“Color field painting”, o “Pittura color field”

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Il movimento puramente pittorico “Color field painting”, o “Pittura color field” (dall’inglese, per l’appunto, pittura a campi di colore) è caratterizzato dall’impiego di tele di canapa di grandi dimensioni su cui vengono stesi ampi spazi invariati di colore.

Il movimento rifiuta qualsiasi fattore relativo a forma, segno e materia, orientandosi esclusivamente sugli effetti derivati dagli accostamenti dei vari campi di colore, talvolta dalle stesse gamme di un solo colore. La definizione che lo rappresenta fu coniata da Clement Greenberg, il critico d’arte che la impiegò per la prima volta fin dal 1955.

Le opere dei pittori appartenenti al Color field sono certamente collegate al Suprematismo e, in parte, all’Espressionismo astratto. Il Color field può ricondurre al suprematista russo Kazimir Severinovič Malevič, la cui poetica era esprimersi attraverso la purezza dei colori e l’impiego di forme geometriche elementari, ma assume accezioni diverse a seconda delle nazioni in cui esso viene rappresentato. Per tal motivo non può essere considerato come una vera e propria corrente artistica. Tuttavia può essere diviso in due grandi tendenze: una ove si tende ad impiegare contrasti cromatici tra grandi zone, il cui più alto esponente è Mark Rothko, che caratterizzava le proprie opere con fasce di pochissimi colori contrastanti (generalmente due o tre), rappresentate come masse gassose. L’altra tendenza viene invece riferita alla ricerca monocromatica, cioè allo studio sulla variazione tonale di un solo colore, sostenuta dall’artista Yves Klein, grande amante del blu su cui approfondì i propri studi brevettandone anche una ricercata gamma tonale, oggi chiamata blu Klein [Arthur C. Danto, L’abuso della bellezza. Da Kant alla Brillo Box, Milano, Postmedia Books, 2008, traduzione dell’edizione inglese del 1992].

Anche in Italia alcuni artisti (fra cui Piero Manzoni e gli spazialisti Enrico Castellani e Lucio Fontana) aderirono al Color field, approfondendone il tema fino al raggiungimento della completa assenza del colore (Piero Manzoni) con le cosiddette Achrome [Italics arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008].

Sotto vengono elencati alcuni tra i più grandi esponenti del Color field:

Yves Klein, Morris Louis, Helen Frankenthaler, Jules Olitski, Kenneth Noland, Mark Rothko, Barnett Newman, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Piero Manzoni, Lucio Fontana.




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