"La visione del trono e il libro dei sette sigilli" di Cimabue

Cimabue

Cimabue: La visione del trono e il libro dei sette sigilli
La visione del trono e il libro dei sette sigilli (particolare), cm. 350 x 300, Chiesa superiore di San Francesco, Assisi.

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Sull’opera: “La visione del trono e il libro dei sette sigilli” è un affresco autografo di Cimabue realizzato nel 1280-83, misura 350 x 300 cm. ed è custodito nella Chiesa superiore di San Francesco (transetto sinistro) ad Assisi. 

 La scena della presente composizione è tratta dall’Apocalisse (IV, 2-4), da cui si legge: “E subito io fui rapito in ispirito; ed ecco, un trono era posto nel cielo, e in sul trono v’era uno a sedere. / E colui che sedea era nell’aspetto somigliante a’d una pietra di diaspro e sardia; e intorno al trono v’era l’arco ceieste somigliante in vista ad uno smeraldo. / E intorno al trono vi erano ventiquattro troni, e in su i ventiquattro troni vidi sedere i ventiquattro vecchi, vestiti di vestimenti bianchi, e aveano in sulle lor teste delle corone d’oro”.

Quello dell’affresco in esame è uno degli episodi tra i più difficili da interpretare, non in riferimento al puro aspetto iconologico ma riguardo al significato allusivo. Tuttavia, nonostante le innumerevoli interpretazioni sommatesi nell’arco dei secoli, la maggior parte degli studiosi è d’accordo nell’evidenziare che Cimabue avesse aderito fedelmente al celebre testo apocalittico.

In alto, al centro, viene raffigurato il Bambino adagiato sul trono. Sulla sinistra, dietro al trono, appare il libro dei sette sigilli; attorno, contenuti in grandi cerchi, vengono rappresentati quattro simboli apocalittici, tra i quali il vitello (figura quasi totalmente cancellata dal tempo). Ancora dall’Apocalisse (IV, 7) leggiamo: “  … e il primo animale era simile ad un leone e il secondo animale simile ad un vitello, e il terzo animale avea la faccia come un uomo, e il quarto animale era simile a un’aquila volante”.

Il motivo ovoidale della mandorla viene ripreso nei cerchi che contengono “.. i ventiquattro seniori” e ” … i vasi pieni di profumi”, tra i quali soltanto uno risulta completamente raffigurato. Da tenere presente che davanti a quello completo, non proprio in perfetta corrispondenza, ne appare un altro – di esecuzione non tanto curata – e subito a ridosso – cioè nel punto in cui proprio l’altro sarebbe dovuto essere essere raffigurato, cui è visibile la sola presenza del tratto ben delineato – un terzo disegno: probabilmente un ripensamento, o l’inettitudine di un collaboratore. Dietro, e tutt’intorno, sono rappresentati gli angeli in atteggiamento osannante. Al centro, in basso, la presenza dell’angelo che “bandiva con gran voce: ‘Chi è degno di aprire il libro, e di sciorre i suoi suggelli?”.

Alcuni critici interpretarono la presente composizione come l’ “Adorazione dell’Agnello mistico” (id-, V, 6-14). Tale episodio, per il Coletti – seguito da Salvini e Zocca – non corrisponde esattamente al testo apocalittico, anche se i due motivi, del Bambino e dell’Agnello, vi potrebbero alludere tout court. La Zocca, però, asserisce che sul trono è raffigurato l’agnello non il Bambino disteso.




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