Pittura del periodo romanico

LA PITTURA IN ITALIA NEL PERIODO ROMANICO

Pitture delle chiese: Duomo di Tivoli, Chiesa di San Silvestro a Tivoli, San Pietro a Tuscania, Santa Maria in Trastevere, Basilica di San Clemente Inferiore e Superiore

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La stessa tendenza si evidenzia nel trittico del SS. Salvatore, una bellissima pittura su tavola custodita nel Duomo di Tivoli, dove  viene rappresentato il Cristo con la Vergine e San Giovanni Evangelista. Qui la stilizzazione lineare conquista effetti di assoluta eleganza ed il delicato cromatismo, privo di contrasti di chiaroscuro nelle forme, ma vivo nella composizione, è in armonia con i calmi atteggiamenti delle pacate figure.

Trittico del SS Salvatore, Tivoli: Cristo
Trittico del SS Salvatore, Duomo di Tivoli: Cristo
Trittico del SS Salvatore, Tivoli: La Vergine
Trittico del SS Salvatore, Duomo diTivoli: La Vergine
Appartengono alla stessa corrente, sempre a Tivoli, le opere d’affresco  absidale di S. Silvestro (foto sotto riportate) e gli affreschi realizzati nel XII secolo nella chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella (edificio cristiano del VII secolo costruito sulle rovine di un tempio romano) con tematiche ad alto carattere narrativo che raccontano le storie di Cristo e di Sant’Urbano ed Angelino.
Affreschi nella chiesa di San Silvestro, Tivoli
Affreschi nella chiesa di San Silvestro, Tivoli
Affresco in San Pietro a Tuscania
Affresco in San Pietro a Tuscania
Ancora lo stesso linguaggio si rileva nelle decorazioni pittoriche della Chiesa Inferiore di San Clemente, con le storie  dei SS. Clemente ed Alessio e con una scena di papa Niccolò II e di altri Santi, sempre appartenenti al XI secolo o ai primi decenni di quello successivo. In queste pitture, le figure snelle e colme di energica azione si stagliano con chiari contorni da ambienti tenui, mettendo in evidenza la loro esagerata estensione in lunghezza. Il cromatismo corposo e denso ne marca gli accenti, ma soprattutto conferisce, allo stesso tempo,  armonia ed eleganza all’intera composizione; inoltre non mancano elementi naturalistici di eco classico.

Un ritorno al linguaggio paleocristiano si evidenzia nel mosaico absidale della chiesa superiore di San Clemente (XII secolo, intorno al 1130) con tralci vitinei che sbocciano dall’acanto.

Anche le pitture del Battistero Lateranense mettono in evidenza lo stesso stile. La tradizione romanica impone spesso agli artisti di unire simboli antichi – come ad esempio cervi, lampade, ecc. – alla concreta raffigurazione della crocefissione.

Nel mosaico che decora l’abside di Santa Maria in Trastevere, del periodo di Innocenzo II (Gregorio Papareschi, papa dal 1130 al 1143), lo splendido e sontuoso cromatismo alla maniera bizantina si fonde con gli effetti plastici. In questa composizione, l’efficacia delle vibrazioni cromatiche conferisce corposità alle figure, evidenziando il loro distacco dal fondo, in una rappresentazione che raffigura, circondati dai Santi, il Cristo e la Vergine in un umano abbraccio.

Interno Santa Maria in Trastevere, Roma
Interno Santa Maria in Trastevere, Roma: In alto a destra la volta absidale con raffigurazione del Cristo e la Vergine in gloria fra i santi (foto da Wikimedia Commons)
Basilica inferiore di San Clemente: Papa Niccolò II (foto da Wikimedia Commons)
Basilica superiore di San Clemente: San Cirillo e San Metodio portano a Roma il corpo di San Clemente
Basilica superiore di San Clemente: San Cirillo e San Metodio portano a Roma il corpo di San Clemente (foto da Wikimedia Commons)



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