Dripping art – Action painting

Questo è un linguaggio artistico degli anni 50 che si sviluppa soprattutto negli Stati Uniti d’America.

L’opera rappresenta la gestualità con cui l’artista l’ha creata. Il dipinto può essere realizzato con gesti violenti, delicati o con qualsiasi altro tipo di movimento atto a gettare colore sulla tela.

In questa operazione di gestualità si crea l’opera che parla di se stessa, della sua specifica creazione e del modo in cui è stata creata.

I pittori gestuali più rappresentativi sono Jackson Pollock, Franz Kline, Sam Francis, Willem e De Kooning. Il primo stende la tela sul pavimento e poi ci schizza sopra il colore, il secondo usa il pennello da imbianchino, il terzo ricorre alle colature di vernice, l’ultimo  invece, oltre alla gestualità, imprime alla tela caratteristiche espressioniste giungendo talvolta al grottesco. Anche in Italia abbiamo due notevoli personalità dell’Arte gestuale, cioè Emilio Vedova e Mattia Moren.

Viene definita “action painting” (in italiano pittura gestuale oppure tradotto alla lettera pittura d’azione), una pittura libera da qualunque schema, da qualsiasi forma o modello precostituito, immediata nella sua esecuzione, spontanea, nella realizzazione della quale prende parte qualsiasi organo del corpo, come braccia, gambe, piedi, naso, gomiti, ecc. Il colore può essere steso anche con un pennello esageratamente sproporzionato, essere schizzato con un qualsiasi mezzo sulla tela o addirittura sbattuto violentemente contro di essa. Per questo genere di pittura è necessario tenere la tela in posizione orizzontale, ma si può anche metterla in verticale ed in posizione dinamica, cioè di movimento. Tutto è dato al caso, anche la scelta del colore.

Canestro
Stefano Busonero: Canestro

L’immagine che ne consegue è spesso caotica, un miscuglio informale ed assurdo di macchie di colore, tratti che si intersecano senza nessun ordine, il tutto generato dalla gestualità carezzevole o violenta dell’autore, in funzione del proprio stato d’animo. L’azione automatica, derivata dagli stati d’animo dell’artista, genera sulla tela un’opera con un linguaggio espressivo carico di un soggettivismo portato all’esagerazione. La tela, non soltanto è il mezzo, ma diventa anche il tramite tra la materia e lo stato d’animo residente nel profondo dell’artista. Pollok ammette che mentre dipinge non ha la benché minima percezione di ciò che sarà la sua opera e, soltanto dopo, si rende conto di quello che ha concepito.

Riassumendo: L’action painting è un modo diretto di esprimere uno stato d’animo, una violenta cascata di sensazioni cariche di energia vitale, un’esplosione violenta di una pulsione interna che non ha nulla di pianificato, che segue in modo incontrollabile gli impulsi provenienti dal profondo dell’animo, con forti richiami all’Espressionismo, al Tachisme ed al Dadaismo.




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *