Pittore Camille Corot

(Parigi, 26 luglio 1796 – Ville-d’Avray, 22 febbraio 1875) 

Ponte di Narni, anno 1825.
Ponte di Narni, anno 1825.

Corot è stato uno dei massimi esponenti del realismo francese e certamente il pittore ottocentesco che più di ogni altro ha influenzato gli artisti del suo periodo e di quello a venire, compresi gli impressionisti come Monet o Renoir, grazie alle sue ricerche ed al suo grande amore per la pittura “en plen-air”, sottolineando l’impiego del chiaroscuro nell’enfatizzazione di inimitabili effetti luministici.

Il momento storico

Quai des paquis a Ginevra, anno 1869.
Quai des paquis a Ginevra, anno 1869.

Non era mai successo che l’Inghilterra riuscisse ad influenzare il campo della pittura europea. Nella prima metà dell’Ottocento però assistiamo ad un netto cambio di direzione del flusso di cultura artistica, che passa da oltre Manica alla Francia.

La pittura inglese è assorbita dall’arte francese dell’Ottocento, nelle tematiche paesaggistiche di grandi artisti romantici; uno tra questi è Delacroix che ebbe modo di ammirare le opere di Constable in mostra al Salon nel 1824, come pure le tele degli allievi della Scuola di Barbizon.

Si nota chiaramente in queste opere un chiaro linguaggio, come colonna portante, che tende a prendere in alcuni casi, altre direzioni avvicinando Constable a Delacroix ed agli impressionisti Renoir, Pissarro e Monet, o persino a Géricault, il cui viaggio in Inghilterra, intorno al 1820, divenne un pozzo interminabile d’ispirazione in un linguaggio di stampo fortemente realistico.

Il linguaggio artistico di Corot

La pittura di Corot

Mulino a vento a Montmartre
Mulino a vento a Montmartre

Camille Corot (1796-1875)  è considerato un genio della paesaggistica, della raffigurazione del cielo, dei vari piani dell’atmosfera e di tutto ciò che è creazione della natura: i suoi insegnamenti verranno assorbiti dai promotori del movimento impressionistico francese.

La luminosità delle suo opere, che supera ogni immaginazione, si manifesta nei suoi chiaroscuri le cui gradazioni, al contempo, ne esaltano i rapporti plastici.

autoritratto di Corot
Autoritratto

Alcune sue opere, che egli stesso considera “bozzetti incompiuti”, vengono introdotte nelle rassegne ufficiali come dei veri capolavori d’arte, valide e portate a compimento.

Baudelaire difenderà il linguaggio paesaggistico di Corot, aggredito anche da molti critici di Storia dell’arte al Salon del 1845, mettendo in chiaro la differenza tra le parole “finito” ed “incompiuto”, asserendo che un quadro “finito” è un dipinto studiato e completo di tutti i particolari, mentre la parola “incompiuto” è un’opera d’arte vera e propria, anche se appena abbozzata: un’opera nata incompiuta deve rimanere tale per non essere uccisa dal particolare.

Il battesimo di Cristo
Il battesimo di Cristo

In Italia, dove soggiorna per la sua formazione artistica, tra il 1825 e il 1828, Corot avvalora, con piccoli bozzetti, la verità paesaggistica romana e delle zone esterne della città eterna, con l’intenzione di rielaborarle, in seguito, su tela.

L’artista ha una forza di espressione tale che, tradotta in pittura, diventa naturalezza e semplicità. Egli seleziona i dati della natura ponendosi nell’alveo della tradizione di Claude Lorrain: le sue donne bretoni si presentano con aspetto mitologico, i suoi paesaggi si manifesteranno come zone ideali senza passato né presente, frequentati da ninfe, pastori ed essenza divina.

Cenni biografici

Camille Corot, di famiglia benestante, iniziò lo studio della pittura con due paesaggisti dichiaratamente classicheggianti: prima con Achille Etna Michallon (Parigi, 1796 – Parigi, 1822), poi con Jean-Victor Bertin (Parigi, 1767 – Parigi, 1842), entrambi legati alle raffigurazioni a sfondo storico. Nello stesso tempo si dedicava allo studio dal vivo nella foresta di Fontainebleau.

L’artista viaggiò anche nel nostro Paese (primi soggiorni tra il 1825-28), dove incontrò Theodore Caruelle d’Aligny (Saint-Aubin-des-Chaumes, 1798 – Lione, 1871), paesista fedelissimo alla pittura accademica di tendenze solitamente elegiache che, insieme alle bellezze delle campagne romane, dette una svolta decisiva alla formazione del pittore in esame, le cui tele ricevevano le dense pennellate che amplificavano l’immediatezza della percezione luministica, raggiungendo la massima nitidezza, un’equilibrata distribuzione delle masse e delle loro gradazioni cromatiche.

La stessa ed acuta ricerca la ritroviamo nelle forme contenute nelle sue composizioni ritrattistiche, uno studio intimo e non ufficiale che dalla raffigurazione dei contadini delle campagne romane si estende alle esperienze dell'”Atelier” e de “La polacca“, entrambe custodite al Louvre.

Insieme al rinnovamento della pittura Corot mantenne di fatto i canoni classicheggianti, che impiegava chiaramente nelle sue rielaborazioni, soprattutto quelle destinate al pubblico (si confronti lo studio de “Il ponte di Narni” (1825, attualmente al Louvre) e il “dipinto finito del Ponte di Narni” realizzato nel 1826 per il Salon del 1827 (oggi alla National Gallery of Canada di Ottawa).

La sua continua ricerca lo portò ad intraprendere numerosi viaggi alla conquista di una limpida liricità e una vigorosa verità nella rappresentazione di motivi pittorici: ritornò, nel 1834 e nel 1843, in Italia, raggiunse l’Olanda e l’Inghilterra e si spostò nelle varie regioni francesi.

L’artista morì a Ville-d’Avray il 22 febbraio 1875  ed è stato sepolto a Parigi nel cimitero di Père Lachaise.




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