai figli, nel quale esprimono la rinuncia all’eredità paterna, lo farebbe risultare ancora in vita nel 1319. Due dei suoi sette figli diventeranno pittori.


La "Pala di Santa Lucia dei Magnoli" di Domenico Veneziano

Domenico Veneziano

Domenico Veneziano: Pala di Santa Lucia dei Magnoli
Pala di Santa Lucia dei Magnoli, tempera su tavola, 210 x 215 cm, anno 1445-1447, Galleria degli Uffizi. Firenze.

Sull’opera: La “Pala di Santa Lucia dei Magnoli” è costituita da un riquadro principale e una predella con cinque dipinti (attualmente divisi) autografi di Domenico Veneziano. È stata realizzata con tecnica a tempera su tavola intorno al 1445-47. Il grande riquadro misura 210 x 215 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze, mentre gli elementi della predella si trovano in vari musei (si veda la tabella sotto riportata). 

La presente opera è firmata nel riquadro centrale con la scritta “OPVS DOMINICI DE VENETIIS HO[C] MATER DEI MISERERE MEI DATVM EST” sul primo gradino. La “Pala di Santa Lucia dei Magnoli” è il lavoro più significativo per poter intendere il ruolo principale dell’artista nella pittura del Rinascimento fiorentino, dopo la perdita del complesso decorativo eseguito in Sant’Egidio, insieme ad Andrea del Castagno (Castagno, 1421 circa – Firenze, 1457).

La grande pala, con i cinque riquadri della predella, adornava l’altare maggiore della chiesa di Santa Lucia dei Magnoli a Firenze.

L’opera è uno fra i primi più significativi esempi a noi pervenuti di tabula quadrata et sine civoriis, come spesso ricordava il Brunelleschi, ovvero di pala moderna priva di scomparti e di quel fondo aureo che immancabilmente integrava i polittici medievali. Nonostante tutto, la creazione di un ambiente, con colonnato e i tre archi a sesto acuto e le nicchie a forma di conchiglia, non si scosta dalla tradizionale strutturazione a scomparti, anche se configurata solo in simulazione. Si noti come l’architettura in cui si svolge la scena rispetti infatti le più avanzate regole della prospettiva scientifica, con tre punti di fuga nei quali converge ogni linea orizzontale, compresa ognuna di quelle che strutturano la pavimentazione.

Questa equilibrata integrazione tra modernità e tradizione fa sì che il dipinto assuma un aspetto del tutto innovativo pur mantenendo la continuazione come la pittura coeva.

Nella sottostante tabella sono riportati i riquadri della predella:

San Francesco riceve le stigmate
San Francesco riceve le stigmate, 26,7 x 30,5 cm, National Gallery of Art, Washington.
San Giovanni Battista nel deserto
San Giovanni Battista nel deserto, 28,4 x 31,8 cm, National Gallery of Art, Washington.
Annunciazione
Annunciazione, 27 x 54 cm, Fitzwilliam Museum, Cambridge.
Miracolo di san Zanob
Miracolo di san Zanobi, 28 x 32 cm, Fitzwilliam Museum, Cambridge.
Martirio di santa Lucia

Martirio di santa Lucia, 25 x 29 cm, Gemäldegalerie, Berlino.


Opere di Domenico Veneziano

Alcuni fra i dipinti più celebri di  Domenico Veneziano

Madonna col Bambino
Madonna col Bambino (Madonna Berenson), tempera su tavola, 86 x 61 cm., anno 1432-1437 circa, Villa I Tatti (Collezione Berenson), Settignano, Firenze.
Madonna del Roseto
Madonna del Roseto, tempera su tavola, 80,8 x 53,2 cm.,  anno 1432-1437 circa, Museo nazionale d’arte rumeno, Bucarest.
Adorazione dei Magi
Adorazione dei Magi,  tempera su tavola, 1439-1441circa, diam. 84 cm., Gemäldegalerie, Berlino.
Tabernacolo Carnesecchi
Tabernacolo Carnesecchi, tempera su tavola trasferita su tela, anno 1440-1444 circa, National Gallery, Londra.
Pala di Santa Lucia dei Magnoli
Pala di Santa Lucia dei Magnoli, tempera su tavola, 210 x 215 cm., anno 1445-1447, Galleria degli Uffizi. Firenze.
Madonna col Bambino
Madonna col Bambino, tempera su tavola, 83 x 57 cm., 1445-1450 circa, National Gallery of Art, Washington.
Santi Giovanni Battista e Francesco
Santi Giovanni Battista e Francesco, 1454, affresco staccato, 190 x 115 cm., Firenze, Museo di Santa Croce.