"San Matteo" di Cimabue

Cimabue

Cimabue: San Matteo
Particolari del San Matteo, cm. 450 x 900, Chiesa superiore di San Francesco (volta centrale del transetto). (Altro particolare)

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Sull’opera: “San Matteo” è un’opera d’affresco autografa di Cimabue, facente parte della serie dei “Quattro evangelisti”, eseguita intorno agli anni  1280-83, misura 450 x 900 cm. e si trova sulla volta centrale del transetto nella Chiesa superiore di San Francesco ad Assisi. 

 La tecnologia informatica è venuta in soccorso nel recupero dei frammenti della meravigliosa vela realizzata dall’artista, che come sappiamo dalle pagine precedenti, fu completamente distrutta con il terremoto del 1997 (si veda la pietosa foto). Grazie ad un sofisticato software fu quasi interamente ricostruita.

Un’equipe di ricercatori dell’Issia (Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione) del settore di Bari, coordinato dal Dott. Giovanni Attolico e dal Dott. Arcangelo Distante (quest’ultimo, direttore del Consiglio nazionale delle ricerche della stessa città), ha realizzato la ricomposizione virtuale di diversi frammenti del celebre dipinto impiegando un programma digitale di riassemblaggio.

“L’estensione della Vela di San Matteo (circa 35 mq)”, spiega il Dott. Distante, “l’elevato numero di frammenti (circa 120.000), il loro potenziale danneggiamento a seguito della manipolazione fisica imposta dalle modalità tradizionali di ricomposizione, la difformità di dimensione fisica dei frammenti (la maggior parte dei quali presenta uno spessore ridotto mentre altri risultano ancora legati ai mattoni di supporto di notevole altezza e volume) sono alcuni degli elementi che hanno suggerito al Cnr l’esplorazione dell’uso di strumenti digitali. L’impostazione perseguita fin dall’inizio è stata quella di sviluppare un sistema che permettesse innanzitutto di trasporre in modalità digitale il processo di ricomposizione tradizionale. Lo sviluppo di strumenti automatici di supporto è stato invece orientato a rendere più agevole l’intero procedimento”.

Il sistema impiegato per l’esatta riconfigurazione del San Matteo e di altri affreschi della chiesa di Assisi (tra i quali ricordiamo la vela di San Girolamo e la vela stellata), creato in collaborazione con l’Istituto centrale di restauro, rivisto e validato anche dagli artisti-operatori impegnati al restauro, permette  di estrarre dall’immagine completa dell’affresco – quando essa è disponibile – una zona d’interesse che viene ricostruita in altissima risoluzione con un computer, per essere quindi impiegata come parte di “fondo” su cui poter intervenire. A questo punto, vengono estratti da un data-base i relativi frammenti, in precedenza archiviati, e quindi posizionati nell’area di lavoro alla ricerca della loro perfetta ricollocazione. L’impiego di un joystick permette all’operatore ed ai suoi supervisori di eseguire, simultaneamente, traslazioni e rotazioni – intere e parziali – sui frammenti della pregiata “pittura”, muovendoli per indovinarne il giusto collocamento.

 Altre configurazioni di programma permettono, altresì, vari tipi di trasparenze, modulazioni cromatiche, di lucentezza e di contrasto (sia in relazione al chiaro scuro che a quello del colore), zoom di visualizzazioni – separate o d’insieme – che risulterebbero impraticabili nel lavoro con i soli frammenti reali.

“Dovendo il sistema lavorare in modo sinergico con l’operatore” continua il Dott. Distante “le metriche utilizzate dal sistema riproducano il più possibile le caratteristiche percettive note del sistema visivo umano. Il programma introduce anche delle correzioni geometriche e colorimetriche necessarie per renderle omogenee e trattabili dagli strumenti automatici”.

Il 5 aprile 2006 si svolse l’inaugurazione del San Matteo (nello stesso giorno della vela del “Cielo stellato”). Certamente non fu possibile il recupero di tutti i frammenti: già prima del terribile terremoto lo stato dell’affresco non era in buone condizioni. L’abitudine dell’artista di impiegare la biacca, mescolandola ad altri pigmenti, fece sì che i valori cromatici, nell’arco dei secoli, subissero pesanti variazioni verso gli scuri ed immancabili evanescenze, portando l’opera a tendenze monocromatiche. Per questo motivo la ricostruzione delle singole opere fu alquanto laboriosa e risulterà perciò incompleta. Moltissimi restauratori – si parla di decine e decine nella ricomposizione di oltre 300 000 frammenti degli affreschi distrutti – impegnati in un complicato lavoro di quello che è stato considerato “Il cantiere dell’utopia” dal costo totale (S, Matteo ed altre opere) di 72 miliardi delle vecchie lire e circa 60.000 ore impiegate.




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