Il popolo cristiano nell’Impero

(continua dalla pagina precedente: Impero cristiano)

A due anni dalla passione di Gesù (35), l’Imperatore Tiberio (Tiberio Claudio Nerone 14-37) chiede ai senatori di riconoscerne il culto, ma l’assemblea si contrappone ed il senatoconsulto dà inizio alle persecuzioni cristiane. Sotto Claudio (41-54), l’apostolo Pietro va a Roma con una lettera nella quale si conferma la volontà di Nerone (Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico, 54-68) d’accusare i cristiani per l’ “illecita superstizione”, già prima del devastante incendio dell’anno 64.

S. Pietro e Paolo, Museo Paleocristiano Nazionale, Aquilea
S. Pietro e Paolo, Museo Paleocristiano Nazionale, Aquilea

Flavio Clemente, nipote di Vespasiano e cugino di Domiziano, è il primo cristiano ad avere un’alta carica, quella di console, ma più tardi, nel 95, viene condannato a morte per ateismo. Nerva (Marco Cocceio Nerva, 96-98) riesce a sospendere le ostilità contro il popolo cristiano. Traiano (Marco Ulpio Nerva Traiano, 98-117) configura una via di mezzo tra la tutela esercitata da Tiberio e Nerva, e gli schemi oppressivi di Nerone e Domiziano: proibisce l’esercizio di inchieste, ma dispone di agire contro colui, che chiamato in giudizio, rinnega la celebrazione del sacrificio agli dei dell’Impero. Adriano (Publio Elio Traiano Adriano, 117-138) stabilisce che i cristiani meritino la punizione soltanto quando commettono atti contro la legge.

Nel periodo di Marco Aurelio si precipita nell’ambiguità. Eretici montanisti recano seri danni ai templi ed alle immagini delle divinità: sia i proconsoli che l’Imperatore non riescono più a discernere il totalitarismo anarchico della setta ed il modo di comportarsi della maggioranza del popolo cristiano, accusandolo sommariamente di “pura opposizione”. Con il forte cambiamento che avviene nel periodo di Commodo, Roma  si orienta ad assimilare il popolo cristiano all’Impero: nascono i cimiteri sotterranei. Alla corte di Settimo Severo, nell’intensità di interessi religiosi, l’enfatizzata importanza che l’Imperatrice Giuliana Domna (Iulia Domna moglie di Settimo Severo, detentrice di un potere mai avuto prima da una donna) dà al dio Sole, raffigura una caratteristica monoteista. Un’effige di Gesù Cristo si trova nel larario di Alessandro Severo (Marco Aurelio Severo Alessandro, 222-235).

Cristo docente, Ipogeo degli Aureli, Roma
Cristo docente, Ipogeo degli Aureli, Roma

Tutto il popolo cristiano partecipa attivamente alla vita politica e tutti i concili vengono considerati alla stregua di riunioni di “religiosa collegia”. La coordinazione e la gestione delle catacombe adesso rientra nelle prerogative delle consorterie funerarie. La pittura decorativa ha una sua fase di formazione in cui è presente un rigore dogmatico del quale siamo informati dall’apologeta Tertulliano (Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (150-220 circa): significativa simbologia e futura salvezza. Dalle illustrazioni ricercate nei testi letterari vengono ricavate, in questa ottica, le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento. È  probabilmente la prima volta – periodo di Filippo l’Arabo (Marco Giulio Filippo, 244-249), Imperatore cristiano – che si identificano i sarcofagi glorificanti il nuovo Verbo con figure di filosofi, sapienti e letterati, che già evidenziavano l’alta intellettualità del defunto, e scenari agresti, derivati da Virgilio, adesso indirizzati alla visione celeste. All’assunto rispondono le procedure nate in questo periodo dal disfacimento degli schemi ellenici: una nuova configurazione scultorea che disincarna il corpo nell’ombra e nel vuoto assoluto, offrendo altresì una significativa evidenza simbolica ad alcuni oggetti selezionati.




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