Arte cinese

L’ANTICA CULTURA ARTISTICA CINESE

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L’ANTICA CULTURA ARTISTICA CINESE

La Cina, probabilmente, dà piena vita alla sua attività artistica entrando nella civiltà neolitica già verso l’VIII millennio a.C., ma sono stati i popoli degli Xia a far nascere (stando alle antiche scritture) la prima civiltà della storia cinese intorno al XXI secolo a.C. Seguono poi altri popoli e, sotto il dominio degli Shang-Yin, che va dal XVI all’ XI  secolo a.C., l’arte consegue la sua più elevata e completa espressione nella lavorazione del bronzo, prevalentemente con le raffigurazioni celebrative.

Queste forme artistiche designate per la rappresentazione di oblazioni e per offerte sacrificali agli dèi, differenti in tutti gli aspetti e nella tipologia, sono ornate da figure di animali prodotte dalla fantasia, con finalità totemiche. Il taotie, maschera del divoratore che cerca di inghiottire l’uomo, il dragone, la fenice, i volatili e i mostri creati dalla fantasia spiccano di frequente su sfondi a tematiche tortuose e spesso incomprensibili, con effetti di movimento, di linee parallele e di poligoni quasi sempre triangolari e, con decorazioni a forme di nuvola e a giro a spirale.

La reclusione dell’effigie animalesca o della creatura rappresentante il totem in una tematica celebrativa, tiene a freno la sua potenza, trasmettendo il controllo allo sciamano. Lo stretto rapporto tra politica e religione, insieme al potere esclusivo monopolizzato dagli sciamani, rende il sovrano coordinatore del culto e del legame con tutto ciò che è ultraterreno: dal momento che il criterio di vita terrestre deve esprimersi alla stessa stregua di quello divino, il controllo della magia e l’armonia delle forze celesti sono elementi che non possono mai mancare per la guida di buon governo.

Soppiantati gli Shang-Yin e subentrati gli Zhou nell’XI secolo a.C., lo stato sociale politico viene rivoluzionato, dando vita a correnti di pensiero filosofico e religioso: nasce il confucianesimo. Nell’arte, ai procedimenti di trattamento e lavorazione della giada, dell’osso e dell’avorio, si accosta la creazione di piccolissime statue in terracotta con caratteristiche antropomorfe piene di vitalità e di movimento, la cui finalità è unicamente quella di condurre il defunto nell’altro mondo, sostituendo il sacrificio umano. Nei bronzi, ormai consumato attraverso i secoli il ruolo di “tramite” di forze magiche e divine, emerge un’astrazione ancor più accentuata nelle tematiche ornamentali raffiguranti animali. Lunghe didascalie coprono le superfici metalliche: la celebrazione di un avvenimento glorifica la stirpe, commemora i capostipiti. Un elemento ornamentale tutto nuovo, il “pan chi”, un intreccio di draghi che si propaga a macchia d’olio nella famosa epoca delle “primavere e autunni”, che va dall’VIII al V secolo a.C., durante il quale lo stato si trasforma, prendendo caratteristiche feudali ed i governanti locali sono frequentemente in conflitto con il potere centrale.

Con guerre civili che portano  alla piena crisi del dominio degli Zhou e con la successiva   restaurazione dell’ordine, ad opera della dinastia Qin nel 221 a.C., dopo un brevissimo periodo subentrano, nel 206,  gli Han occidentali, che governeranno fino alla nascita di Cristo. In questo periodo grandissimi risultati vengono concretizzati nel campo della scienza, nella coltivazione, nella produzione artigianale e soprattutto nell’arte; gli scambi commerciali rifioriscono grazie alla supervisione della via della seta. In bronzo vengono sagomate quasi esclusivamente figure di animali, raffigurati con pochissimi tratti quasi abbozzati, che manifestano con gli occhi pieni di vitalità e con gli atteggiamenti, un penetrante spirito di osservazione. Le peculiarità dei piccoli bronzi si manifestano con forza espressiva anche in numerosissime opere in terracotta: statuine raffiguranti animali o normalissime persone tratte dalle scene di vita di tutti i giorni, continuano la tradizione delle celebrazioni funerarie di epoca Zhou.

Grande importanza hanno le tombe ornate con mattoni incavati a lastra, decorati a rilievo con temi quasi sempre relativi alla caccia. Dalla propria tomba, proviene ai nostri giorni il vestito funerario del principe Liu Sheng (154-113 a.C.), effettuato con ben 2498 tessere di giada tenute assieme con 1100 grammi di filo da cucitura d’oro. Fasciare il corpo del defunto con la straordinaria protezione della giada – la pietra incorruttibile per antonomasia – soddisfa in questo periodo, la necessità di rendere immortale oltre lo spirito anche il corpo. Coincide con questo periodo la nascita di un secondo linguaggio espressivo, nel quale corrono parallelamente le due anime spirituali della venerazione cinese, quella taoista (mistica) e quella confuciana (concreta). Ci sarà presto una consistente restaurazione, ma la dinastia terminerà poco dopo con un’usurpazione effettuata dagli Han orientali  negli anni 250-220.




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