Cristo deriso di Annibale Carracci

Annibale Carracci

Annibale Carracci: Cristo deriso
Cristo deriso, cm. 60 x 69,5, Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Prima serie opere Carracci

 Sull’opera: “Cristo deriso” è un dipinto autografo di Annibale Carracci realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1596, misura 60 x 69,5 cm. ed è custodito nella Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Storia: L’opera fu osservata da Symonds nel 1635 quando questa si trovava esposta a Palazzo Farnese (fonte: Symond, British Museum, ms. Egerton) e comparve nell’inventario del 1653. Probabilmente passò al Palazzo del giardino di Parma e quidi alla Collezione reale di Napoli a Capodimonte. Qui fu venduta nel biennio 1798-99 ad un certo Young Ottley e trasferita in Inghilterra nel 1800. L’anno successivo fu acquistata tramite la Christie di Londra dal conte Fitzwilliam. Dal 1952 si trova nella Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Alcuni critici di rilievo che hanno citato il dipinto:  Symond, Bellori, Malvasia, Cavalli.

Riguardo l’autografia: L’opera è certamente quella di cui parla il Bellori nel 1672: “Christo coronato di spine beffato da gli Hebrei, dipinto al Cardinale Farnese”. Il Malvasia (1678) è pienamente d’accordo sulle affermazioni del Bellori, anche su quelle relative all’ubicazione del “Cristo”  alla testa del catafalco del Carracci nel giorno del suo funerale. A conferma dell’autografia, il Cavalli nel 1958 cita due stampe, una (senza  il persecutore dietro il Cristo sofferente) incisa da S. Vaiani con la scritta “Anibal Carac. Invenctor”, l’altra realizzata da F. Andriot con l’iscrizione “Anibal Carrachius Inven. et Pinx. in palatio pharnesio” a cui segue la firma “F. Andriot Sculp.”

Ipotesi di attribuzione: unanime

Ipotesi di cronologia: Il Cavalli (1958) rilevando “‘nella calcolata calibratura delle forme nel breve spazio ( …. ) quella intelligente interpretazione dei moduli classici propria del tempo romano di Annibale”, assegna una datazione posteriore agli affreschi del Camerino Farnese (triennio 1595-97) ma antecedente o prossima a quella dei lavori per la decorazione della stessa Galleria Farnese. Mahon (1957) ipotizza la realizzazione del dipinto intorno al 1596 e Posner (1971) è pienamente d’accordo con esso e mette in evidenza anche il marcato influsso neoveneto.

Ascendenze: pittura veneta.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *