Biografia di Otto Dix

Otto Dix, un grande esponente della “Neue Sachlichkeit” (Nuova oggettività), nacque a Gera il 2 dicembre 1891.

Realizzò le sue opere più significative nel periodo della gracile Repubblica di Weimar (anni della Storia tedesca tra il 1919 ed il 1933), proponendo tematiche cariche di forte espressività, rappresentate con violenta crudezza: atrocità della guerra, disastri ambientali, i reduci (sempre malandati e storpi), le deformità della figura umana, il rapporto tra la vita e la morte, nonché allegorie con forti stati d’animo ed una molteplice quantità di ritratti (tra cui molti autoritratti) che continuò con costanza ad eseguire per tutta la vita.

Nel 1910 si iscrisse alla Scuola d’Arti Decorative di Dresda, da cui uscì come come ritrattista, ma già fin dalla giovane età,  da inappagato appassionato d’arte, Otto frequentava molte gallerie e mostre di pittura.

Sempre a Dresda fu intensamente colpito dalla mostra del 1912 di Van Gogh, che fu determinante per le sue ricerche anche come artista autodidatta.

Allo scoppio della Grande Guerra Dix si arruolò nell’esercito come volontario. Combatté contro gli inglesi ed i francesi, sul Fronte occidentale, e contro i russi su quello orientale; nel corso del conflitto fu anche ferito e più volte decorato. Le atrocità della guerra trasformarono profondamente l’animo dell’artista, tanto che le sue opere immediatamente successive a quella tragica esperienza riflettono il suo convinto pacifismo. Solo dopo un lungo periodo Otto arriverà a riportare sul supporto pittorico un’eccezionale testimonianza come il “Trittico sulla guerra”, eseguito a ridosso degli anni Trenta a Dresda (1929-32), poco prima dell’avvento di Hitler: Nello scomparto centrale, in una scena straziante di corpi massacrati e in decomposizione, si evidenzia la sola figura viva, raffigurante un soldato completamente ricoperto da un mantello con in viso una maschera antigas, che appare come uno spettrale zombi; in alto, impigliato fra le travi d’acciaio, un corpo in avanzato stato di putrefazione pare stia puntando l’indice verso qualcosa. L’ultimo dipinto del ciclo che narra il drammatico periodo della vita in trincea risalirà al 1936 con “Le Fiandre”.

Al termine del grande conflitto, Otto rientrò a Dresda dove, nel 1919, aderì al gruppo secessionista.

Poco dopo – sempre a Dresda, insieme a Rudolf Schlichter, George Grosz e John Heartfield – fondò il gruppo dadaista tedesco. Ricalcando le orme dei dadaisti di Zurigo il nuovo gruppo organizzò nell’estate del 1920 la Prima Fiera Internazionale di Berlino (Erste Internationale Dada-Messe).

Due anni dopo l’artista si recò a Düsseldorf, dove nella locale accademia affinò le sue ricerche puntando su un espressionismo ancor più personale che lo distinguerà da quello degli altri artisti: un realismo brillante, narrativo e morale, ove sono sempre presenti elementi allegorici. Le scene, cariche di forte espressività, raffigurano vittime e carnefici di violenze sessuali, indigenti, persone mutilate, prostitute, marinai, impiegando tecniche volutamente banali ed antiartistiche, tipiche della pittura dadaista. L’artista fu assai critico verso società tedesca mettendo soprattutto in risalto i fattori che rispecchiavano la realtà più squallida di quel momento, altresì enfatizzando gli strazi della guerra e dell’emarginazione dei reduci che difficilmente riuscivano a riadattarsi alla vita sociale (concetto che fu portato avanti anche da letterati, tra i quali citiamo Erich Maria Remarque).

I modelli generalmente impiegati per i suoi dipinti sono i soldati al Fronte ed in campi di battaglia (uomini sfigurati da rovinose ferite, altri appena morti, nonché cadaveri in decomposizione), riportati sulla tela con crudo ed impietoso realismo in una violenta denuncia antimilitarista. Questi dipinti non venivano accettati dalle istituzioni, che sistematicamente ne intimavano la rimozione dalle gallerie d’arte e dai musei in cui venivano esposti.

Nel 1925, Dix, che a quel tempo soggiornava a Berlino, partecipò con alcune sue opere alla mostra della “Nuova oggettività” (“Neue Sachlichkeit”) a Mannheim.

Nel 1927, ancora a Berlino, fu chiamato per insegnare materie artistiche all’Accademia di Dresda.

Nel 1933, con l’avvento del nazismo, Dix – insieme altri pittori di vari movimenti – fu considerato un artista degenerato, perdendo così anche il posto di professore all’Accademia e non potendo più esporre al pubblico le proprie opere, alcune delle quali apparvero all’esposizione nazista dell’”Arte degenerata”. Si trasferì, quindi, sul lago di Costanza, ove si dedicò esclusivamente alla raffigurazione paesaggistica, interrompendo per un lungo periodo i cicli a tematica allegorica e sociale.

Ormai ultracinquantenne, ma in quanto esperto e pluridecorato della Grande Guerra, fu richiamato nell’esercito tedesco allo scoppio del secondo conflitto mondiale; venne catturato ed internato dai francesi, che lo rilasciarono nel 1946.

La produzione artistica di Dix appartenente al periodo successivo comprende soprattutto temi strazianti collegati alla guerra ed allegorie religiose.

L’artista morì il 25 luglio 1969 a Singen.




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