Pittore Enrico Albrici

Albricci (o Albrici) Enrico (1714 – 1773)

Scena di mercato e arringa del ciarlatano
Sopra, un’opera dell’artista: “Scena di mercato e arringa del ciarlatano” dimensioni 70 x 78.5 cm, proprietà privata
Biografia

Nascita: Vilminore di Sclave, 19/11/1714.

Morte: Bergamo, 1773.

La sua pittura: pittura ad olio, l’affresco, l’incisione, il disegno, con vedute, ritratti, ambiente interno, costume e tradizioni, caricature, decorazioni, paesaggistica (molte marine), animali, architettura.

Enrico Albrici (Albicci o Alberici ma anche Albrizzi) nacque in Vilminore di Scalve da Maffeo Albrici e Margherita. Data la sua spiccata predisposizione per l’arte venne avviato, sin da piccolo, a questa attività nella bottega del pittore di Casal Monferrato Ferdinando Cairo. L’apprendistato, che lasciò un segno indelebile nel suo modo di dipingere,  durò circa tre anni (si pensa dal 1730 al 1733).

Nel 1741, a 27 anni, sposò Magdalena, sua coetanea e figlia di Cristoforo Albrici, da cui ebbe quattro figli: Giacomo Maria, Giovanni (noto fisico matematico, nonché abate), Michele Angelo e una bimba morta subito dopo la nascita.

Negli anni Sessanta il pittore incominciò i cicli delle bambocciate, che lo portarono alla notorietà con consistenti vantaggi economici, ma nello stesso tempo fu sottoposto ad un forte stress lavorativo. Questo faceva sì che spesso il pittore sfociava in periodi di forte euforia interrompendo l’attività artistica per dedicarsi al divertimento [Nelle Vite del Tassi si può leggere “ogni due o tre anni per la troppa applicazione direi quasi impazziva, e in tale tempo diveniva prodigo, e spendeva quanto di denaro si ritrovava, in divertirsi mangiando e sonando, e trastullandosi, chiacchierando con un ciarlatano, con la testa piena di idee signorili e grandiose a segno che diceva di volere in Vilminore presso sua casa fare un teatro per commedie, ed opere in musica, per divertire que’ rozzi villani: ma mancandogli poi il denaro cadde giusta il suo solito in malinconia, dalla quale dopo alcuni giorni riavutosi, tornò a dipingere” Tassi, op. cit., p. 110-114 ].

Nonostante tutto Enrico fu assai apprezzato dalla critica coeva, da moltissimi collezionisti e dagli stessi pittori del suo ambiente lavorativo: a Brescia con temi a sfondo sacro ed a Bergamo con le bambocciate, lavori che più tardi raggiunsero Milano e a Torino.

Tuttavia il suo modo di dipingere, sviluppatosi in parte da autodidatta, ebbe pochissimi sviluppi mancando di creatività (soprattutto nei temi religiosi) come si evidenzia nelle sue ultime opere, realizzate per la parrocchia di Zogno, dove appaiono molte analogie con i suoi primi lavori.

Morì a Bergamo, all’età di 59 anni, in seguito a complicanze derivate da una polmonite. Fu sepolto più tardi nella chiesa di Sant’Andrea.

Bibliografia:

  • Maria Adelaide Baroncelli, I pittori bergamaschi dal XII al XIX secolo, il Settecento III (in italiano), Bolis, anno 1990, Bergamo.

  • Francesco Maria Tassi, Vite de’ pittori, scultori e architetti bergamaschi (in lingua italiana), 1anno 969, Labor.




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