La pittura romana

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L’abitazione romana viene adornata con pitture e stucchi sia nelle pareti che nelle volte, mentre la pavimentazione viene decorata con la tecnica del mosaico. Sicuramente è influenzata dai greci perché la civiltà etrusca, che pure ci lascia testimonianze di ampie decorazioni dei loro ipogei, pare non abbia esercitato azioni durature nel tempo in questo particolare campo

 I greci che vivono nei territori romani, già dal II secolo a.C. erano soliti raffigurare nelle loro abitazioni scene ornamentali con tematiche mitologiche, che con il passare del tempo subirono una fisiologica trasformazione, integrandosi con le tradizioni ambientali. Quindi la pittura prende, anche se con un certo ritardo e con un visibile tracciato legato allo stile greco, tutte le caratteristiche romane. Questo tracciato di stile greco-romano si evidenzia largamente nei dipinti di Pompei ed Ercolano.

Le decorazioni parietali, dove hanno parte elementi dell’architettura, vengono classificati in quattro stili, due dei quali coesistono nello stesso periodo.

Il primo, detto “stile ad incrostazione”, che va dal II secolo alla metà del I secolo a. C., è un’imitazione marmorea ellenistica ottenuta prevalentemente con l’aiuto dello stucco. Questo stile è perciò il meno originale.

Il secondo, detto “stile dell’architettura in prospettiva”, che va dalla metà del I secolo a. C. fino ai primi decenni della storia di Cristo, ha un cromatismo più ricco e ricercato, spesso con lo scopo di creare, in maniera illusionistica, degli spazi più ampi, impiegando finte architetture. Le pareti sono decorate con composizioni figurate che comprendono scene articolate, con figure quasi sempre isolate, oggetti, e nell’ultimo periodo, con tematiche paesaggistiche. Questo stile si richiama al gusto ellenistico a carattere scenografico. Non mancano però artisti che esprimono un’arte del tutto originale, a seconda del loro ricercato gusto pittorico.

Il terzo, detto “stile della parete reale”, che coincide con il tardo periodo dello “stile dell’architettura in prospettiva”, ritorna a cavalcare i limiti dell’ambiente ornato con figure ed elementi architettonici, prevalentemente su sfondo nero. Il procedimento tecnico prevede una rapida e fresca esecuzione e viene chiamata “tecnica comprendaria

” (tecnica di origine alessandrina, nella quale vengono impiegate poche pennellate fatte da un tocco perfetto che crea la forma. Agli inizi viene avversata da coloro che volevano una pittura nitida e ben disegnata, poi si diffonde largamente con veri accenti romani).

Il quarto, detto “stile dell’illusione architettonica”, che dura poco meno di un trentennio (50-79), ritorna di nuovo all’imitazione dello spazio reale, ampliato con le stesse modalità del secondo stile, ma con un cromatismo più ricco, movimentato e colmo di architetture addentrate o aggettanti, con padiglioni ed ornamentazioni fra le più disparate.

Il primo, detto “stile ad incrostazione”
“stile ad incrostazione”
Il secondo, detto “stile dell'architettura in prospettiva”
“stile dell’architettura in prospettiva”
Il terzo, detto “stile della parete reale”
“stile della parete reale”
Il quarto, detto “stile dell'illusione architettonica”
“stile dell’illusione architettonica”

Le pitture di Pompei sono state collegate a quelle romane in base alla suddetta classificazione, come le testimonianze a Prima Porta nella villa di Livia e sul Palatino. Appartenenti al quarto stile sono le pitture decorative nelle volte della Domus Aurea di Nerone, dove cornici di stucco contengono piccole composizioni realizzate con grande maestria e rapida spontaneità. Questo genere di pittura perdura per tutto il periodo imperiale ed influenzerà l’arte cristiana. Durante la Rinascita, le stanze della Domus Aurea si riducono a grotte, ma rimarranno un punto di riferimento per quel genere decorativo che si chiamerà per l’appunto “decorazione grottesca”.

La tecnica dello stucco, per la sua versatile possibilità di creare i più disparati effetti illusionistici, cammina per un certo periodo di pari passo con quella della pittura, poi la supera: le pareti e le volte si riempiono di stucchi decorativi con motivi prevalentemente vegetali ed animali, eseguiti con grande eleganza e ricercatezza. La “Tomba dei Pancratii” appartenente al II secolo d.C. è una indiscutibile testimonianza di bellezza.

Decorazione pittorica della "Tomba dei Pancratii"(Roma)
Decorazione pittorica della “Tomba dei Pancratii”(Roma)

Al di là delle classificazioni, la pittura di Roma della tarda Repubblica e del primo periodo imperiale, nelle opere di grande rilievo è frutto di personalità ben definite ed identificate, anche se con nominativi fittizi. Le varie testimonianze ci raccontano che le tematiche, molto spesso si avvicinano a quelle greche, talvolta ripetute come nel “Sacrificio di Ifigena” custodito nel Museo di Napoli che corrisponderebbe alla famosa composizione di Timantes. Nonostante tutto, si può certamente ritenere che i pittori romani coltivino un linguaggio inerente al gusto contemporaneo e non a quello appartenente agli artisti cui si ispirano per loro tematiche. Molta originalità – soprattutto nell’armonia del cromatismo, nel movimento e nella spazialità – si trova ad esempio a Pompei, nel fregio della “Villa dei Misteri” appartenente al periodo augusteo.

Il sacrificio di Ifigena (Museo nazionale di Napoli)
Il sacrificio di Ifigena (Museo nazionale di Napoli)

La pittura romana, come del resto tutta l’arte di Roma, viene considerata (irrazionalmente)  ad un livello inferiore rispetto a quella greca; sia l’una che l’altra sviluppano le loro forme artistiche in due mondi diversi che ne rendono impossibile il paragone. Entrambe hanno i loro limiti, altezze e peculiarità; quella greca è stata analizzata nelle precedenti pagine mentre quella romana diciamo che appartiene ad un’altra configurazione: le curve dell’architettura con la materia dominata racchiudono ampie spazialità che conferiscono movimentati andamenti di pianta. Le cupole e le volte vengono innalzate con regole sempre diverse, mai rispettando quelle relative alla proporzione; alle masse vengono dati animazione e movimento con ben contrastati chiaroscuri. Questa architettura riecheggia in modo assai chiaro la potenza di Roma, vitale, energica ed anche politica. Nella sua arte, Roma evidenzia il tormento derivato dalle sue conquiste ed appare vigilata da un forte senso di semplice chiarezza e di equilibrio che si può soltanto definire con il termine “classico”. Il clima spirituale creato con i mezzi dell’arte non è certamente quello dei greci ed è sempre consono alla concretezza del reale. L’arte romana ha un’intensa espressività che si identifica con l’arte del mondo occidentale. Questa identificazione avviene al tramonto del dominio romano, quando l’arte di Roma verrà dimenticata dal mondo orientale.

Si sviluppa inoltre la tecnica della ritrattistica nelle “immagini su tavola”, “su tela”, e “su muro”, con tecniche in continuo sviluppo (tempera, affresco, encausto … ). Queste immagini, soprattutto quelle che raffigurano personaggi illustri, vengono esposte in luoghi pubblici per pura dimostrazione e spesso impiegate in riti funebri.




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