La pittura di Ravenna (fino al secolo VI)

Possiamo seguire le ultime conquiste della decorazione musiva, realizzate durante tutto il Quattrocento, iniziando dalla tomba di Galla Placida (Elia Galla Placida, Imperatrice romana, figlia di Teodosio e di Galla: 388/392 – 450), molto probabilmente già portata a termine prima della sua morte. Una tonalità di un profondo blu domina nella cupola dove risplendono lucenti stelle dorate, mentre la croce spicca tra i simboli evangelici. Nelle volte, sempre nella predominanza del blu, si evidenziano oltre alle splendenti stelle, i rosoni aperti e stilizzati come stoffe, e poi ancora esili stralci vitinei con le colombe. Sotto la cupola primeggiano le immagini di due apostoli, e nelle lunette appartenenti al braccio trasversale si possono ammirare i classicheggianti racemi di acanto ed i cervi che si dissetano con l’acqua dell’eterna salvezza. Anche le lunette hanno una tonalità blu, ma un po’ più attenuata da una tendenza grigiastra. Nella lunetta sopra la porta, è raffigurata l’immagine del Buon Pastore insieme al suo gregge che reca una croce, in un ambiente paesaggistico fuori dalle convenzioni della pittura coeva e con effetti illusionistici che si avvicinano molto alla realtà. Nella lunetta di fondo è raffigurato San Lorenzo, anch’esso collocato in uno spazio reale, recante un libro ed una croce, che si avvia al martirio; vicino si evidenziano una graticola e uno scrigno aperto con i quattro evangeli (figura sottostante a destra).

La decorazione del sacello (sacellum – recinto sacro) combina il tranquillo simbolismo presente nelle raffigurazioni delle catacombe, allo spirito antico. Sotto le opere musive corrono rivestimenti di marmi pregiati, e tutto l’insieme, con la giusta intonazione cromatica e con simboli, crea un ambiente sereno e silenzioso dal carattere funerario, adatto al riposo eterno dei defunti.

Mausoleo di Galla Placida (foto Wikipedia)
Mausoleo di Galla Placida, Ravenna (foto Wikimedia Commons)
Decorazioni musive interne del Galla Placida
Decorazioni musive interne del Galla Placida
Il Buon Pastore (Galla Placida)
Il Buon Pastore (Galla Placida)
Teodora (Galla Placida)
Teodora (Galla Placida)

Assai rilevanti sono le similitudini fra le opere musive del Mausoleo di Galla Placida con quelle del Battistero degli Ortodossi (o Battistero Neoniano). Una sostenuta coloristica, dalla tendenza argentina ed invigorita da splendide lumeggiature, decora le pareti dove si diffonde  una lieta luce. Ancor più vivi sono i colori racchiusi nei cerchi concentrici della cupola, con una decisa tendenza ad un cupo azzurro (purtroppo la foto scattata in ambiente chiuso ha tonalità completamente diverse). Il Battesimo di Cristo nel piccolo cerchio centrale con la figura dello stesso Gesù e di Giovanni, inseriti in un sobrio ed  accennato sfondo paesaggistico ma di ottimo effetto di spazialità, personifica il Giordano. Nell’ampio cerchio immediatamente adiacente sono raffigurati gli apostoli, separati da steli di acanto, recanti corone. Queste figure con la loro imponenza coloristica, spaziale e plastica, sono letteralmente grandiose. La zona del terzo cerchio, più ampia delle altre, raffigura in prospettiva architetture illusionistiche con lumeggiature dorate; sono presenti croci, seggi gemmati ed altari con il libro dischiuso degli Evangelisti. Scendendo verso il basso incontriamo il plasticismo degli stucchi raffiguranti racemi e santi circoscritti in edicole, i quali richiamano gli antichi gusti. Continuando, si ritorna alle opere musive con sfondi azzurrini, dove sono rappresentati i santi vigorosamente lumeggiati con grandi effetti di chiaroscuro classicheggiante, ottenuti certamente con la tecnica comprendaria (spiegata nelle pagine precedenti). In fondo, lastre di marmo pregiato intarsiate ad “opus sectile” fanno da rivestimento per tutta la parte bassa del Battistero, completando in pieno lo straordinario insieme.

Decorazione musiva della cupola del Battistero degli Ortodossi
Particolare degli apostoli (foto Wikimedia Commons)
Particolare degli Apostoli
Decorazione musiva della cupola del Battistero degli Ortodossi (Foto Wikimedia Commons)

Durante tutto il periodo dei Goti, le opere musive di Ravenna e delle zone da essa influenzate mantengono tendenze al figurativo plastico, ma le forme umane vengono trasfigurate con un aspetto piuttosto allungato, allontanandole dal reale, quindi accentuandone l’idealizzazione. I loro panneggi le fasciano con pieghe alquanto dure che danno un esagerato spessore al tessuto; anche gli ambienti e gli sfondi sono lontani dalla realtà.

La navata maggiore Sant’Apollinare Nuovo mantiene tutta la sua decorazione musiva, con le parti che, anche se prese singolarmente, non sono divise le une dalle altre tramite rilievi di cornici. Le pareti riflettono, a seconda della luce che le colpisce, una luce fatta di vivaci cromatismi. Minuscole composizioni sulle superfici più alte rappresentano per mezzo di immagini i passi Evangelici letti durante la Quaresima a Ravenna. L’iconografia è puramente quella paleocristiana orientale, dove rimangono elementi a carattere naturalistico; l’azione è fortemente rallentata e povera di efficacia narrativa. Queste semplici e spoglie scene hanno dei collegamenti con i santi e con i profeti raffigurati più in basso fra le finestre, con vista in prospettiva e non privi di un certo plasticismo. Il fondo dorato, che toglie l’atmosfera  del reale, insieme ad un impianto assai irrigidito, concorre ad astrarre ed isolare le figure.

Osservando bene tutta l’opera si crea l’idea che da questi partano due cortei: i Santi che marciano verso il Redentore e i Magi con le Vergini a seguito, che marciano verso la Madonna, anch’essa con vista frontale, con il Bambino.

Interno di Sant'Apollinare Nuovo
Interno di Sant’Apollinare Nuovo (Ravenna)
Particolare di una decorazione musiva parietale
Particolare di una decorazione musiva parietale (Sant’Apollinare Nuovo)

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