Il Correggio (Antonio Allegri)

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Biografia e vita artistica di Correggio

Correggio: Il riposo durante la fuga in Egitto
Correggio: Il riposo durante la fuga in Egitto

Il Correggio nasce a Correggio (Reggio nell’Emilia) nel 1494 e ivi more nel 1534.

È considerato uno fra i maggiori pittori italiani del Cinquecento, degno di essere avvicinato a Raffaello Sanzio, Tiziano Vecellio ed a Leonardo da Vinci.

Le sue opere giovanili risentono in modo particolare l’influenza del Mantegna, che con la sua pittura sta primeggiando in questo periodo su tutto il territorio mantovano.

Più tardi trae ispirazione dalla tecnica e dalla maniera di Leonardo da Vinci, che riesce perfettamente ad emulare sia negli accostamenti  dei colori che nei chiaroscuri e negli sfumati. Il Correggio tocca la vetta più alta della sua creatività pittorica nel periodo della sua permanenza a Parma, città che attualmente ha il vanto di custodire le sue opere più significative. Tra i suoi grandi capolavori si ricordano i famosi affreschi realizzati nella cupola di S. Giovanni Evangelista e nella cupola del Duomo parmense. In entrambe le cupole egli è il primo a rappresentare, nelle difficoltà  di azione delle volte, il fascino degli sfondi e l’arte degli scorci, con l’animazione di figure sospese nel vuoto nei più svariati atteggiamenti e posizioni.

Correggio: Nozze mistiche di Santa Caterina
Nozze mistiche di Santa Caterina con San Sebastiano, 105 x 102 Louvre

Nelle numerosissime opere di questo insigne artista, si rileva il suo caratteristico gusto nel tratto, un eccellente modo di comporre, e un’eleganza ineffabile in alcune sue figure di rilievo. Inoltre, nei suoi dipinti regna il vigore di un cromatismo che ha la forza di produrre un’intensa armonia.

 I lavori dai quali si evidenziano di più queste pregiate peculiarità, oltre la Danae della Galleria Borghese, sono: lo Sposalizio di S. Caterina al Louvre, la Leda del Museo di Berlino, la Madonna di S. Girolamo e la Madonna della Scodella nella Galleria di Parma. Un suo importante capolavoro è la Natività di G. C. custodito nella Galleria di Dresda.

Correggio: Leda
Leda, cm 152 x 191 Berlino Staatliche Museum

Il Correggio, in un certo periodo della sua attività artistica, arriva ad abolire i limiti spaziali, ad abbattere il convenzionalismo formale con antitesi cromatiche di complesse armonie a svariati profili con un disinvolto slancio di ardore. Riesce in questa impresa arrivando ad un’inedita visione dell’empireo, a differenza dei pittori stilizzati operanti nel Medioevo: la sua pittura anticipa lo spettacolare stile barocco. Pur tuttavia, il Correggio rimane un uomo appartenente al proprio periodo, anche se, in seguito, si stacca dalla pittura che lo ha ispirato, quella cioè del Mantegna, Raffaello, Michelangelo e Leonardo.

Frammenti:

Pittori romagnoli del medio Rinascimento

(fonti delle ricerche: “L’arte italiana” di Mario Salmi)

  • Intorno al Correggio troviamo artisti come Pomponio Allegri (suo figlio), Michelangelo Anselmi, Francesco Maria Rondani e Girolamo Bedoni-Mazzola detto il Parmigianino (quest’ultimo appartiene però al tardo Rinascimento di cui si parlerà più avanti).

  • Francesco e Bernardo Zaganelli da Cotignola sono artisti che operano nella Romagna in questo periodo, ma la loro pittura, pur avendo talvolta qualche accento medio-rinascimentale, appartiene di fatto a quella del Quattrocento. Anche alcune caduche forme di pittura franciana o raffaellesca di artisti come Girolamo Marchesi (anch’esso di Cotignola), Innocenzo da Imola, Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnacavallo, non può essere avvicinata a quella del loro periodo.

  • Dosso Dossi: Giove, pittore di farfalle
    Dosso Dossi: Giove, pittore di farfalle

    Ferrara, che si è distinta da molti altri centri nel periodo quattrocentesco, continua la sua gloria, e la sua scuola, seppur affievolita rispetto al periodo della grande triade, continua a creare grandi personalità tra le quali spicca quella di Giovanni Luteri (1479-1542), meglio conosciuto come Dosso Dossi. La sua formazione è di stampo tizianesco e giorgionesco ed è ricca di fantastica creatività che gli dà modo di realizzare paesaggi fiabeschi ed evocazioni da incanto, riprendendo le fortunate tematiche di certi grandi ferraresi del Quattrocento, i quali a loro volta si ispirarono alle tradizioni gotiche. Egli conosce l’Ariosto e, in un certo periodo, opera con esso presso la corte del duca Alfonso I D’Este. Non a caso il meraviglioso “Idillio campestre” (New York, Museo Metropolitano) allude alle sonanti scene cavalleresche del grande poeta-scrittore-drammaturgo. In età matura le tendenze verso i due grandi maestri vengono arricchite con un cromatismo più acceso e fastoso, integrate da accenti luministici. Il Dossi è anche un abile frescante (affreschi nel Castello di Trento). Le sue opere più significative, cioè la “Circe” (Galleria Borghese, Roma) e il “Battista” (Pitti, Firenze), ricche di luminosità, scintillii e grandi effetti di chiaroscuro, appartengono però alla pittura cosiddetta “da cavalletto”. Dalle sue ultime opere emerge un forte sentimento per il grande Raffaello (che ebbe modo di conoscere tempo prima), visibile nelle pale d’altare dove prevale una nuova costruttiva e talvolta artificiosa monumentalità, alla quale si aggiungono mirabili effetti plastici (Pala della Galleria di Ferrara e il “San Michele a Dresda).

  • Battista Luteri (morto nel 1548) porta avanti, in un certo senso, la tradizione di suo fratello (Dosso Dossi) ma con toni assai minori ed avvicinandosi di più a Raffaello. I suoi paesaggi risentono molto gli influssi della pittura fiamminga.

  • Sempre a Ferrara è attivo Giovan Battista Benvenuti detto l’Ortolano, che subisce gli influssi degli accesi cromatismi dossiani, ma sopra un disegno carico di formalismo che si presenta arcaizzante (“Deposizione”, nella Galleria Borghese a Roma).

  • Ludovico Mazzolino, integra la sua formazione derivata dal Cossa e dal de’ Roberti, con l’accesa coloristica del Dosso e con un aspro formalismo che si richiama ai tedeschi ed ai fiamminghi del suo periodo. Di questo pittore spicca la “Madonna col Bambino” (Galleria Sabauda di Torino).

  • Tisi Benvenuto Garofalo: Madonna con il Bambino Gesù dormiente
    Tisi Benvenuto Garofalo: Madonna con il Bambino Gesù dormiente

    Benvenuto Tisi (1481-1559) detto il Garofalo, benché appartenente a quella schiera di pittori carichi di echi quattrocenteschi, è considerato ma non universalmente, il pittore più famoso dell’ambiente ferrarese di questo periodo. Il Tisi è influenzato, appunto, dai pittori quattrocenteschi attraverso il Panetti ed il Boccaccino. La sua celebrità si consolida quando passa alla pittura di stampo cinquecentesco (decorazione delle volte a Palazzo di Ludovico il Moro – Palazzo Costabili – a Ferrara). Si intravedono nella pittura del Garofalo alcuni accenti coloristici del Dosso che vengono spesso superati per il prevalere dell’amore verso la maniera raffaellesca. La struttura cromatica delle sue opere risulta essere alquanto varia toccando talvolta la monotonia ed altre volte la ricchezza di gradevoli effetti luministici. Piacevoli sono i piccoli dipinti sparsi nelle varie Gallerie del mondo. Oltre alle opere di piccola dimensione, il Garofalo realizza grandi pale d’altare ma di modico valore artistico rispetto a quelle che ornano le varie chiese ferraresi.

  • Girolamo Carpi (1501-1556), allievo del Garofalo, è un pittore ferrarese ed appartiene all’omonimo gruppo. La sua pittura è carica di accenti dossiani e quindi di accesi cromatismi ed effetti luministici, ai quali si aggiunge un marcato eclettismo.

  • Venendo alla conclusione, risulta abbastanza evidente che l’arte dell’Italia settentrionale viene pienamente influenzata da quella delle regioni centrali attraverso i grandi artisti come Raffaello, Giulio Romano ed altri.




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