Pittura dell’alto medioevo fuori Roma

DIFFUSIONE DELLA PITTURA ROMANA DELL’ALTO MEDIOEVO

Fuori di Roma, in questo periodo, rimangono pochissime testimonianze di opere pittoriche, perché i Longobardi troncarono drasticamente la realizzazione di decorazioni parietali negli interni delle proprie severe chiese. Fu così interrotta la tradizione del periodo paleocristiano e di quello bizantino. A Roma e nei centri più importanti, quelli cioè legati all’arte orientale ed in modo particolare a quella bizantina, invece si continuò nella ricerca pittorica, sviluppando ulteriormente il linguaggio e la tecnica per la decorazione, che più tardi si diffonderà in tutta la nostra penisola.

Tra le rare opere fuori Roma e quelle dei centri ricordati nelle pagine precedenti, spiccano i dipinti (scoperti soltanto nel 1944) absidali della chiesa di Santa Maria a Castelseprio, con otto storie dell’infanzia di Gesù che raffigurano scene dall’Annunciazione alla Purificazione ispirate agli Evangeli apocrifi, con collegamenti, anche se un po’ deboli, alle iconografiche siro-palestinesi ed alessandrine. Sempre nella stessa chiesa sono presenti altri affreschi, uno dei quali raffigura Gesù a mezzo busto e un altro raffigura il trono tra due angeli. Queste decorazioni evidenziano un chiaro influsso bizantino. Vi si rileva inoltre una tecnica rapida e decisa nell’esecuzione, ed un cromatismo di delicata trasparenza. Le figure hanno senso plastico e vivacità nonostante la chiara e morbida colorazione, mentre l’architettura è di un gusto classicheggiante. Tutto questo porta a pensare ad una reviviscenza di antichi schemi insieme agli sforzi creativi che precorrono gli eventi, non certo alla continuazione delle tradizioni carolingie. Pertanto queste opere, soprattutto per lo straordinario complesso compositivo, vengono collocate nel periodo che va dal 650 al 750.

 Affreschi di Castelseprio: Presentazione al tempio
Affreschi di Castelseprio: Presentazione al tempio
 Affreschi di Castelseprio : Il sogno di San Giuseppe
Affreschi di Castelseprio : Il sogno di San Giuseppe
Durante i secoli VI , VII ed VIII, il processo di metamorfosi dagli schemi dell’antichità classicheggiante a quelli propri del Medioevo è evidente soprattutto nelle miniature, dove alcune maestose composizioni classiche vanno ad irrigidirsi. Il fenomeno è così forte da colpire anche le rappresentazioni profane. Un Virgilio nella biblioteca Vaticana (codice Vaticano lat. 3867), probabilmente appartenente al VI secolo, ci presenta una testimonianza assai significativa della pittura del periodo. In una pagina sono raffigurate le immagini degli dei con Giove seduto sul trono, al centro del dipinto. I personaggi sono collocati ad emiciclo in uno schema che richiama quello del tardo-antico. Le forme, i cui contorni sono marcati e duri, risultano appesantite, i panneggi diventano marmorei, mentre i volti sono privi di espressività.

D’altronde  nelle zone orientali sta prendendo forza il linguaggio bizantino che continuerà nell’iconografia da fonti originali e con una sempre più raffinata tradizione coloristica. Una celebre testimonianza di questa corrente è l’Evangeliario Purpureo, probabilmente appartenente al VI secolo, custodito presso la Cattedrale di Rossano (Calabria).

Nel frattempo l’Irlanda, fortemente influenzata dalla cultura tardo-romana, dà vita, nel campo miniaturistico, ad un linguaggio con tendenze all’astrattismo barbarico lineare, che sfocia in uno straordinario gusto decorativo, dove dominano intricati e raffinati intrecci posti principalmente nelle iniziali, ed in armonia con la manierata scrittura in codice nelle pergamene. Queste tendenze si diffondono anche nelle Isole Britanniche, come ad esempio,  si ricorda L’Evangelario (intorno agli inizi del 700), appartenuto ai Benedettini di Lindsfarne ed attualmente custodito nel British Museum of London.

Gli dei (codice Vaticano Lat. 3867: Virgilio)
Gli dei (codice Vaticano Lat. 3867: Virgilio)  (Città del Vaticano)

Nella nostra penisola vediamo arrivare i codici bizantini e quelli irlandesi. Soprattutto in questo periodo, e principalmente nell’Italia dei Longobardi, vengono preferiti i codici irlandesi, dando adito ad interpretazioni spesso incolte, dove motivi con intrecci vengono inquinati con forme zoomorfe. Un codice Bobbio, nella grande abbazia di San Colombano (fondata dallo stesso Colombano nel 614) ci presenta un esempio assai sobrio di questa opera decorativa. Raccoglie i Dialoghi di S. Gregario in una chiara ma difficile scrittura onciale, invigorita da iniziali con motivi, già ricordati, eseguiti ad inchiostro e ad acquarello. Il codice, attualmente custodito a Milano nella Biblioteca, è datato intorno agli anni Cinquanta del secolo VIII.

Iniziali miniate (codice B, 159 sup: Dialoghi di San Gregorio)
Iniziali miniate (codice B, 159 sup: Dialoghi di San Gregorio) (Biblioteca Ambrosiana, Milano)



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