Pittura di genere e Bamboccianti

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Pittura di genere

Molto decisa, piena di vita e variamente articolata, è nel corso del Settecento la realizzazione della “pittura di genere”, con temi vicini alla vita di ogni giorno, soprattutto popolana, e ritratti di indigenti, pezzenti, soldataglia, piccoli venditori, donne mentre sono dedite ai lavori della casa, ed altro di simile: a rappresentare è l’occhio che guarda la realtà, ma nell’insieme più come gusto della stravaganza, ai limiti dell’efferatezza, che non come esplorazione intellettuale o coinvolgimento morale.

William Hogarth: Ritratto di Benjamin
William Hogarth: Ritratto di Benjamin
Gli artisti di questo tipo di pittura sono quasi tutti fiamminghi, olandesi, austriaci e tedeschi; molti dei quali sono attivi anche in Italia, nei seguaci del gruppo dei “bamboccianti”, stabilitisi a Roma nel secolo precedente.
Si hanno alcuni casi di personalità di respiro, che esercitano la capacità realistica, per offrire testimonianze dell’anonimato popolare: così è per Giacomo Cerutti, detto il Pitocchetto (Milano 1700 – 1768), operante soprattutto nell’ambito di Brescia e dintorni.
L’ espressione di “pittore della realtà” si manifesta calzante anche per l’artista William Hogarth (1697-1764 inglese), il cui impegno interpretativo, malinconicamente satirico nei confronti della società del suo tempo, gli consegna una caratteristica culturale diversa.

La parola bambocciante è derivata dall’appellativo “Bamboccio”, usato nei confronti di Pieter van Laar (vissuto a Roma tra il 1625 ed il 1638), per via del suo deforme aspetto fisico.




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