Ritratto di Emile Zola di Edouard Manet

Édouard Manet

Edouard Manet: Ritratto di Emile Zola
Emile Zola, 1867-68 olio su tela cm. 190 x 110, Museo d’Orsay, Parigi.

Altra serie di opere di Manet

Sull’opera: “Emile Zola” è un dipinto autografo di Édouard Manet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1867 – 1868 , misura 190 x 110 cm. ed è custodito nel Museo d’Orsay a Parigi.

Émile Zola (Parigi, 1840 – Parigi, 1902) era un noto giornalista e scrittore, considerato il creatore del pensiero naturalista. Scriveva spesso articoli a favore di Manet il quale, in segno di gratitudine, volle realizzargli un ritratto. A cavallo degli anni 1868 – 1869 Emile Zola andò per otto  volte nell’atelier del pittore per posare.

 Richardson fece notare, a proposito dell’opera, che l’importanza della coerenza stilistica veniva scemata per la caratterizzazione dell’immagine, sottolineando anche che Manet ne era consapevole. Ma la figura, nel suo insieme, appare priva di modellato mettendo in evidenza molte zone piatte dove il colore risulta fin troppo omogeneo, mentre le ombre riportate sono pressoché assenti. Sulla parete appaiono le illustrazioni dell'”Olimpia”, di una stampa giapponese e parte di un’incisione del Goya sui “Beoni” di Velázquez.

Thoré-Bùrger scrisse su “IB” nel 1868: “On ne l’a pas trouvé trop inconvenant, ni trop excentrique. On a consideré que les livres, surtout un livre a gravures grand ouvert, et d’autres objets encombrant la table ou accrochés au lambris, étaient d’une réalité étonnante. Mais le mérite principal du portrait de M. Zola, comme des au-tres oeuvres d’Edouard Manet. c’est la lumière qui circule dans cet intérieur et qui distribue par-tout le modelé et le relief.

P. Mantz scriveva su”ILL” nel 1868): “M. Manet réussit assez bien dans les su-jets de nature morte; portraitis-te, il est moins heureux. Dans le portrait de M. Emile Zola, l’intére! principal appartient non au personnage, mais a certains dessins japonais dont les murailles sont couvertes. La téle est indifferente et vague, et quant a ces noirs que M. Manet fait profession d’aimer, ils sont louches et sans audace”.




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