Il Neogotico

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Il Neogotico:

Il linguaggio neogotico penetra con forza nelle fondamenta storiche ben specifiche appartenenti ai singoli paesi: in Inghilterra, ad esempio,  fa le sue prime apparizioni entro i giardini a macchia, dove già fin dai primi decenni del XVIII secolo sono collocati,  semplicemente e senza nessuna pretesa di perfetta imitazione, piccole pagode cinesi, piccoli tempi greci, edicole in stile gotico, chiostri diruti o mura di castelli falso-romanici o falso-gotici.

Riguardo al senso artistico dei giardini inglesi (1799), il nobile italiano Ercole Silva dichiara che queste rovine «rammentano i tempi passati, ed eccitano un sentimento compassionevole, misto a malinconia». Quello derivato dal disfacimento, cioè dalla “rovina”, diventa perciò una testimonianza dei tempi perduti: tutto ciò che è “pittoresco” contribuisce a far riapparire il Gotico, per il principio in base al quale l’espressione artistica non deve raffigurare la bellezza classica, ma suscitare emozioni e sentimenti per la sua struggente forza.

Nella nostra penisola il ritorno al fascino medievale si sviluppa in corrispondenza con il nascere delle sollecitazioni nazionali e dell’unità d’Italia. Dopo un lungo periodo di interruzione riprendono i lavori del duomo di Milano della facciata tricuspidale di Santa Maria del Fiore a Firenze (dell’anconitano Nicola Matias). Pietro Selvatico teorico, critico attivamente partecipe ed entusiasta architetto, sostenitore del linguaggio artistico dei pittori “primitivi”, riceve nel 1862 l’incarico di elaborare un programma per una completa restaurazione del palazzo Gotico di Piacenza. Il cimitero pisano, il duomo di Orvieto e tutte le opere commemorative stile gotico di Venezia, sono evocati nelle esposizioni degli artisti stranieri e nei dipinti storici.

Pur opponendosi fortemente all’autorevolezza palladiana di Inigo Jones e del classicismo barocco di Christopher Wren, la prima prova di un uomo di grande intelletto come Horace Walpole (1717-97) nel creare il proprio edificio campestre di Strawberry Hill a Twickenham nelle vicinanze di Londra (circa. 1750-76), si risolve in un linguaggio multiforme, di stile rococò mimetizzato da gotico.

I complessi e gli elementi architettonici impiegati senza credibilità storica, rispondono più facilmente, negli obiettivi dell’artefice del Castello di Otranto (1764), alla creazione scenografica il cui scopo è ravvivare l’ispirazione artistica, metter nell’animo una forte suggestione nel rievocare l’immagine di tempi molto lontani. 

Nel 1796, James Wyatt (1748-1813) edifica per lo stravagante William Beckford, la residenza di Fonthill Abbey: un’esaltazione paranoica dalle vastissime dimensioni, che porterà, in seguito, al crollo nella notte del 1825. Alle bizzarre réverie gotiche pietrificate, caratteristiche delle prime dimore, fanno seguito l’accuratezza e la prudenza di altri architetti come Sir George Gilbert Scott (1811-78) e August Welby Pugin (1812-52).

Il Neogotico entra con forza nei piccoli edifici destinati alla quotidianità della gente, nella “gentleman’s house”, o “country house” la cui pianta si presenta articolata come adeguamento alle difformità del terreno sul quale poggia. La meticolosa programmazione interna, oltre all’elevata quantità dei materiali, soddisfa anche e soprattutto i bisogni funzionali dei nuovi proprietari: la casa compatta e cubica sparirà a partire dal quarto decennio dell’Ottocento.

In Germania, il ritorno allo stile gotico si manifesta condizionato dalle pulsioni nazionalistiche di formazione antifrancese. Appare come un rientro nelle proprie radici il rifacimento del castello di Marienburg, originaria sede dell’Ordine dei Cavalieri teutonici, della cattedrale di Colonia, incarnazione assoluta dello stile gotico nel momento del suo più alto splendore, e delle architetture commemorative renane. Così pure le commemorazioni per il terzo centenario della morte di Durer, nel 1828, convalidano con tutti gli onori il riapparire del gotico.

Il fascino per il Medioevo viene visto di buon grado dalle nuove generazioni e riscuote la legittimazione ufficiale dei filosofi e dei poeti. Wolfgang Goethe nel 1772, scriverà un trattato sull’arte antica tedesca dedicandolo alla memoria di Ervino di Steinbach, colui che edificò la cattedrale di Strasburgo. Nelle configurazioni architettoniche del Gotico, Wolfgang Goethe intuisce le aspirazioni più nobili e la volontà d’infinito dell’uomo.

Friedrich Schlegel, appassionato della cultura greca, intorno al 1790 si converte all’arte cristiana del tardo Medioevo, tanto da indirizzarsi in breve tempo al cattolicesimo. Novalis, nel saggio Cristianità come Europa (Christenheit oder Europa) scritto nel 1799 ed edito postumo nel 1826, scorge nei valori cristiani del Medioevo un’Europa perduta ma unita dalla fede e dall’amore.

A Monaco, Georg Joseph Ritter von Hauberrisser (1841-1922) edifica il vivacissimo Rathaus (1867-74); i castelli di Ludwig di Baviera vivono nuovamente la cultura del gotico delle leggende e dei miti o quella “classique” di Luigi XIV come simbolo della monarchia e negazione del mondo attuale. A Vienna vengono innalzate costruzioni gotiche ex novo: la Votivkirche (1855) di Heinrich von Ferstel (1828-83), e il Rathaus (1872) capolavoro di Friedrich von Schmidt (1825-91)

In Francia il movimento neogotico prende una valenza sentimentale e politica, dove la monarchia si identifica nel glorioso passato dei Capetingi. Gli architetti che edificano “nei modi medievali” sono gli stessi che ristrutturano le chiese rovinate dal tempo e dagli sconvolgimenti ad opera della follia dell’uomo: il concetto del risanamento di basiliche e abbazie è collegato alla caratteristica globale nazionale che si riconosce nel cattolicesimo.

Con Henri Labrouste e poi con Eugène Viollet-le-Duc si sviluppa un approfondimento teorico del gotico, e con esso si mette in questione la relazione tra il ritorno del gotico, le nuove tecniche di costruzione e i materiali da impiegare. Viollet-le-Duc vede la cattedrale come un qualcosa di organico, la cui cupola viene spiegata come un insieme ordinato di pannelli sorretti da un’ossatura di costole. Nei revival dell’Ottocento si intrecciano così gli abbandoni ai ricordi romantici per il passato e gli entusiasmi per il presente: l’eroismo gotico avrà termine con il convergere a schemi completamente rinnovati, scevri d’ogni richiamo al Medioevo.

Frammenti:

 Il Neoromanico ed il Neogotico nascono dal Romanticismo.

 Per completare le facciate del duomo di Milano e di Santa Maria del Fiore, gli architetti hanno dovuto studiare a fondo la storia delle stesse costruzioni.

 Purtroppo nei restauri di grandi edifici gotici, spesso ci sono state integrazioni o sostituzioni di parti genuine con con falsi antichi. Dopo queste tristi esperienze, ad iniziare dall’Italia, si pratica il restauro conservativo.

 L’eclettismo impostato sullo storicismo è trionfante nel campo dell’architettura per tutta la seconda metà dell’Ottocento.

 L’ingegnere Alessandro Antonelli (1798-1888), con la sua cupola del Duomo di San Gaudenzio a Novara, mette a confronto le forme dell’assottigliante verticalismo gotico con le lezioni neoclassiche del Bonsignore. Nella Mole Antonelliana, egli sembra invece essere più moderno.

 Edoardo Arborio Mella passa dal Neoclassico con il Duomo di Alessandria, al Gotico con il Sacro Cuore di Gesù a Torino, al Romanico con il San Giovanni Evangelista a Torino.

 Carlo Maciacchini (lombardo, 1818,1899) segue il linguaggio gotico-lombardo nel Cimitero Monumentale di Milano.




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