Olimpia di Edouard Manet

Édouard Manet

Edouard Manet: Olimpia
Olimpia, 1863 olio su tela cm. 130 x 190 Museo d’Orsay, Parigi.

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Sull’opera: “Olimpia” o “Olympia” è un dipinto autografo di Édouard Manet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1863, misura 130 x 190 cm. ed è custodito nel Museo d’Orsay, Parigi.

Manet realizzò “Olimpia” in sole tre sedute (o forse due), con pennellate decise e quindi senza alcun ripensamento. Richardson indicò le probabili fonti a cui l’artista si ispirò.

La più certa è la “Venere di Urbino” di Tiziano (Uffizi, Firenze), segue la “Maja desnuda” di Goya (Museo del Prado, Madrid), l'”Odadsca con schiava” dì Ingres (Louvre, Parigi), l'”Odalisca di Jalabert” (Carcassonne, Musée); ma allo stesso tempo precisò, che l’Olimpia di Manet oltrepassava tutti i modelli e, quindi, doveva essere considerata come “one of the key-paintings of the XIXth century”. Manet la realizzò pochi mesi dopo la “Colazione sull’erba” – quadro che già aveva provocato un grande scalpore – con un linguaggio ancor più spinto ed audace, semplificandone al massimo le forme, ravvivando i contrasti nella contrapposizione di forti chiari contro un fondo scurissimo. Proprio in questo sfondo, che a prima vista sembrerebbe dare idea di piattezza, si rivela un vasto senso dello spazio, ottenuto con gli accorti accostamenti di elementi che si contrastano nella loro pur scarsa luminosità. Hanno importanza anche le suggestive linee di contorno e la solidità degli impasti che conferiscono al corpo di di Olimpia un meraviglioso e morbido carnato.

Manet presentò l’opera alla manifestazione del Salon del 1865, provocando forti clamori e perplessità, tanto che nell’ultimo periodo della mostra l’opera fu spostata in un punto più alto in modo da scoraggiarne l’attenta osservazione. L’artista non s’aspettava questo grande scalpore e rimase enormemente ferito dalle aspre critiche:  “La vue de cette toile défierait la mélancolie la plus intense, la douleur la plus exaltée; il faut rire en la regardant…” (Leroy, “CH” 1865). “Je dois dire que le còte grotesque de son exposition tient a deux causes: d’abord à une ignorance presque enfantine des premiers elements du dessin, ensuite, a un parti pris de vulgarité inconcevable” (Chesneau, “CL” 1865). “Olympia ne s’explique d’aucun point de vue, méme en la prenant poùr ce qu’elle est, un chétif modèle étendu sur un drap … Nous excuserions encore la laideur, mais vraie. étudiée. relevée par quelque splendide effet de couleur … lci. il n’y a rien, nous sommes fachés de le dire, que la volonté d’attirer les regards a tout prix” (Gautier. “MU” 1865). E poi la celebre critica di Paul de Saint-Victor (“PR” 1865): “La foule se presse comme a la Morgue devant l’Olympia faisandée de M. Manet. L’art descendu si bas ne mérite pas qu’on le blame”.

Manet sentì profondamente tutte le insinuazioni riguardo l’opera e si sfogò in una scoraggiata lettera indirizzata al poeta Baudelaire. Questi gli rispose, contrariamente a quanto l’artista avrebbe pensato, con severi rimproveri per suscitargli nuovo coraggio seguendo l’esempio di altri pittori che in passato avevano avuto le stesse vicissitudini. Pochi giorni dopo, scrivendo a Champfleury, Baudelaire asseriva che “Manet a un fort talent, un talent qui resisterà. Mais il a un caractère faible. Il me parait désolé et étourdi du choc- Ce qui me frappe aussi, c’est la joie des imbéciles qui le eroient perdu” ovvero “Manet ha un forte talento, un talento che resisterà. Ma ha un carattere debole. Sembrava dispiaciuto e stordito dallo shock – Ciò che mi colpisce anche, è la gioia degli imbecilli che lo credono perso”.

Dopo la morte del pittore, l’opera fu messa in vendita ma non ebbe acquirenti; nel 1889 fu esposta al Palais des Beaux-Arts dell’Exposition Universelle e piacque ad un collezionista d’arte americano, che voleva acquistarla ma, dal momento che gli impressionisti volevano destinarla al Museo del Louvre,  il pittore Sargent – fermo sostenitore di questa decisione – avvertì Monet il quale promosse una sottoscrizione per fare in modo che l’opera venisse donata Stato. Nonostante gli incidenti di percorso, la sottoscrizione ebbe successo ed il quadro, con un decreto ministeriale, entrò nel Musée du Luxembourg. Qui vi rimase fino al gennaio del 1907, quindi fu trasferito al Louvre. Oggi si trova nel Museo d’Orsay.




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