Antonello da Messina: San Sebastiano (di Dresda).

Antonello da Messina

Antonello da Messina: San Sebastiano (di Dresda).
San Sebastiano, cm.171 x 85, Staatliche Gemäldegalerie, Dresda.

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Sull’opera: “San Sebastiano” è un dipinto autografo di Antonello da Messina, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1476, misura 171 x 85 cm. ed è custodito nella Staatliche Gemäldegalerie a Dresda. 

Il Sansovino in “Venetia, città nobilissima et singolare” (1581) cita una pala d’altare da lui ammirata nella chiesa di San Giuliano, dove, ai lati di un San Rocco scolpito in legno, si trovavano due dipinti: un San Sebastiano di Pino da Messina (sic) e un San Cristoforo di Antonello. Nel primo, per il Latus, si potrebbe identificare la mano di Pietro de Saliba, nipote di Antonello, mentre – per il Bottari ed il Gronau – quella Jacobello (ovvero: Jacopino, dal cui deriva il diminutivo “Pino’), figlio dell’artista.

Per quanto riguarda la citazione del Sansovino, però, è assai verosimile che ci fosse stata un’inversione di nominativi dei due artisti, riferendo tale errore ad un semplicissimo “lapsus calami”, e pensare invece che Antonello avesse effettivamente realizzato entrambe le pitture con l’aiuto del figlio “Pino”.

La stesura pittorica del San Cristoforo, di cui non si è saputo più nulla, si suppone che dovesse riprendere e conlcudere il motivo architettonico descritto nel fondo della tavola in esame (San Sebastiano a sinistra della scultura lignea di san Rocco, e San Cristoforo sulla destra).

Non si conoscono le cause per le quali il complesso fu rimosso dall’altare. Si sa tuttavia che il dipinto di San Sebastiano viene menzionato già dal 1654 negli elenchi della nota collezione Arundel, che si forniva soprattutto di opere di fonte veneziana, alla quale apparteneva anche una scultura lignea rappresentante un “San Rocco” (fonte: Cust, “BM” 1911).

Più tardi il San Sebastiano passò nella collezione Imstenraedt e poi – con attribuzione al Giambellino – al palazzo di Omütz. Nella vendita Hussian di Vienna venne acquistato da J. C. Endris che, nel 1873, lo cedette alla Staatliche Gemäldegalerie di Dresda, la sede attuale.




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