Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina

Antonello da Messina

Polittico di San Gregorio
Polittico di San Gregorio (ricomposto), 194 × 202 cm. (foto da Wikimedia Commons)
angelo annunziante
Angelo annunziante, cm 65 x 62, anno 1473 (la testa fu ridipinta quasi totalmente dal Cavenaghi (1844-1918)).
Vergine annunziata
Vergine annunziata, 65 x 55 cm., anno 1474 (elemento che ha subito più danni).
Madonna col Bambino

Madonna col Bambino, 129 x 76 cm., anno 1473 (elemento firmato). Reca la la scritta con data e firma dell’artista in un cartiglio posto sulla base del seggio: “Ano dim m°cccc sectuagesimo tercio/antonellus messanensis me pinxit’. Dalla tonda sporgenza del pianale d’appoggio pende una piccola corona di cui si contano trentotto grani, che assomiglia più ad un rosario musulmano che non a quello cristiano.

San Benedetto
San Benedetto, 125 x 63 cm., anno 1474 (l’elemento ha tre lunghe spaccature in verticale).
San Gregorio

San Gregorio, 125 x 63 cm., anno 1474.

Sull’opera: “Il Polittico di San Gregorio”, formato da una serie di sei dipinti (di cui uno andato perduto) autografi di Antonello da Messina, realizzati con tecnica a tempera ed olio su tavola nel 1474, è custodito nel Museo Regionale di Messina. 

Il complesso pittorico venne commissionalo ad Antonello da Frabia Cirino (di cui si vede lo stemma di famiglia nell’elemento del San Gregorio), l’allora badessa del monastero di Santa Maria alle Monache (meglio conosciuto come monastero di San Gregorio), per essere destinato alla chiesa messinese di Santa Maria extra Moenia.

Il catastrofico terremoto di Messina del 1908 non risparmiò neanche la chiesa e il polittico rimase  sotto le macerie riportando considerevoli danneggiamenti e la totale distruzione dello scomparto centrale del registro superiore. La disavventura dell’opera non iniziava purtroppo con il terremoto, perché la primitiva stesura pittorica, realizzata a tempera ed olio (altre fonti indicano soltanto tempera grassa), venne alterata nell’arco dei secoli con ridipinture, velature improprie e sconsiderati ritocchi (tra cui registriamo quello di Letterio Subba (Messina 1787-1868) eseguito nel 1842), che provocò l’indignazione dell’incisore T. A. Juvarra (Messina, 1809 – 1875).

 Dopo il terremoto ogni elemento venne restaurato – comprese le rimozioni delle ridipinture –  e consolidato da L Cavenaghi (1844-1918), al quale spetta la traccia lineare a integrazione delle varie zone perdute. Nel 1940-42 i cinque elementi subirono un ulteriore restauro ad opera di V. Papari (Istituto Centrale del Restauro di Roma). Nel 1915, proveniente dal Museo Civico, pervenne al Museo Regionale di Messina, dove attualmente si trova.

Gli scomparti del registro in basso si combinano in una ideale continuità dell’ambiente architettonico; questi e quelli superiori (erano tre di cui quello centrale andato perduto) si presentano collegati in base al solo punto di vista che ne regola l’assetto prospettico dell’intera opera. Tutto questo non dà la sicurezza assoluta sull’esatta ricostruzione del polittico originario, che risulta assai più problematica di quanto sembrerebbe a prima vista. Relativamente a quanto detto, l’attuale disposizione degli elementi appare verosimile soltanto nel registro inferiore. Riguardo il registro alto si pensa che tra l’ “Angelo” e la “Vergine annunziata” vi fosse una “Pietà”, oppure una “Trasfigurazione” (come indica una libera riproduzione di Giovannello d’Italia, sempre a Messina), o una “Crocifissione” come ipotizza il Lauts, o una “Deposizione” come propende il Vigni ed altri studiosi. Altri ancora, addirittura, pensano che le due tavole fossero quasi affiancate – cosa che contrasta con l’unico punto prospettico – e sovrastate con un tondo.




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