"Monumento equestre di Niccolò da Tolentino" di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno

Andrea del Castagno: Monumento equestre di Niccolò da Tolentino
Monumento equestre di Niccolò da Tolentino, cm. 833 x 512 affresco, 1456, cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze.

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Sull’opera: “Monumento equestre di Niccolò da Tolentino” è un affresco autografo di Andrea del Castagno realizzato nel 1456, misura 833 x 512 cm. ed è custodito nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. L’opera fa pendant, nella stessa chiesa, al vicino Monumento equestre di Paolo Uccello dedicato a Giovanni Acuto (si veda la pagina ad esso relativa). 

 Esclusi alcuni particolari, il monumento in esame è stato realizzato impiegando principalmente gamme monocromatiche per meglio simulare una scultura marmorea.

 Su di un sarcofago classicheggiante che funge da saldo piedistallo, strutturato secondo una prospettiva costruita per una perfetta visione dal basso (si consideri i quasi 10 metri in altezza di tutto l’insieme) ed affiancato da due ignudi con armi araldiche, si erge il maestoso monumento equestre di Niccolò da Tolentino, contro un fondo scuro, pensato per esaltarne il contrasto. Esso è strutturato seguendo una prospettiva frontale, diversa da quella del sarcofago (visto dal basso). Il risultato che ne consegue è quello che cavallo e cavaliere non vengono visti in scorcio e danno l’impressione che entrambi si stiano ribaltando verso l’osservatore: si noti a tal proposito gli zoccoli del cavallo che dovrebbero essere nascosti, come pure altri elementi dell’uomo (braccio sinistro, la parte alta del cappello ecc….), nonché l’assenza di visione della pianta del piede destro di Niccolò.

L’animale è ispirato al Cavallo Riccardi e al monumento equestre al Gattamelata di Donatello, realizzato poco prima a Padova, del quale l’artista aveva certamente potuto vedere in uno dei tanti disegni che già all’epoca lo riproducevano.

Tipica dell’artista è soprattutto la sapiente resa anatomica ed il deciso impiego del chiaroscuro, vigoroso ed incisivo, talvolta enfatizzato al punto da creare effetti non non proprio bene accolti da autorevoli osservatori, come ad esempio il Vasari.




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