Civiltà elleniche ed italiche

Pagine correlate: Riassunto delle evoluzioni precedenti – Continua le civiltà elleniche e italiche – (per saperne di più sulla pittura).

L’arte dei greci

Base principale e fondamento della cultura artistica di tutto l’occidente, l’arte greca ci ha consegnato l’eleganza e la bellezza. Nella vastissima creazione dei centri produttivi che gli insediamenti hanno reso più numerosi in tutta la fascia costiera meridionale del Mediterraneo fino a toccare la nostra penisola, il cammino è fatto per grandi maestri e per le opere originali.

Afrodite (Louvre Parigi)
Afrodite (Louvre Parigi)

Per più di un millennio i popoli ellenici, in gran parte del bacino del Mediterraneo e nei regni sorti sotto l’egemonia di Alessandro, hanno sviluppato nel campo della pittura, scultura e architettura, la tipologia, gli aspetti e i gli ideali che caratterizzano la sensibilità delle civiltà occidentali, e si manifestano anche ai nostri tempi, sotto molti importanti aspetti. Continue ricerche, rinvenimenti nei fondali marini e casuali scoperte negli stessi musei, hanno portato alle identificazioni di opere di artisti che fino a poco tempo fa venivano utilizzate solo per fare delle riproduzioni, mentre adesso ci danno una visione del tutto nuova dell’epoca arcaica della Grecia. L’arte ellenica alimenterà la cultura europea nelle forme più disparate: in modo diretto sul versante bizantino; con l’antichità delle sue più importanti province su quello protoromanico e romanico; con il Rinascimento ed il Neoclassico fino alle esperienze artistiche contemporanee.

Durante il periodo dell’età del Bronzo (3000 – 2000 a.C.), quando Creta è nel suo massimo splendore e si sviluppa fiorente la meravigliosa civiltà minoica, in tutto l’arcipelago dell’Egeo fiorisce la civiltà delle Cicladi e nella Grecia del continente, la civiltà elladica. Questa è testimoniata dai numerosi reperti recuperati in Attica, presso il Peloponneso ed anche e soprattutto presso Orcomeno, capitale dei Minii. Minia infatti è denominata la singolare ceramica dal colore monocromatico che imita i modelli metallici.

 L’età tardoelladica è quella delle popolazioni micenee, largamente irradiata in tutta la Grecia ed oltre i confini. Dopo la caduta della civiltà micenea, l’arte submicenea è testimoniata da una modestissima ceramica in terracotta ed in bronzo, decorata con poche figure di animali.

Il geometrico

La ceramica  impreziosita con le decorazioni a cerchi di compasso ha origine intorno al 1050-910 a.C. (periodo denominato “protogeometrico”) in tutto il mondo greco, dischiudendo un florido periodo di produzione di opere d’arte di alto valore: il prodotto artistico di questa epoca manifesta un affrancamento dell’artista dal diretto condizionamento delle forme che gravano sull’esistenza, riportandolo all’incorruttibilità da forme percepite dagli ambienti che lo circondano, soprattutto quelli della natura: interpreta un principio generale studiato ed elaborato dall’intelletto e poi lo concretizza.

I temi rappresentati in forma grafica (con segni generalmente obliqui, poligonali a tre lati, oppure tratti sinuosi) ci descrivono una maniera, un pensiero concretizzato delle forme possibili, che comunica vigore, contrarietà, tensioni ed armonia. Il periodo più bello del metodo geometrico risale all’VIII secolo a.C. (tardogeometrico) e coincide con lo sviluppo della urbanizzazione delle città. Il “demiourgós”, colui che presta la sua opera per il bene del popolo, si prende anche la responsabilità per quanto riguarda la forma, la decorazione e ciò che comunica l’oggetto artisticamente, così come la popolazione accetta gli eventi comuni. L’intelletto governa la creazione artistica e l’ordine politico, con armonia e criterio.

Da questo fermo proposito di sorveglianza prende forma il programma coloniale. In Sicilia la fondazione di Megara Iblea mantiene intatta, come in origine, la maniera con la quale sono stati assegnati i lotti agli emigranti. La prima volta che appare la firma di un artista vasaio é intorno al 720 a.C., su un’anfora a due ante (cratere) a Pitecusa, nell’isola d’Ischia, la più antica città d’Italia di origine greca: su un bicchiere sono incisi  alcuni versi chiaramente ispirati dall’Iliade. Nelle ceramiche a tematica narrativa, generalmente con rappresentazione del defunto, celebrazioni religiose, sciagure spesso marittime come affondamenti di navi, l’ombra della figura umana è motivo di richiesta di aiuto, articolando le braccia, le gambe e la testa con il torso immobile, proprio come nei coevi canti di Omero, dove la potenza e il fascino non sono caratteristiche del corpo nel suo complesso, ma fattori vitali: il «piede veloce» o le «bianche braccia». È nella forma del vaso stesso che l’artista crea, in una vigorosa allegoria, la parte concreta dell’uomo (soma), per cui il cratere diviene “segno” (sema) delle tumulazioni maschili, mentre l’anfora con forma più allungata, di quelle femminili. Infatti per la descrizione di una vaso ancor oggi ci riferiamo in senso antropomorfo parlando di piede, pancia, spalla, collo, bocca e labbro.

Ecco alcuni tipi fra i principali vasi:

Kyathoi: vaso piccolo per attingere vino, impiegato come ciotola con un manico piuttosto allungato.

Laconico: vaso lacedemone, spartano.

Cratere: il principe dei vasi antichi. La sua caratteristica è di avere la bocca larga di diametro superiore alla pancia. In tal modo era facilmente utilizzato per servire a tavola sia portate di cibo cotto sia vino e altri liquidi. In base alla posizione e alla forma dei manici (sempre pari a due) il cratere veniva detto a volute, a calice, a colonnette (o kelebe) o a campana.

Hydria: Vaso utilizzato per attingere acqua alle fonti e per il successivo trasporto. Per tale motivo non era di dimensioni eccessive ed aveva tre manici, due sulla pancia e uno sul collo.

Aryballos: piccolo vaso adatto a diversi usi.

Alabastron: vasetto di forma allungata e di piccole dimensioni, era usato per contenere profumi ed essenze.

Kylix: vaso a forma di coppa utilizzato per servire a tavola.

Anfora: vaso a due ante per contenere liquidi; variava di dimensioni passando da forme modeste (venti centimetri di altezza) fino a recipienti che arrivavano al metro e mezzo d’altezza; ha in genere forma panciuta e collo stretto.

 Lebete: vaso di forma allungata con coperchio utilizzato spesso solo a fini decorativi. Recipiente, generalmente in bronzo, per scaldare liquidi alimentari, cucinare, lavarsi. Poi fu usato anche per le purificazioni rituali, nuziali e funebri.

Kantharos: tazza con due alti manici, utilizzata soprattutto per bere.

Kalpis: piccolo vaso a forma di anfora, utilizzato anche come urna cineraria.

Olpai: piccolo vaso a un manico e a bocca rotonda che veniva usato per contenere oli profumati.

Lekanai: vaso a forma di piatto che poteva anche avere il coperchio.

Lekythoi: piccolo vaso di forma allungata ad un manico per contenere profumi e unguenti.

Massaliote: anfore provenienti da Massalia, l’odierna Marsiglia.

Pisside: vaso sacro a forma di coppa.

Oinochoe: piccolo vaso con un manico alto che veniva usato per attingere vino o acqua nei vasi di maggiori dimensioni quali i crateri.

Stamnos: vaso con coperchio usato come giara per il vino.

Pyxis: vaso con coperchio utilizzato soprattutto in campo medico per la preparazione e la conservazione di unguenti e medicamenti.

Skyphos: piccolo vasetto simile ad un moderno bicchiere o boccale.

Rhytòn – vaso per offerte sacrificali, costruito in pietra preziosa o semipreziosa, in terracotta, in metallo spesso ornato con temi in rilievo. Molti raffiguravano figure di animali.

PERIODO ORIENTALIZZANTE

Per tutta la durata orientalizzante nelle Cicladi, in relazione ad un uso che si riallaccia all’età del bronzo, la rappresentazione della figura umana viene concretizzata sul marmo delle isole (VII secolo a.C.). L’influsso della cultura egizia si amplifica dal momento stesso in cui nasce l’emporio di Naucrati sul delta, e i mercanti incominciano ad incontrarsi nella valle del Nilo. A Creta, nel periodo dedalico, si diffonde con forza la rappresentazione artistica su pietra come forma universale che ha in sé lo spirito vitale. La campitura di colori uniformi ha origine nel campo della pittura per il condizionamento delle popolazioni più civilizzate dell’oriente. All’origine del fenomeno è Corinto che governa e controlla i traffici con tutta la parte orientale del continente asiatico, non più esclusività fenicia, ma gestiti da Calcidesi e Rodioti (ceramica protocorinzia, 730-640 a.C.). Atene e tutto il suo ambiente artistico mettono a punto una tecnica destinata ad avere un’immensa fortuna: immagini di figure nere sullo sfondo dell’argilla che generalmente si avvicinava al colore rosso. Le figure hanno i contorni marcati e sono integrate nei particolari da linee graffite che espongono il colore vivo della ceramica, e da sovrapposizioni di pittura in bianco ed in rosso purpureo. Protagonisti assoluti sono le narrazioni legate ad animali ed a creature mitiche, combinati con più libertà rispetto ai temi corinzi. La classe di naviganti e imprenditori, nella sua prima fase, appoggia il tiranno di Corinto Kypselos (corinzio antico, intorno al 600 a.C.).




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *