Pittori stile rococò

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Frammenti d’arte: Pittori stile Rococò

  • A Milano, oltre che il genovese Magnasco (menzionato nella pagina precedente), operano ma con meno energia pittori come: Angelo Maria Crivelli detto il Crivellone, che si spira alla pittura olandese; Francesco Londonio, pittore assai scrupoloso e coscienzioso, che si rifà al Castiglione per i suoi paesaggi a carattere pastorale; il valtellinese Giulio Cesare Ligari ed il bustocchio (da Busto Arsizio) Biagio Belotti, entrambi frescanti-decoratori, influenzati soprattutto da G.B. Tiepolo che in questo periodo lavora a Milano.
  • Giacomo  Cerutti, milanese, realizza pale d’altare per le chiese di Brescia e Padova, ma non disdegna dipingere scene di genere di ispirazione d’oltralpe, che meravigliano per la loro decisa naturalezza. Egli ama anche la ritrattistica, che svolge con amabile semplicità e naturalezza.

  • Bergamasco è il pittore Fra’ Vittore Ghislandi (1655-1745), con formazione veneziana presso Sebastiano Bombelli, che svolge la sua attività nel campo della ritrattistica conferendo alle sue figure festosità, ridondanza e calore, senza tralasciare il gusto dell’intonazione cromatica, che è sempre in armonia nel contesto generale, insieme ad un’acuta penetrazione psicologica nel soggetto.

  • A Mantova Giuseppe Bazzani (1690-1769) è un pittore alquanto fantasioso e di facile improvvisazione, che si ispira al cromatismo rubensiano, soprattutto nelle gamme tendenti ai delicati azzurrini ed alla pittura dei veneziani tra i quali il Tiepolo.

  • Il Veronese Pietro Rotari (1707-1762) è un artista di alta valenza eclettica. Si forma dal Balestra, dal Solimena e dal Trevisani e nonostante il suo temperamento eclettico, rievoca in maniera semplice e schietta le bellezze paesane ispirandosi anche alla pittura fiamminga. Pittore anche di tematiche sacre, è un esperto e ricercato ritrattista. Pittore personale di Caterina II a Pietroburgo.

  • Nel veneto Giovanni Bettino Cignaroli (1706-1770) allievo del Balestra e vicino alla pittura di Sebastiano Ricci, crea con pennellate decise una forma impastata di luci ed ombre livide e dolciastre, ma nello stesso tempo morbide nella “Madonna ed una santa” (Museo Civico di Verona).

  • G.B. Lampi (1751-1830) trentinese di Romano con formazione presso lo studio veronese di Francesco Lorenzi e poi del Rotari, è un ricercato ritrattista, aulico, decorativo e con soventi richiami settecenteschi.

  • Sebastiano Ricci (1659-1734) bellunese, ma formatosi in ambienti veneziani dal lombardo Federico Cervelli, che stimola il suo sensibile temperamento per il cortonismo nel campo della decorazione. Il suo cromatismo è brillante, spedito ed arioso, in spontanee composizioni che hanno tutte le valenze della pittura rococò.

  • Nicola Grassi (1682-1748) nato a Formaseo in Carnia, ha una pittura consona a quella del Ricci, con la stessa eleganza  ma un po’ più sdolcinata e smorta. Più tardi si sentirà attratto dal cromatismo del Tiepolo, anche se non riuscirà a capirlo bene a fondo.

  • Giovanni Battista Piazzetta (1682-1754), figlio dello scultore del legno, a cui non deve nulla della sua formazione artistica, come non deve nulla al suo maestro a Venezia, il Molinari. Compie la sua formazione sotto il Crespi a Bologna. Effetti di luci ed ombre portano l’artista ad una coinvolgente drammaticità, come testimonia il “Cristo”  dell’accademia di Venezia, esangue al punto tale da venir raffigurato completamente bianco, in contrasto al fondo scuro dell’ambiente notturno.

  • Giovan Battista Tiepolo (1696-1770), il più grande pittore del Settecento, prende dal Piazzetta l’essenzialità pittorica con cui innalzarsi con le virtù del proprio ingegno, che mai accusano stati di affaticamento. Nella sua piena e prolifica attività, nel corso della sua esistenza, animata anche da una grande famiglia (nove figli avuti dalla sorella di Francesco Guardi, Cecilia), è generosamente onorato nella sua Venezia, nella quale viene inaugurata nel 1756, la nuova Accademia veneziana di pittura e di scultura, che vuole lui come presidente. Per il suo grande talento, viene chiamato in Germania ed infine in Spagna, dove vi morrà all’età di 74 anni. Gian Domenico Tiepolo è il figlio del grande pittore che lo aiuta nelle sue importanti opere (“le storie di Federico Barbarossa” a Palazzo del principe vescovo della Franconia, commissionato da Wurzburg), dove talvolta risulta essere il principale esecutore sulla decisa ispirazione del padre. Accanto a lui lavora anche Girolamo Mengozzi Colonna, soprattutto nella composizione delle finte architetture. Spesso il suo cromatismo rende un po’ più pesante l’arte del padre. Lorenzo, anche lui pittore, è fratello di Gian Domenico Tiepolo, ma è quasi ignoto.

  • Giovan Battista Tiepolo ha molti allievi e collaboratori, tra i quali si ricordano alcuni come Francesco Fontebasso, Iacopo Marieschi, Francesco Zugno, Giuseppe Camerata, Giustino Menescardi, Iacopo Guarana, fino a Gian Battista Canal.

  • Pietro Longhi (1702-1785) è il redattore della vita che vive la Venezia di ogni giorno. Si forma dal Balestra e dal Crespi, ma è alla ricerca di un linguaggio a più ampio respiro, dopo l’infelice avventura come frescante della “Caduta dei Giganti”. Le sue pitture sono prevalentemente di genere, molto accurate nei particolari e con un dolce cromatismo. Egli ritrae con efficacia negli ambienti agresti, contadini e ciarlatani la popolazione, mentre negli interni,  la società colta illustre e raffinata con cicisbei, dame, abati e cavalieri. Alessandro (1733-1813), suo figlio ed anch’esso pittore, ha un’indole molto più forte. Si allontana dalla pittura del padre per approdare alla sontuosa e nutrita ritrattistica di Giuseppe Nogari. Il suo forte linguaggio espressivo lo porta, in qualche opera, ad essere avvicinato al Goya. Giuseppe Flipart, allievo di entrambi i Longhi (soprattutto di Alessandro), porta un pizzico della loro pittura alla corte di Madrid, quando vi subentra alla scomparsa del Tiepolo.

  • Rosalba Carriera è un’abile ritrattista, miniaturista ed esperta nella tecnica del pastello. Il suo cromatismo risulta essere elegante e morbido, ma allo stesso tempo anche poco ricco e talvolta monotono.

  • Iacopo Amigoni (1675-1752) è un pittore ritrattista e decoratore. Lavora prevalentemente fuori dall’Italia e morirà come pittore di corte a Madrid.

  • Giannantonio Pellegrini (1675-1741), cognato di Rosalba Carriera, contribuisce alla diffusione della pittura veneta in Europa centro-occidentale, facendola conoscere anche oltre-Manica. La sua pittura, prevalentemente a carattere decorativo, è chiara e spumosa.

  • La pittura veneziana in questo periodo si impone con grande vigore, soprattutto nelle tematiche paesaggistiche. Contribuisce a questo, oltre al talento dei vari artisti, anche la bellezza delle sue vedute naturali, le acque ed i suoi contrasti con il cielo e la sua atmosfera aurea. I suoi rappresentanti, in questo periodo, sono l’udinese Luca Carlevaris (1665-1731) che, nonostante la sua scarsa sensibilità agli effetti cromatici, riesce a realizzare con chiarezza bellissimi scorci della città lagunare ed a descrivere la vivacità delle sue sontuose feste; Michele Marieschi (fine 600?-1743), abile quadraturista e scenografo, che realizza delle vivacissime vedute veneziane con energici contrasti di luminosità, talvolta carichi di violenti giochi di luce-ombra; Antonio Canal detto il Canaletto, che è parte integrante dell’arte veneta e possiede una tempra assai più forte dei suoi contemporanei; Bernardo Bellotto, suo nipote, che riesce a diffondere fuori dalla regione veneta gli influssi veneziani, non soltanto in Italia (settentrione e Roma) ma anche all’estero (Vienna, Londra, Monaco, Dresda); poi ancora Francesco Guardi (1712-1793), del quali si è manifestato, soltanto a distanza di più di un secolo dalla sua morte, un suo temperamento figurista, dove si amplia ed allo stesso tempo si affievolisce la sua visione sostanziale, quella cioè di un costruttivismo macchiettista di origine canalettiana e di influssi delle tradizioni veronesi e trentine; suo fratello Giov. Antonio Guardi, assai diverso da costui, la cui pittura, influenzata in certi aspetti da Sebastiano Ricci, è sdolcinata e filamentosa, specie nelle piccole pale d’altare ed in tele ornamentali, che in primo tempo erano attribuite al fratello.

  • Per concludere: Marco Ricci (1676-1729), bellunese e nipote di Sebastiano, influenzato dalle pitture di Salvator Rosa e del Magnasco, dà vita ad una tematica paesaggistica prevalentemente romantica, ma pur sempre con la coloristica dei pittori veneti (fonti delle ricerche: “L’arte italiana” di Mario Salmi).




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