Pittrice Evangelina Alciati

Evangelina Alciati (Torino 21 agosto 1883 – Torino 2 gennaio 1959).

Evangelina Alciati. Donne alla madia
Sopra, un’opera dell’artista: Donne alla madia (1922). Olio su tela cm. 54,5 x 43. Collezione eredi Alciati.
L’opera raffigurata è stata inserita al solo scopo didattico e risulta a bassissima risoluzione.

Biografia:

I genitori di Evangelina erano Francesco Alciati (ingegnere) e Caterina Silvia Aschieri.

Essa ricevette un’ottima formazione dalla scuola femminile «Domenico Berti».

Nella città natale la pittrice frequentò l’Accademia Albertina sotto la guida Giacomo Grosso (Cambiano, 23 maggio 1860 – Torino, 14 gennaio 1938).

Sempre alla stessa Accademia conobbe il suo futuro coniuge, Pietro Anacleto Boccalatte, dalla cui unione nacque Gabriele.

Tra il 1903 ed il 1906 Evangelina si trovava a Parigi in quel mondo in pieno stravolgimento che influenzò profondamente la sua carriera artistica artistica.

In “La Donna” del 20 luglio 1912 Enrica Grasso scrisse: “Evangelina Alciati è per me una rivelazione, deve aver esposto poco, per la bella ragione che è assai giovane: non so se a Roma, nell’anno scorso, per la prima volta. So però, che qui ella si fa ammirare veramente nei suoi ritratti robustamente eseguiti: un po’ tristi, se si vuole, per nulla composti sulla falsariga inglese, come piace ora ai giovani pittori , e anche a quelli non più giovani, ma ritratti personali, che additano nella loro autrice una sicurezza capace di far molto cammino senza esitare. Essi non hanno nulla d’incerto, che è nell’arte dei giovani, vi si scorge invece un carattere deciso e fermo. Si direbbe che i soggetti siano stati scelti dall’autrice a bella posta, con quei volti e con quegli abiti così volutamente lontani dalle frivolezze della moda: una bimba senza riccioli, senza nastri, con un’ampia veste di raso pesante; due dame, di cui una seduta in compostezza grave, quasi monacale, fra i lenti e lunghi drappeggi della sua veste di seta nera, il petto adorno di trine antiche, ricordante certi ritratti femminili del cinquecento, e l’altra ritta, con un gesto più civettuolo, in una veste di broccato a fiorami, anch’essa allontanata dalla consueta mondanità femminile, con grazie personali meglio che acquistate dal sarto più in voga, o prese a prestito alla posa delle dive teatrali. In questi ritratti, l’Alciati si mostra davvero acuta investigatrice di anime”.

La scrittrice Carola Prosperi la descrisse con le seguenti parole: “…conobbi Evangelina Alciati alla Scuola Femminile Domenico Berti, dove si studiava per diventare maestre … Era piccola di statura e graziosa, ma non fragile, sebbene avesse mani e piedi piccolissimi… Aveva i capelli fini come seta, di un castano bruno, molto lisci, e una ciocca le cadeva sempre sulla fronte… Portava la gonna e la camicetta come tutte noi, ma metteva spesso sotto il colletto la cravatta alla Vallière, come portavano allora gli allievi pittori, quelli che chiamavano bohémien”.




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