Arte Anatolica

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ARTE ANATOLICA

Hattusa, otri nei magazzini dei cereali
Hattusa, otri nei magazzini dei cereali

Definite spesso immeritatamente come marginali e di scarsa importanza in relazione alla cultura artistica delle zone della Mesopotamia, le opere realizzate dagli artisti dell’Anatolia ostentano invece caratteristiche di originalità che hanno le proprie origini sin dall’epoca preittita. La vitalità artistica si carpisce soprattutto dalla lavorazione dell’oro, argento, e bronzo, la cui accurata manifattura raggiunge livelli espressivi straordinari già intorno al 2200 a.C. con gli emblemi di Alaca Hòyuk.

Il rivoluzionario progresso urbanistico è confermato da quello che è giunto fino a noi dalla città di Beycesultan sul Meandro. Edificato in pietra in tutta la sua base ed in mattoni del tipo “crudo” irrobustiti con travi di legno nella parte alta, rispettando la tradizionale tecnica anatolica, il maestoso edificio, con ornamenti pittorici, è concepito come una concatenazione di cortili su cui orbitano tutte le stanze (1950 a.C.).

Hattusa, la porta dei leoni
Hattusa, la porta dei leoni

Le invasioni degli Ittiti, popolazione delle indie occidentali, stravolgono l’assetto di tutta regione. Il dominio centralizzato degli ittiti, se non altro nella seconda fase (dal 1450 al 1200 a.C.), si manifesta nella superiorità assoluta di Hattusa, l’attuale Boghazkóy, su tutte le altre città. Punto nevralgico  e capitale dell’impero, cuore del potere militare e politico, i suoi edifici e le mura fortificate esprimono e rendono percepibile la sete di potere e di esaltazione dei re. A custodia degli imponenti ingressi ad arco, che si aprono nella poderosa doppia cerchia di torri che circonda tutta la città, sfruttando la struttura naturale del terreno, sono innalzate non soltanto sfingi e leoni come negli edifici e nei templi di Babilonia, ma anche statue raffiguranti la divinità armata. Sebbene tutta la configurazione di questo maestoso monumento mostri due diverse prospettive per uno unico punto di osservazione, cioè il busto frontale e le gambe di profilo, manifesta l’elegante senso estetico per la raffigurazione e la resa plastica degli elementi.

Posizionato sulla facciata nord della porta del re, l’ortostato con la divinità, testimonia la stretta relazione tra l’arte scultorea e quella architettonica con la funzionalità dell’una rispetto all’altra. Grande e prevalente progresso hanno perciò le opere monumentali a rilievo che si dispongono lungo le cinta di tutte le più importanti città. Arte celebrativa, non come per i fregi degli edifici della Mesopotamia e dei templi del regno egizio, il rilievo ittita commemora senza nessuna narrazione tanto meno di pura descrizione. Lo sfoggio e la rispettabilità del potere non si esprimono nella narrazione storica degli eventi bellici, ma nella raffigurazione propria della divinità e di riti cultuali, nei quali il sovrano è l’irrinunciabile figura di spicco. Intorno al 1150 a.C. la conquista effettuata dai “popoli del mare” sconvolge irrimediabilmente l’impero dell’antico dominio indoeuropeo. Rimangono in piedi ed in piena attività soltanto le colonie attestate in Siria.

Una nuova stagione artistica e culturale nasce dagli incontri delle tradizioni ittita e di quelle del sostrato semitico. L’arte si ricollega al linguaggio espressivo ittita nelle rappresentazioni iconografiche delle immagini con grosse barbe senza baffi, cappelli a forma conica e gonnellini a lunghezza limitata: la componente siriana riproduce in questa circostanza l’atto di alzare minacciosamente l’arma con il braccio e il simbolo del tuono. Il forte sviluppo e l’influenza degli Assiri si percepiscono nelle creazioni artistiche, nelle caratteristiche delle sfingi dalle ridondanti chiome che spiccano con vigore dagli ortostati paragonati ai modelli ittiti;  nella forza dell’esercito di Ninive, che pone termine all’indipendenza anche dei piccoli centri limitrofi (VII secolo a.C.); nell’arte e nella cultura dell’Anatolia e della Siria che sarà fatta propria dalle più grandi strutture politiche dominanti nella storia del Vicino Oriente.




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