"L’incoronazione di spine"  di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: L'incoronazione di spine
L’incoronazione di spine, cm. 73 x 59, National Gallery di Londra.

Sull’opera: “L’incoronazione di spine” è un dipinto autografo di Bosch, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1508-09, misura 73 x 59 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra.

 Da documentazioni certe si sa che in esame l’opera nel 1892 venne trattata nella “vendita” Hollingwood Magniac di Colworth. Più tardi pervenne in Italia dove vi sostò  fino al 1934. Per quanto riguarda l’autografia di Bosch, questa viene riconosciuta all’unanimità dagli studiosi di Storia dell’arte, fatta eccezione del Conway (1921) che sollevò alcuni dubbi.

Nella cronologia invece non c’è pieno accordo: Il Tolnay (1937, 1957) ed il Combe (1946, 1957) la collocano nel periodo maturo, dopo la realizzazione dell’ “Andata al Calvario” (150 x 94 cm., periodo 1505-07, Palazzo Reale, Madrid), mentre il Baldass (1943 – 1959) gli assegna un periodo a cavallo tra la maturità e la vecchiaia, per le varie similitudini plastiche e coloristiche con i riquadri del trittico dell’Epifania custodito al Prado (opera descritta nelle pagine successive). Secondo Davies (catalogo del 1955) il riferimento può essere fatto al periodo giovanile, mentre il Linfert propone due ipotesi assolutamente contrastanti: per la stesura pittorica ed il morbido cromatismo potrebbero essere presi in considerazione sia il periodo iniziale che quello finale dell’artista.

Il Baldass, il Tolnay ed il Combe ci assicurano che la tavola in esame è una fra le prime “Passioni” in cui sono presenti grandi busti raffigurati in gruppo sul fondo (la prima in assoluto – sempre per i tre studiosi – sarebbe stata l’ “Incoronazione di spine”, una tavola ormai perduta di cui si possono ammirare le riproduzioni custodite nei musei di, Anversa, Berlino, Filadelfia, Londra).

Se alle ipotesi del Linfert viene stralciata la confusa datazione dell’opera, rimane un dato di fatto assolutamente sicuro, cioè un ritorno alle maniere concitate e angolari appartenenti alla prima maturità dell’artista, ma, analizzando con attenzione la composizione, ci accorgiamo di una nuova integrazione bivalente, centrifuga e centripeta, di grande e drammatica efficacia che –  oltre tutto – aiuta ad evidenziare contrasti interiori presenti nelle solenni figure, attraverso una coloristica tendente ai verdi, ed ai rosa, dalle tonalità cupe intorno al manto bianco di Gesù.




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