Pittore Allori Cristofano

(Firenze, 17 ottobre 1577 – Firenze, 1 aprile 1621)

Giuditta con la testa di Oloferne
Un’opera dell’artista: Giuditta con la testa di Oloferne, 1612, olio su tela, 139 x 116 cm., Galleria Palatina, Firenze

Biografia

Cristofano Allori nacque a Firenze il 17 ottobre 1577 e morì nella stessa città il 1° aprile 1621.

Suo padre era il celebre Alessandro Allori e sua madre si chiamava Maria.

La prima formazione artistica la ricevette dal padre, che a sua volta l’aveva svolta presso la bottega del Bronzino (Monticelli di Firenze, 17 novembre 1503 – Firenze, 23 novembre 1572), da cui ne derivò l’appellativo per entrambi gli Allori.

Dopo la morte del Bronzino e del Vasari, Cristofano rimase senza rivali alla sua altezza diventando uno dei più apprezzati pittori di Firenze.

 Fu così che riuscì ad avere importanti committenze in città (ed a corte), tanto che a 23 anni poneva la prima firma sull’importante “Ritratto del conte Ugo di Toscana”.

Cristofano, il cui disegno sciolto e fluido, era praticamente la continuazione del padre, si dedicò soprattutto alla riproduzione delle opere di Raffaello Sanzio (Urbino, 28 marzo o 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520) e di Fra’ Bartolomeo (Savignano di Prato, 28 marzo 1472 – Firenze, 6 ottobre 1517), nonché allo studio – soprattutto nella ritrattistica – dello stile del Bronzino e di Jacopo Ligozzi (Verona, 1547 – Firenze, 1627): un esempio è il ritratto di “Francesco e Caterina de’ Medici”,  realizzato nel 1596.

L’artista ricercava sempre un linguaggio più ampio, e quindi, aperto ad altri orizzonti: guardava con interesse alla pittura di Santi di Tito (Borgo San Sepolcro, 6 ottobre 1536 – Firenze, 23 luglio 1603) e del Cigoli (Cigoli di San Miniato, 21 settembre 1559 – Roma, 8 giugno 1613) tanto che, più tardi, allontanandosi dagli schemi paterni, si indirizzò verso un manierismo più radicale, mostrandosi insoddisfatto anche della maniera michelangiolesca: «era solito rispondere a chi gliene parlava, che suo padre nell’arte della pittura era eretico» [F. Baldinucci, in “Notizie de’ professori del disegno da Cimabue in qua”, X, p. 262].

Si avvicinò quindi allo stile di Gregorio Pagani (1558-1605) frequentandone la bottega. Questi era uno dei principali esponenti della scuola fiorentina del tardo manierismo, che fondeva il vivace cromatismo veneziano con il tipico disegno fiorentino. Il “Beato Manetto che risana uno storpio muto” è la prima sua opera da considerare con uno stile completamente affrancato dal quello del padre.

La sua produzione si scosta da quella di Alessandro per la stretta fedeltà alla natura e, soprattutto, per il delicato e soffice cromatismo e la perfetta struttura compositiva.

La sua maestria è testimoniata dal fatto che varie riproduzioni di opere del Correggio appaiono come realizzate dallo stesso Allegri.

Il suo estremo perfezionismo gli tolse tempo e, quindi, limitò in numero la sua produzione artistica.

Alcuni suoi dipinti sono custoditi in gallerie istituzionali a Firenze ed il suo capolavoro rimane la “Giuditta con la testa di Oloferne”, che esiste in tre in tre versioni diverse: una a Palazzo Pitti, una in una collezione privata ad Arenzano (Genova) ed una nella Queen’s Gallery di Londra.




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